Quella della pagina bianca è la sindrome conosciuta da chi scrive, o vorrebbe farlo. Capita che ti metti alla tastiera con la mente piena di pensieri che meritano attenzione, ne sei entusiasta, e poi per incanto tutto si perde nei meandri della mente, allora addio "impresa" di volere mettere insieme parole di senso compiuto; fra le varie cause del fenomeno sono le piattaforme social diventate autostrade per i corsari della tastiera, altrimenti detti "leoni da tastiera". Ma la migrazione nel serraglio social è dovuta alla generosa ospitalità: non chiede Pass di sorta, consente l'anonimato perché, lo sappiamo bene, nella oscurità puoi dire e fare ciò che vuoi. Ma la comunità ti gratifica comunque con l'appellativo onorifico di re della foresta, titolo usurpato da chi è notoriamente pigro, accidioso e nullafacente, quello che manda avanti le femmine e ne coglie i frutti della caccia. Sono troppo cattivo con il Leone? No, è la metafora dei rapporti sociali regolati dalla natura da cui non possiamo prescindere, anche perché essa, priva di morale, è ingiudicabile. Non bastano la folta criniera o il suo ruggito potente a incutere paura: anche la belva è innocente.
Modena, 10/4/2026