Cesare Pavese per le donne ci ha lasciato la vita, forse per l'incapacità o impossibilità di riuscire ad amarle. Le donne sono infatti il richiamo assoluto per l'uomo: non ci sono mediazioni e surrogati che tengano. L'uomo che naviga il mare della vita deve essere guidato dalla luce di Trebisonda, la donna che, sicura e ritta, rappresenta l'approdo che accoglie. Pavese idealizza l'amore riconducendolo nel terreno ineffabile della poesia, mentre la donna ha i piedi ben piantati nella terra: insomma va bene la poesia, ma vuole essere amata, amata e riamata, e infatti sembra che l'epistolario tra Pavese e alcune delle sue infatuazioni amorose lo dimostrino. Peraltro mal si conciliano l'affabulazione poetica e l'amore platonico per una donna in carne e ossa che incarna maternità e vita. Ovvero posso sublimare finché voglio ciò che il desiderio suggerisce, ma è la sola unione tra donna e uomo che può placarli assicurando pienezza.
Modena, 25/6/2026
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