Carl Gustav Jung sostiene che la vita umana è costituita da due fasi: la prima metà sarebbe la fase della crescita materiale e della personale realizzazione nella società, la seconda invece dedicata alla propria crescita spirituale; il tutto ha una sua logica e pertanto accettabile. Uomo e donna vivono la stessa esperienza: prima, di crescere e occupare il proprio spazio grazie alle energie della giovinezza, e poi dedicarsi all'approfondimento dell'esperienza, ovvero alla mente e all'anima. Ma l'iter compiuto non è sempre così lineare, e il bilancio soddisfacente. Ammesso e non concesso che noi siamo consapevoli di quanto ci capita, ci accorgeremo che dobbiamo accettare, obtorto collo, quanto è stato disposto da altri. Scopriremo le infinite variabili che intervengono nella vita a sovvertire progetti e deludere aspettative, e dunque accettare i nostri limiti, che cioè poco o nulla è in nostro potere. Del resto cosa ha voluto dire il nostro Dante con l'incipit della sua Divina Commedia "Nel mezzo del cammin di nostra vita"? Forse intende che, smarriti nella foresta, cerchiamo di uscirne per guadagnare luce e libertà?
Modena, 6/2/2026