Ennesimo Ferragosto in solitudine. Forse, come altre volte, ho manipolato per restare solo soletto, il che è coerente con ciò che penso di ogni festività in cui tutta la scena è posticcia, se non falsa e ingannevole. Mi rifiuto di partecipare alla recita collettiva e trionfalistica; seduto al tavolino di un Bar, un signore augura a tutti Buon Ferragosto! E gli chiedo, cosa vuol dire? E lui stupito e confuso, farfuglia qualcosa. La verità è che poche cose hanno valore e perciò in grado di colmarci di serenità e pienezza: fra queste, l'amore, l'ineffabile bellezza di un corteggiamento amoroso, e non solo l'amore cantato dai poeti, ma anche quello che si fa carico dell'infelicità umana, dell'umanità che soffre e, a ben vedere, sappiamo come ne siamo circondati. I più volonterosi e generosi si prodigano, ma gli egoismi nostri e collettivi sono pressoché inattaccabili come la diorite. Mentre scrivo ascolto le note del concerto che la RAI trasmette dalle Alpi cuneesi, dove sono in migliaia all'ascolto, e vorrei essere disteso sugli stessi prati fra rifugi ospitali, mucche al pascolo o in transumanza. Ma sono a Modena in preda al sole d'Agosto! Allora vado per la via, festinante e con leggerezza, senza temere di essere investito da un automobilista distratto dalla musica o da futile conversazione. Godo della Città quasi deserta, nell'illusione che sia tutta mia, libero di scorrazzarvi.
Modena, 15/8/2026