Esco dalla Pasticceria e incrocio subito il solito grande tabellone con i "morti di giornata": non vedo ancora il mio nome, ma noto che i "de cuius" sono molto anziani. Penso ormai al pranzo famigliare organizzato ieri in un locale molto alla buona, locale dimesso frequentato da anziani in una atmosfera picaresca, dove si passa dal piatto di tagliatelle e poi, sparecchiata la tavola, al gioco con le carte. La scena che mi si presenta rimanda al dipinto del pittore fiammingo del '600, Pieter Bruegel: nozze contadine. E' l'anziano Willy, curvo, una tovaglietta bianca fissata alla cintola, che si trascina fra i tavoli a servire i commensali, e lo fa con grande professionalità, e con la gentilezza ormai cosa rara nei luoghi pubblici, almeno qui a Modena. L'incontro conviviale ha offerto l'occasione per riflettere ancora una volta su quanto sia difficile dialogare fra noi esseri umani, anche in ambito famigliare. Vogliamo dire la nostra, si alzano i toni per sovrastare le altre voci, i più timidi (o meno prepotenti) sono ormai zittiti, e salgono in cattedra quelli delle frasi fatte, delle ovvietà e delle affermazioni apodittiche. Non resta che ritirarsi in buon ordine a osservare sgomenti quanto sia ormai degradata la comunicazione sociale privata, salvo poi scandalizzarci quando assistiamo a quella tra i personaggi pubblici. Ho anche notato, ma non è nuova, quanto sia complessa la relazione tra genitori ormai vecchi e i figli: questa si è ormai ridotta a pura espressione di potere. Un tempo, natura e costumi imponevano compiti precisi per genitori e figli, la vecchiaia era rispettata, ora essere vecchi e fragili è un rischio aggiunto a quelli legati all'età. Io sono fermo a poche, piccole regole antiche e non di moda! Infine la digestione del pranzo è stata per me piuttosto laboriosa, ma non saprei dire se dovuta al conto che mi è stato presentato o alla qualità del cibo.
Modena, 30/8/2026