Dalla raccolta
PROMESSE
Poesie e racconti brevi
di Antonio Ferrin
del 1992
IL TAFANO
Ieri sera ho notato un tafano sul muro della cucina, la sua vista mi ripugnava, e ho cercato quindi di fargli guadagnare l'aria libera ma, non riuscendovi, ho deciso di immobilizzarlo lasciandolo infine
apparentemente inanimato sul pavimento.
Infatti non era morto, perché questa mattina si trascinava faticosamente nella stanza, e allora l'ho
raccolto e gettato sul davanzale della finestra dove un piccolo ragno aveva teso un'invisibile rete nella
quale il tafano rimase subito prigioniero: l'infelice si divincolò per liberarsi, ma peggiorò la sua
situazione, e lo stesso tessitore accorse per renderne sicura la cattura.
Il grosso tafano, ormai consapevole dell'inutilità di ogni resistenza, e quindi della prossima sua fine,
era immobile e il ragno, così piccolo al suo cospetto, lo dominava e ne esplorava il corpo per
individuare il punto da cui avrebbe aspirato la linfa.
Non volendo essere testimone di questa visione terribile e vera, con un colpo di saggina ho
distrutto la tela, e il tutto ho gettato nella terra.
FIORINA
Era l'una nel pieno della notte quando l'Odilia si imbacuccò ben bene, uscì dalla stalla e si avviò sul
sentiero del Versurone. Faceva molto freddo, la neve caduta ostacolava il passo della donna che
tuttavia procedeva per raggiungere i casolari più lontani, fino alle pendici del monte.
Doveva farlo perché era morta improvvisamente Fiorina, la mucca, la loro unica mucca, e la disgrazia avrebbe avuto più gravi conseguenze economiche se subito, prima che facesse giorno, non si fosse
riusciti a venderne la carne ai contadini della valle.
Nella sfortuna infatti scattava la solidarietà dei valligiani che acquistavano come carne macellata fresca
quella che altrimenti il Veterinario comunale avrebbe fatto distruggere. Perciò, mentre l'Odilia
svegliava i paesani e li invitava a prendersi il loro pezzo di vacca, Viterbo, suo marito, era nella stalla
intento a smembrare la carcassa dell'animale, e imprecava per quello che gli toccava fare alla povera
bestia.
Tutti giunsero alla cascina prima dell'alba, quasi in processione, per scegliere la loro parte, e di Fiorina non rimasero che gli zoccoli, la coda con il ciuffo, e un mucchio di ossa pulite.
I contadini sostarono presso il camino per i soliti commenti di circostanza, il bicchiere di vino in mano per rinfrancarsi e riscaldarsi prima di fare ritorno alle loro case.
Rimasti soli, Odilia e Viterbo si abbandonarono stremati sulla vecchia ottomana, a guardarsi senza parlare.
Più tardi l'uomo si recò all'Ufficio Comunale per denunciare la macellazione del bovino, poi andò al
mercato bestiame per cercare una vitella che, disse, avrebbe chiamata Fiorina.
WALFRIDO
Walfridoo...Walfridoo..., si spolmonava l'Amerisa, ormai con la voce a pezzi; si era inoltrata nei boschi cedui del Praticciolo e dell'Acquachiara alla ricerca di Walfrido, figlio tanto amato quanto
fonte di preoccupazione. L'uomo, trentenne, soffriva di turbe mentali perché si diceva fosse "nato
con il forcipe", ma i suoi problemi psichici non erano tali da costituire pericolo per la comunità, che
infatti lo considerava un folletto benigno, e gli stessi paesani aiutavano l'Amerisa nell'accudirlo.
D'altra parte, Walfrido era veramente mite, incapace di aggressività, e le sole stramberie erano di
camminare senza posa per il paese, con lo sguardo assente e sorridente, e di vagare nei boschi alla
ricerca di ceppi nuovi su cui cacare.
Sì, proprio così, per i bisogni più importanti entrava nella selva, individuava il ceppo, magari tagliato
di fresco che l'ispirava e lì faceva il suo bisogno. Tutti sapevano di questa bizzarria e ne ridevano,
mentre sua madre ne moriva di vergogna.
Quella mattina, finalmente, l'Amerisa lo intravide accovacciato sul ceppo prescelto: il figlio era tutto
assorto, lo sguardo smarrito tra le fronde che nascondevano il cielo. Lo chiamò ancora una volta e lui,
senza tradire emozioni di sorta, si sistemò i pantaloni e la raggiunse fra i noccioli.
Era accaduto che il Sindaco, su consiglio del Medico Condotto, aveva disposto per Walfrido una visita
neurologica di controllo nel Policlinico di Modena, e perciò Arduino e Tullio, le guardie comunali, lo
aspettavano per condurvelo.
La comitiva avrebbe dovuto fare ritorno al borgo prima di sera, e il Sindaco, che aveva buone ragioni
per diffidare dei due funzionari, si era prodigato con consigli e raccomandazioni paterni.
I tre partirono alle otto del mattino con la macchina di servizio: Arduino alla guida, Tullio al suo fianco, e Walfrido sul sedile posteriore, presero la Statale dirigendo verso la pianura con un'andatura
lenta e prudente, quasi solenne, come se Arduino, consapevole del compito affidatogli, volesse
rimarcare il proprio ruolo di conduttore e capo spedizione.
Giunti alla Cascina Rossa, Tullio propose di sostarvi per riscaldarsi con la famosa grappa clandestina
di Rodolfo, le due chiacchiere e più di un bicchierino fecero volare il tempo e, ripreso il viaggio, quasi
subito Arduino decise di fermarsi alla Locanda del Cervo.
Solo per un bianco disse, e così con Tullio se ne fece un litro, mentre con gli altri avventori parlavano
di donne, e dei funghi che abbondavano nei boschi delle Polle.
Walfrido, rigorosamente astemio, osservgava paziente gli Ufficiali del Comune che centellinavano il
vino e sorrideva sempre a tutti, felice di essere fra tanta gente nuova. Poi fecero tappa alla trattoria
della Querciagrossa che era l'ora del pasto sacrosanto, e bevvero e mangiarono senza misura, il povero
Walfrido, pure nella sua confusione mentale, sembrava capire, e forse iniziò a preoccuparsi quando,
risaliti in macchina, le due guardie, stonatissime, si misero a cantare a squarciagola e Arduino pigiò
l'acceleratore affrontando le curve con stridore di gomme e freni.
Infine giunsero in pianura, e in vista della città i due, con il folletto che li seguiva docilmente, fecero
un'altra pausa all'Aquila Bianca per ingollare una buona dose di nocino per rimediare, così dissero,
alla pesantezza di stomaco che li affliggeva.
Arduino e Tullio erano ormai in un loro mondo felice, in uno stato di ebbrezza totale; era pomeriggio
inoltrato e il cielo già si incupiva quando attraversarono la città diretti al Policlinico, violando segnali
e divieti vari, provocando così l'inseguimento dei Vigili Urbani. Questi raggiunsero i montanari al
Pronto Soccorso, dove Arduino e Tullio, farfugliando e ondeggiando, si esibirono in uno spettacolo
esilarante e grottesco, e non seppero spiegare il motivo della loro calata in città.
Walfrido che era sobrio, nonostante la sua aria stranita e il sorriso stereotipato, passò per un signore
qualsiasi che era lì per caso. Ce ne volle per chiarire ogni equivoco per scongiurare il pericolo che il
folletto fosse lasciato libero e indifeso nella città, e che i due vitaioli fossero ricoverati nella Neuro.
Lassù in paese si parla e si ride ancora dell'avventura di Walfrido e dei due compari.
Arduino e Tullio hanno perso in autorità, ma nessuno lo sa o lo dice, e la vita continua come sempre.
Il Sindaco, che in pubblico deve darsi un contegno, si è sbellicato come pochi in privato, ma ha deciso
che la prossima volta Walfrido sarà accompagnato in città dai carabinieri.
Antonio Ferrin
Modena 1992
SCRIBERE
libreria di zurau
mercoledì 22 giugno 2016
lunedì 13 giugno 2016
Da "FRAMMENTI DI SOGNO" del 1986
ATTIMO RIONE MOTTA
Presagi di voluttà Il sole penetra sono gli aromi a spicchi
nell'aria lieve disegnando
il turbine di pensieri ombre informi
si dipana di case pallide
tra fronde chiassose e mute.
di queruli passeri. Logge
Sussurri di mistero di legno antico
chiamano altrove tetti di beola
echi di suoni remoti abbaini e fumaioli
vagano nella selva mostrano al sole
sono amati tenui colori.
frammenti L'azzurro denso
di sogno. si perde
fra aspri pendii
dove il borgo
A.Ferrin 1986 è incastonato
come pietra dura.
Povere vecchie case
come dimenticare
se colori di pietre
aromi di abetaie
giungono qui
a ricordare un'altra età?
A. Ferrin 1986
SULLA STRADA
Procedi verso il mare
con affanno
solchi terre verdi
di Romagna.
Cortine di colline guardano la grande via
con sguardi furtivi
cogli lampi di bellezza
l'ordine mirabile
dei vigneti
i frutteti nella piana
fieri cipressi
schierati
sui declivi
la maestosa farnia
nel campo di stoppie.
Ma non puoi sostare
corrente impetuosa
di macchine urlanti
costringe nell'asfalto
infido e fuggi
la massa che incombe.
Non ha volto
il suo mistero è sfida.
Felice viandante
d'altre stagioni!
Regolava il passo al ritmo
consueto della natura
per sentieri polverosi
viveva l'avventura
con ombre benigne
presenze umane.
A.Ferrin 1986
martedì 7 giugno 2016
I M P O S T U R A
Impostura
"l'impostura è l'anima
della vita sociale: il mondo
è una lega di birbanti contro
gli uomini da bene, e di vili
contro i generosi".
(Giacomo Leopardi)
Leopardi ha ragione? Ha torto? Per alcuni è troppo rigido, per altri il suo pessimismo viene dalla sua
esistenza infelice, o dall'essere un Poeta che sogna e idealizza bellezza e purezza, un uomo e una umanità perfetti, che tali non sono, nè potrebbero essere.
D'altra parte, tutti noi, in un soprassalto di buonismo a buon mercato, siamo disponibili ai buoni
sentimenti, o a compiere gesti edificanti, e mai sottoscriveremmo l'affermazione del filosofo antico, secondo il quale "l'uomo è fatto di fango e sterco".
Invece le scienze umane, tutte, dall'antropologia alla biologia del mondo animale e vegetale dicono
che Leopardi ha ragione.
E' anche vero che i primi uomini usciti dalle caverne, hanno scoperto gradatamente di essere grandi esperti nel "gioco delle tre carte", e si sono impegnati nell'escogitare e razionalizzare strutture e sovrastrutture sempre più complesse per organizzare la loro vita sociale ma, a dispetto degli ingenui
e dei pochi benintenzionati, la loro faticosa evoluzione e creatività non ha consentito loro di affrancarsi dagli istinti animali primordiali, quali l'istinto predatorio, l'aggressività, e la volontà di dominio, e perciò essi sono condannati alla perenne lotta per la vita, una vita in cui si perpetua il dominio dell'uomo sull'uomo.
E Dio, inconoscibile e imperscrutabile, forse osserva divertito da lontano il dibattersi di una umanità brulicante che crede di sapere perché, e per chi vive.
Antonio Ferrin
Riproduzione riservata
Modena, 07/06/2016e
"l'impostura è l'anima
della vita sociale: il mondo
è una lega di birbanti contro
gli uomini da bene, e di vili
contro i generosi".
(Giacomo Leopardi)
Leopardi ha ragione? Ha torto? Per alcuni è troppo rigido, per altri il suo pessimismo viene dalla sua
esistenza infelice, o dall'essere un Poeta che sogna e idealizza bellezza e purezza, un uomo e una umanità perfetti, che tali non sono, nè potrebbero essere.
D'altra parte, tutti noi, in un soprassalto di buonismo a buon mercato, siamo disponibili ai buoni
sentimenti, o a compiere gesti edificanti, e mai sottoscriveremmo l'affermazione del filosofo antico, secondo il quale "l'uomo è fatto di fango e sterco".
Invece le scienze umane, tutte, dall'antropologia alla biologia del mondo animale e vegetale dicono
che Leopardi ha ragione.
E' anche vero che i primi uomini usciti dalle caverne, hanno scoperto gradatamente di essere grandi esperti nel "gioco delle tre carte", e si sono impegnati nell'escogitare e razionalizzare strutture e sovrastrutture sempre più complesse per organizzare la loro vita sociale ma, a dispetto degli ingenui
e dei pochi benintenzionati, la loro faticosa evoluzione e creatività non ha consentito loro di affrancarsi dagli istinti animali primordiali, quali l'istinto predatorio, l'aggressività, e la volontà di dominio, e perciò essi sono condannati alla perenne lotta per la vita, una vita in cui si perpetua il dominio dell'uomo sull'uomo.
E Dio, inconoscibile e imperscrutabile, forse osserva divertito da lontano il dibattersi di una umanità brulicante che crede di sapere perché, e per chi vive.
Antonio Ferrin
Riproduzione riservata
Modena, 07/06/2016e
venerdì 20 maggio 2016
RITORNO A MUTINA
Finalmente, al termine di un viaggio avventuroso, sono rientrato a Modena.
La via Emilia è inagibile per i ponti crollati e le strade sconvolte, così come la linea ferroviaria Bologna-Milano è fuori uso perché manca l'energia elettrica e i treni, bloccati sulla massicciata sono
ormai preda di disperati in fuga dalla città e in cerca di rifugio.
Mancano notizie di prima mano, ci si deve accontentare di "sentito dire" con tutto quanto ciò può
significare: i fatti certi sono pochi, ma sufficienti per descrivere una realtà ancora inimmaginabile nei primi anni '80 del secolo scorso.
Dopo anni di degrado pubblico e privato, di ondate di immigrati provenienti da Africa, Medio-Estremo Oriente e addirittura Centro America, in presenza di una denatalità inarrestabile, la condizione geopolitica e umana del Continente è cambiata radicalmente: gli Stati nordeuropei sono riusciti a creare un "cordone sanitario" che li separa da quelli meridionali, con il risultato che l'Italia
con i suoi venticinque milioni di immigrati è ormai in mani extracomunitarie, la Francia ha lasciato la sua Provenza agli arabi e al Terzo mondo, e la Spagna, che infine era riuscita ad annettersi Gibilterra, ha fatto di questa un'eccellente porta di ingresso in Europa per le popolazioni affamate provenienti dal centro e nord Africa, il Belgio è praticamente estinto: francofoni e fiamminghi sono tacitamente
controllati e amministrati da francesi e tedeschi.
La Germania, che già controllava i Fiamminghi, si è annessa l'Austria, realizzando così il vecchio progetto Hitleriano, e ora presidia in forze il confine con l'Alto Adige.
La Svizzera, infine, dal marasma economico e sociale in cui è piombata l'Europa, ha tratto nuova linfa per la sua sopravvivenza, potenziando così il suo ruolo di storica cassaforte rifugio per i capitali di equivoca e dubbia provenienza, e per le immense risorse occulte vaganti nel mondo.
Le cause di tutto ciò sono ovviamente molto complesse e non univoche; prendiamo l'Italia, sempre priva di un vero potere pubblico accettato e rispettato dai cittadini, ma piuttosto in balia di fazioni
economico-politiche impegnate in lotte fratricide per spartirsi il "malloppo", è precipitata in un clima di corruzione diffusa e resistente a ogni azione moralizzatrice, azioni peraltro velleitarie e di pura facciata.
Determinante è stato anche il fallimento dell'Unione Europea, dove l'ideale forte e nobile di una Europa unita è stato sconfitto dagli egoismi di tutte le parti in gioco, dei forti contro i deboli.
Pertanto un'Italia allo sbando, con una classe politica incapace di reagire e organizzare una qualsiasi
autodifesa, e invece propensa a ricorrere a ogni mezzo lecito e illecito per trovare salvezza in qualche
isola felice, in anguste valli dimenticate da Dio e dagli uomini, o a rifugiarsi su palafitte sorte su acque incontrollate che si sono riappropriate dei loro antichi terreni.
Questi transfughi hanno allestito proprie milizie armate che compiono scorrerie in Modena e dintorni
in spregio di ogni legge di giustizia e umanità.
Dunque sono rientrato in città da nord, presso la Cittadella, e sono subito sgomento per le rovine
che intralciano il cammino, e penso subito con gioia alle mie figlie che con la madre sono al sicuro nell'alta Val d'ossola, con Maurizio e la sua famiglia.
Sono stremato dalla fatica e dagli stenti patiti, ma sono preso dal desiderio e curiosità di rivedere Modena, l'antica Mutina dei Romani.
Ho saputo che la più folta comunità di immigrati, di origine nordafricana, si è insediata nei quartieri medioevali, e che si appresterebbe a ripristinare una parte delle mura cittadine utili per la sua difesa;
in molti palazzi storici vive asserragliata ciò che resta della borghesia modenese protetta da soldati di ventura.
Molti facoltosi modenesi, sognando un'impossibile ritorno alle origini, hanno ripreso possesso delle loro Ville fortificate nel forese, e altri ancora hanno occupato le vecchie caserme dell'esercito italiano dismesse da moltissimi anni, e alle cui garitte di vedetta appaiono come fantasmi volontari armati che guardano strade deserte e mute: ma chi oserebbe avventurarsi in questa città, di notte, fuori dai rifugi e lontano da mura amiche?
In città sono numerose le moschee ricavate da chiese i cui campanili sono ora minareti che svettano sui borghi medioevali. Mi aggiro nei pressi dell' antico mercato coperto che, ampliato con l'annessione di molti negozi vicini, è ora un vero suk orientale pervaso dagli inconfondibili aromi e sentori di spezie e nel quale donne, uomini e bambini si muovono freneticamente in un vociare confuso e suoni inconsueti: sono i "barbari" che abbiamo tanto temuto e temiamo ancora, ci stupiamo della loro presenza fra noi, della naturalezza che mostrano nel disbrigare le nostre stesse occupazioni, e benché siamo ancora timorosi di tutto, sospettiamo ormai di essere tutti, autoctoni e nuovi venuti, barbari,
Vagando nelle strade strette a ridosso di Piazza Grande, ho constatato che il Duomo è intatto, come lo è l'Abbazia di San Pietro con le sculture del Begarelli, gli affreschi della sacrestia e il bellissimo chiostro delle colonne.
Altri cittadini si sono rinchiusi nel bunker mostruoso edificato dal Banco San Geminiano al tempo lontano e felice della dissipazione e della grandeur dei banchieri; questi cittadini si sono isolati in questa ridotta militare decisi a resistere a ogni costo, in attesa di un nemico sconosciuto del quale non si notano segnali.
I preti non sono scomparsi, ma si mimetizzano: indossano povere tuniche di sacco e chiedono
l'elemosina nelle case; nulla si sa del vescovo, cosa fa e dove si trova, mentre tutti sanno che il vecchio Papa Francesco, dimessosi nel 2019, si era trasferito nella Terra del Fuoco in Argentina, lasciando in Vaticano le sue vecchie scarpe ortopediche e il crocifisso pettorale di argento.
Sede papale vacante, nulla risulta dell'elezione di un nuovo Pontefice, ma si è al corrente di scontri durissimi nel Collegio Cardinalizio, e di fastosi balli sulla terrazza dell'attico del defunto Cardinale Bertone, balli ai quali si dice partecipino anche le donne ammesse al sacerdozio e dispensate dal nubilato, come i preti dal celibato.
Ma infine non risulta che in Italia e nel mondo vi siano richieste pressanti di una elezione papale "Hic et nunc", in altri termini non si correrebbe il rischio di una nuova "Viterbo".
Ma tornando a Modena, noto anche il degrado in cui versa il vecchio Direzionale 70, con le sue "vele" ridotte in ruderi tra i quali bivaccano nomadi e razziatori, frutto di un degrado inarrestabile.
Ma ciò che offende di più e ferisce, è l'abbandono in cui versa la città: la rete fognaria non raccoglie le acque reflue e quelle nere, le caditoie sono ostruite da detriti e non possono scaricare nelle grandi cloache sotterranee, ma più di ogni altra cosa, è insopportabile il lezzo della immondizia che, non raccolta, si accumula senza sosta nelle strade divenute discariche a cielo aperto; d'altra parte, l'inceneritore di via Cavazza è fuori uso per le ragioni dette prima, e non può quindi smaltire la collina di rifiuti che diventa sempre più montagna.
Insomma, è saltata la rete di istituzioni e servizi indispensabili perché la città possa vivere civilmente, ma temo che nessuno, oggi, si ponga questo problema, poiché tutti vorrebbero almeno sopravvivere, nonostante tutto e tutti.
Antonio Ferrin
riproduzione riservata
Modena 19 Maggio 2016
lunedì 9 maggio 2016
SULLA STRADA
SULLA STRADA
Mi reco all'Ospedale di Vignola per visita di controllo dopo l'intervento chirurgico: l'appuntamento
è fissato per le 15,30, ma ho deciso di partire in corriera questa mattina perché non ho voluto
coinvolgere e impegnare le mie figlie e un amico che si era detto disposto ad accompagnarmi laggiù.
Così sono andato in Autostazione, un luogo anonimo e anche fatiscente, è da moltissimi anni che non
utilizzo questo mezzo e ne ho un ricordo molto lontano nel tempo.
La memoria mi riporta agli anni '50, gli anni del Collegio, quando si partiva per le vacanze estive o per le istruttive visite turistiche in Italia, e sono indimenticabili i lunghi tragitti necessari per giungere
in Trentino, e memorabile la nausea da mal d'auto che colpiva noi ragazzi quando la corriera percorreva la tortuosa Gardesana orientale o i tornanti delle valli alpine.( A quel tempo non c'erano Autostada del Sole, né Autobrennero!)
E non escludo che nausea e malesseri vari fossero provocati dall'odore nauseabondo di cui erano
impregnate le corriere dove, peraltro, non era vietato fumare.
Ma ora sono in attesa della Corriera che mi porti a Vignola: la sala è animata dai passeggeri in
partenza per le varie destinazioni, passeggeri che rappresentano plasticamente la composizione sociale
del "viaggiatore tipo" che non ha la macchina e si affida al mezzo pubblico, e testimoniano anche la stratificazione di tipo economico: tra essi gli extracomunitari e gli immigrati prevalgono.
Come è mia abitudine, sono disponibile alle nuove esperienze perché sono curioso di quanto mi accade
intorno, e sono felice quando infine posso salire in corriera dove, per fortuna, occupo il posto libero
accanto a una ragazza molto carina.
Già questo incontro fortuito mi permette di ricredermi circa molti "luoghi comuni" di cui siamo vittime, più o meno consapevolmente: ciò è dovuto alla nostra vita sociale "appartata", in gruppi chiusi, privi di comunicazione e scambi, e ciò conduce al pregiudizio e al timore dell'altro.
Non si comunica con i giovani, e allora questi diventano strani, oggetti misteriosi, perché noi adulti
abbiamo dimenticato la nostra gioventù, diffidiamo degli immigrati e li guardiamo con sospetto, ma sono solamente diversi da noi, come lo siamo noi per loro.
Insomma la diversità, le diversità sono una peculiarità del mondo animale, mondo di cui siamo parte
a pieno titolo.
Ma devo dire che qualcosa accomuna giovani e meno giovani, italiani e stranieri, belli e brutti, ricchi
e poveri: la mancanza delle buone maniere, del rispetto di regole di comportamento civile nei luoghi
pubblici e con la cosa pubblica e con ciò non intendo generalizzare.
Ma la ragazza che siede al mio fianco è perfetta, corretta nei modi e nel linguaggio, quasi timida e pudica al punto che molti suoi coetanei potrebbero definirla "nata vecchia".
Per il resto quasi tutti i viaggiatori sono immersi nei loro I Phone, Smart e video, e non si curano d'altro, parlano a voce alta ( in ciò si distinguono i neri), salgono a bordo sprovvisti di biglietto con
una disinvoltura che sfiora la prepotenza, ( in questo si distinguono gli arabi) e perciò non dovrei sorprendermi quando nei pressi di San Vito sale a bordo una pattuglia di 4, quattro controllori.
Infatti, al mio stupore, il conducente afferma che ciò è necessario perché i gruppi di "portoghesi" colti
in fallo spesso reagiscono aggredendo il personale dell'azienda di trasporti.
Distratto dalla mia passione per la ricerca sociale, mi sfugge in parte la visione della campagna di
Vignola in pieno sole, ancora punteggiata di ciliegi in fiore, una terra lussureggiante, molto ricca, che qui diventa sempre più mossa da balze che guardano l'Appennino che incombe.
Ma eccomi in Ospedale a Vignola, vado subito in Chirurgia dove invano spero di rivedere i due
novantenni che ho lasciati agonizzanti.
E' tutto molto triste, ma è anche preoccupante che io cerchi di essere sempre vicino alla morte, che mi aggiri comunque nei suoi paraggi.
Antonio Ferrin
Modena 6 Maggio 2016
domenica 8 maggio 2016
GUERRIGLIA E SOVRANITA'
Guerriglia e sovranità
Guerriglia al Brennero, mentre al di là del confine gli austriaci sono indisturbati.
Il ministro degli Interni austriaco partecipa, ed è applaudito, al congresso SVP di
Bolzano, e Bergoglio in Italia fa e dice quello che vuole.
Tutto va bene, o c'è qualche cosa che stride? Forse non siamo "ventre molle" della
sola Europa, ma del mondo intero.
Antonio Ferrin
Modena
sabato 7 maggio 2016
FRAMMENTI DI SOGNO
FRAMMENTI DI SOGNO
FRAMMENTI DI SOGNO
Il sogno, l'illusione, l'utopia, sono
elementi vitali per la nostra esistenza
e ciò spiega, forse, perché ne
raccogliamo e amiamo anche i frammenti.
(Raccolta di poesie di
Antonio Ferrin
pubblicata nel 1986.)
Ho Sognato
Ho sognato cose di fanciullo dalla collina rotolavo nel grano verde di maggio
e tracciavo impervi sentieri
Correvo al mare,
linea azzurra all'orizzonte e stremato affondavo il viso
nella terra ocra chiara
Erano ristoro e gioia il sapore
di terra, l'aria marina di scirocco
e il brusio lontano di greggi
governate da cani sapienti.
modena, 1983
Figli
Occhi attoniti
di ebano e azzurro nella notte
nel crepuscolo
Rose sbocciate
nella siepe brulla
rugiada offerta
all'erba secca
del prato.
modena,1983
ALPE BUSCAGNA
Da vette di pietra bianca
piomba il vento e frulla
nel ginepro e mirtillo
dell'alpe Buscagna
Siamo saliti
per l'aspro sentiero
tra abetaie noccioli
e valli di prati erbosi
Ora supini esausti
miriamo la ghirlanda
di giogaie e cime
che vegliano la piana
Alpe rugata da vorticose acque
spumose di iride e cristalli
ove risuona il lento rintocco
degli armenti alla pastura
Sostiamo ancora
in questa pace rara
poi come torrente inquieto
scenderemo al piano.
1983
VEGLIA
Nebbie rare vagano
senza meta questa sera
quasi ombre mute
celebrano riti segreti
tra le attonite farnie
1984
AGONIA
Come sei bella
sul bianco guanciale
ora la tua assenza
appare greve sonno
potrà questo respiro
lenire le tue pene?
Riposa, riposa
non andare via.
Ma la morte paziente
veglia ancora
guarda l'ignaro sorriso
che porterà via.
1979
INCANTO
Velo di nebbia sfoca
valle donzella
acque salmastre
tra salicornia giunco scirpo
Silenzio fra le erbe
e la cannella palustre
tace il gabbiano
il falco riposa
né l'incedere dell'airone
turba l'attimo
Ma nere folaghe
oscuri presagi
con verso beffardo
negano l'incanto.
1984
PENSIERO
Pensiero
nella notte
vaga tra gli alberi
spogli
spettrali
nelle brume
d'autunno
e segue
il treno lontano
il suo battito
che muore
nelle spire
di nebbia.
1984
ATMOSFERA
Luce bianca tepida
inonda le contrade
in ore quiete
pare senza tempo e vita
la città.
E' un rapido inganno!
Nei vicoli in ombra
nei luoghi segreti
brulica di vita
odi il mormorio
come eco di mare?
1985
PRIMAVERA
Aria allegra d'aprile
muove esili salici
l'erbe fresche del prato
e increspa la marcita
Tutt'intorno la vita
fermenta e risplende
nel meriggio che non sa
del tramonto.
Perché il sole non tramonta
in noi si fa sera.
1984
DESIDERIO
Il tuo sguardo
è filo di seta pura
tesse sul mio viso
l'ineffabile disegno
del desiderio
1983
SONNO
La notte
raccoglie il suo manto
e scopre un cielo
di puro cristallo
Luce gioca
tra i capelli
e tu sogni ancora
forse felice
perché dolcezza
è sul tuo viso
Non ti destare
in silenzio
voglio guardare
il tuo sonno ignaro.
1983
SILENZIO
Il silenzio
scava nicchie sicure
nella terra sola.
Come gelida galaverna
ricama inquieti spiriti
di riposte paure.
1983
VOCE
E nel silenzio
eco di desiderio
improvviso
la tua voce
chiama
Triste lusinga
si perde
fra complici fronde
nel meriggio
di solitudine.
1984
ATTORE
Questa sera
non è vino allegro
che mi fa barcollare
nella via deserta
lastricata di specchi
da gelida pioggia
Mentre altri indugiano
tra le quinte
attore solitario
dico vane parole
e urlo per udire
la mia voce
Ma questa sera
non voglio recitare
come marionetta
dai fili spezzati
voglio abbandonarmi
libero e riposare.
1985
CHIARA A CARNEVALE
Cenci e brandelli
rosa e cobalto
colmi di stoppie
brillanti al sole
effimero
di febbraio
Spaventapasseri
innocuo folletto
le festuche sul viso
l'ampio cappellaccio
non celano gli occhi
grandi e sereni
1985
SERA DI NEBBIE
Sono stanco
e nascondo
il sorriso amaro
tra le pieghe fredde
di una folla ignara
Voglio riposare
nella sera di nebbie
pensare
all'aria diafana
che mi offra
un ampio orizzonte
Lasciatemi solo
non m'importa
cosa accadrà
Lasciatemi riposare
che sonno mi prenda
generoso
vincendo
questo corpo
arrendevole.
1985
SENZA SAPERE
Questo cielo
duro metallo
costringe la terra
in ombra
E noi
maschere buffe
corazze di paura
corriamo folli
la via obbligata
senza sapere
dove e perché.
1985
UNA ROSA
Passa l'uomo
delle rose
offre il fiore
alla donna
ammiccando
al cavaliere
Da me non sosta
perché solo
rose
non posso donare.
1985
FURIA
Quasi furia di mare
il desiderio di te
mi assale.
A un'aria nuova
complice
ondeggiano i sensi
sospinti da richiami
ingannevoli
dei tuoi occhi ambrati.
Come duole
questo canto
di sirena lontana.
1985
CIELO CHIARO
Fruscio di pioggia
sulla neve
che muore
freddo vento
sui vetri diacci
il passero nascosto
fra coppi sconnessi
attende la felicità
di un cielo chiaro.
1985
ROSA IN SONNO
Come rosa in sonno
nell'ombra proteggi
il tuo mistero.
Tenebra senza fine
fuggi presto
che lei schiuda
i candidi petali
per donarmi
un'alba felice.
1985
MARINA
Una sera gravida di ombre
avvolge il mare
e inutile volgi lo sguardo
al vuoto orizzonte.
Una sera di silenzio
invade la dimora
aroma di sale e alghe morte
reca la brezza della notte.
Non echi di giochi
sull'arenile né lo strepito
della città in sonno
è l'attimo
del segreto dialogo
col mare.
Confidi liberi pensieri
ti nutri del suo respiro
sussurro cadenzato
della risacca
stanche onde
si frangono sulla battigia.
1984
CASTELLI
Il bimbo ride e gioca
sulla battigia
con castelli di sabbia
paziente riporta la rena
che l'onda scherzosa
sottrae
Il bimbo è triste
piange la torre abbattuta
nella festa dei grandi
perché non sa
l'effimera felicità
dei giochi di sabbia
1984
PIETRA
Nell'assolato meriggio
torpide membra
nella macchia ombrosa
e invano
tendi la mente
all'animo immobile e muto
pietra ostile
che erpici e lame
sfida nella buona terra
Spezzati pietra!
Dissolviti generosa
per non morire
lascia che linfa e umori
ti portino via
con giochi fanciulli.
1985
OMBRA
Ombra
nel cupo respiro
della notte
ti cerco
e vai come
spira di nebbia.
1985
DONNA TRISTE
Preda
di furia tiranna
rami scomposti e vinti
lo sguardo smarrito
le pieghe amare
del viso.
Albero scavato
da bora e salsedine
il corpo pallido.
Questo
delirio di odio
insidia e offende
la bellezza.
1984
PIANOFORTE
Note struggenti
di motivi antichi
feriscono l'animo
senza pace.
Vorrei qui
con me
lei
perché solitudine
lento veleno
non cresca
come loglio
nella terra incolta.
1985
ALBA
Il canto di fringuello
nell'alba opaca
un sole lontano
rischiara campi perlati
dalla notte.
La cascina rosa e verde
e l'aia sono deserte
non voci di fanciulli
che esplorano la macchia
come arcana foresta.
Solo il mormorio
di remote strade
una lama di luce
violano
la cupa frescura
dei tigli.
1985
PROMESSE
Tutto è silenzio
che il giorno muore
e tu supina
perdi lo sguardo
lontano.
Conducimi
dove vaga
il tuo animo lieve
svela il segreto
del tuo sorriso.
Suono di onde
fruscio di vento
o eco di antiche
dimenticate
Promesse?
1984
CANTI E BALLI
Canti e balli
per me questa sera
Acqua sorgiva
scorri libera
diffondi
stille di rugiada
fulgore
dagli occhi splendidi.
Tu plachi
la mia arsura
ma penso a te
allegro clown
che dolore e tristezza
hai negli occhi veri.
Tu lo sai.
E sei più bella.
1985
FANCIULLI
Fanciulli eravamo
ricordi
Signori dei campi
correvamo in frotte
per fossi e pometi
nella sera
Seguendo tracce
di lucciole
esploravamo
magiche lusinghe
della fantasia
Poi invisibili
scrutavamo la
lucente filigrana
in cielo
e cantavamo la nostra
ebbrezza nell'aria chiara
stupiti
delle cose arcane.
Allora alto
risuonava il tuo canto.
Ma stelle folli
tracciarono un oscuro disegno
cantavi la vita
e la morte ti ha amato
il tuo anelito
ha spento sulle labbra.
Il tuo sorriso incorrotto
per me
ora che le notti hanno
veli cupi
né lucciole danzano
nei campi sconvolti.
1983
In ricordo di Franco compagno di giochi.( anni '50)
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