La Befana vien di notte con le scarpe rotte rotte le...(?) alla romana, viva viva la Befana. La strada è deserta, la gente ha paura della neve? Ma viene giù placida e innocua, e non ha l'aria di volere disturbare... le tortore sono disorientate, e tuttavia ciondolano il capino e beccano invano il selciato ghiaccio. Fiocchi candidi, batuffoli di bambagia, planano sul crine rado e canuto del viandante solitario che ricorda ben altre nevicate, quando la coltre bianca nascondeva per giorni e giorni i sentieri segreti, rifugi per i giochi di bimbi attenti ai loro pupazzi. Ecco infatti che la neve è rientrata nel suo cielo, ora di cobalto, svela un sole caldo che sprona all'azione, e mostra il caleidoscopio di mille colori di umanità varia, povera e orgogliosa della sua diversità. I giovani, adulti precoci, son presi dal loro mistero. C'é il vivai di carrozzine che nascondono neonati in sonno: una mamma, triste e dolce, precede l'uomo con il bimbo riottoso in braccio che invoca la mamma, e quante donne dai deretani monumentali quasi usciti da dipinti di Botero! Le fogge degli abiti diversificati e i colori sono infiniti: in un silenzio irreale, il sole esalta i colori dei passeggeri accalcati nel Bus. E' finita la bolgia del gioire fittizio e della felicità obbligata: temo che nascondessero amarezza e nostalgia.
Modena, 8/1/2026
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