"Il tempo è ladro della mia giovinezza, la primavera verrà senza di te, l'estate verrà senza di te..."la poesia ha un seguito che però non ricordo. Che ci azzecca questo con quanto occupa la mente in questi giorni? Non lo so, ma sembra che tutto congiuri perché io non capisca...Allora ne approfitto per scrivere della mia "gita" domenicale. Dopo quella a Bologna, sono alcune settimane, ho deciso di recarmi a Parma. L'impegno lavorativo di tanti anni mi ha condotto in gran parte d'Italia, ma quando si lavora non si ha, o si crede di non avere tempo e spazio per il turismo. Pertanto raggiungo Parma, diretto alla PILOTTA, ora maggiore centro museale della città. In molte occasioni ne avevo sfiorato le mura possenti che mostravano ancora segni dei bombardamenti subiti nell'ultima Guerra, e perciò pensavo fossero ruderi degni di nota e nulla più. Invece quelle mura custodiscono, come un forziere, storia, cultura e bellezza di una intera Città. Il complesso edilizio è veramente imponente: è composto di vari corpi, a loro volta separati da piazzali, camminamenti e cortili e il tutto era adibito a Uffici o depositi per la logistica, stalle e di tutto l'occorrente all'amministrazione del Ducato. Dalla Stazione FS percorro Strada Garibaldi che conduce alla Pilotta, il cui nome, per inciso, viene dall'arrivo dei Borboni in Città nel '600, quando introdussero il gioco (Basco?) della Pelota(Pilotta). Ancora oggi non mancano i prati per giocare, ma questa pratica sportiva non ha attecchito. Strada Garibaldi è molto commerciale; un suo lato è occupato da botteghe e banchi di street food affollati da avventori che si disputano i prodotti del territorio come il Culatello di Zibello. L'altro lato ospita i gazebo di commercianti francesi che offrono le loro charcuterie e boulangerie, poi esploro Piazzale della Pace dove sono un grande bassorilievo bronzeo dedicato a Verdi e il monumento ai Caduti ombreggiato da un cedro del libano ultracentenario. Eccomi all'ingresso della Pilotta con biglietto gratuito "Prima Domenica del mese". Dal vestibolo monumentale accedo al Teatro Farnese, bellissimo tutto legno, almeno due volte più grande del più famoso Teatro Olimpico del Palladio a Vicenza. Le collezioni Egizie. L'Antelami e i suoi marmi. La Parma Romana e romanica con i ritrovamenti di Veleia. Il museo Bodoni. La Biblioteca Palatina e la quadreria con le opere del Parmigianino e del Correggio.Nel grande "Salone Maria Luigia", con la statua della Duchessa scolpita da Antonio Canova, è inevitabile ricordare la fortuna dei Parmensi governati da una Sovrana illuminata come lei. Ma devo ammainare le vele e fare ritorno a Modena, poiché la bellezza ti ubriaca ma può anche perderti! Sulla via del ritorno a Modena penso ancora a Parma: la Città di Maria Luigia contava 30mila abitanti, il suo Ducato era un nulla, ossia uno dei molti staterelli di un Italia ancora disunita, ma espressione del Potere Imperiale e assolutista austriaco. Un altro mondo che la Duchessa riuscì a governare con una certa saggezza e bonomia. A proposito di bellezza, un pensiero banale e non meno vero: la contempliamo ancora di più, ed è più struggente, quando ci sfugge e si dissolve.
Modena, 2/11/2026