E' un sogno articolato in più fasi. Mi trovo in una Bologna con vie tortuose e saliscendi, attraverso piazze ampie limitate da sontuosi palazzi, e dove spicca la facciata gotica di una grande Cattedrale. Poi entro nelle viuzze del quartiere medioevale in cui tutto è precario, le antiche botteghe deserte, senza echi di incudini e mantici all'opera. Quindi l'infinita teoria di portici conduce in terreni impervi a ridosso di muri diroccati che muoiono alle pendici di colli occupati da casupole fatiscenti. Un corteo di Cittadini cenciosi in fuga, dirige ai colli a cercare salvezza e, in prossimità della meta, una schiera di fanciulle ornate di serti fioriti e vesti candide li accoglie festanti. Partecipo anche io della felicità diffusa, ma il sogno finisce all'alba che sorge.
La mia attività onirica è sovrabbondante di angoscia e gioia in pari misura, e perciò sono fortunato; non mi occupo dell'interpretazione dei sogni, che considero semplicemente vita parallela di quella vissuta consapevolmente. Ma come il Saggio mi sorge il dubbio: la vita vera è nel sogno o nella realtà?
Modena, 26/7/2026