Non so se i miei coetanei avvertono i movimenti interiori che noto in me: ho poche occasioni di incontrane, e quando accade ci chiudiamo a riccio, magari parliamo di politica italiana o dei massimi sistemi, ma non si va mai a parare nei temi più sensibili guardanti salute, sentimenti e, tema tabù per eccellenza, la morte. Ne ho sentore perché avverto una certa stanchezza di vivere, un senso di precarietà, la percezione di un percorso già compiuto e senza nuovi traguardi da raggiungere, e perciò la prospettiva di una vita a "scartamento ridotto", troppo poco per chi ha sognato molto. Resta il tempo per il riesame critico e doloroso del proprio vissuto, peraltro consapevoli che non vi sono prove d'appello. Nasciamo con grandi curiosità e aspettative che la realtà ridimensiona, processo che non tutti riescono ad accettare.
Modena, 21/8/2026
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