Tutti commentano l'aggressione del 13enne di Bergamo alla Prof di francese e, come al solito, ci sono quelli che sanno o hanno capito tutto, io invece testimonio l'esperienza di bambino e adolescente degli anni 50/60. Esperienza limitata che tuttavia condivide tratti comuni alla gioventù di ogni luogo e tempo, anche in presenza di importanti trasformazioni della società. A dispetto della sicumera di molti commentatori, ricordo che i ragazzini vivono in uno stato di evoluzione-involuzione-rivoluzione continua, uno stato che negli anni 50/60 era ancora vissuto nella comunità protetta della famiglia, oggi guscio inesistente. Negli anni cruciali gli adolescenti stavano "alla finestra", in attesa che la vita si rivelasse: ascoltavano corpo e anima in tumulto, sospettavano che gli adulti custodissero segreti che un giorno avrebbero rivelato, consentendo così ai figli l'ingresso nella comunità dei "grandi". Insomma non dobbiamo credere che i giovani di oggi siano grandi e saputi anzitempo, così li vogliono il mercato, la mercatistica e il consumismo, affinché essi siano terreno fertile per le loro lusinghe.
Modena, 27/3/2026
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