IO E LEI
(Oltre la vita)
E' il titolo dell'ultimo libro di Edoardo Boncinelli, il grande Genetista italiano: è uno scienziato e,
onestamente, dichiara subito il suo radicale scetticismo circa ipotesi di trascendentalità e sacralità
della vita umana.
Noi siamo parte della natura, natura di un universo imperscrutabile che non riusciamo a concepire
nella sua immensità e complessità; forse siamo solo un accidente, un caso fortuito o necessario in un
processo chimico-fisico-biologico che esula dalle nostre capacità di indagine e comprensione.
Ma l'evoluzione del cervello e delle relative capacità cognitive ci ha regalato il rovello col quale trastullarci nella vana ricerca del senso della vita, della nostra vita e dell'universo.
Ciò vale per tutto il mondo animale, vegetale e fisico: essi obbediscono a leggi intrinseche alla natura, la quale ne regola l'esistenza unicamente in base alle sue esigenze e secondo le quali lei, la natura, mira a perpetuare se stessa, assicurando la sopravvivenza delle Specie.
Pertanto mondo fisico, animale e vegetale sono regolati da un ciclo vitale che prevede
nascita-vita-morte,senza soluzione di continuità in base alla legge di Lavoisier : "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma"
Ma solo l'uomo ha consapevolezza di sé e, grazie all'istinto di conservazione, pensa che la morte non
lo riguardi, e infatti anche in punto di morte "non vede" la propria morte, vede quella degli altri ma non vi si sofferma più di tanto perché la sua visione è insostenibile!
Questa analisi di Boncinelli spiega la "necessità" della trascendenza e delle religioni avvertite dall'uomo, alle prese con una scelta radicale non sempre netta: da un lato sperare in un qualsiasi
"aldilà" che lo rassicuri circa l'ineluttabilità della morte, alleviando così le sue angosce e paure, ma con la conseguenza di essere preda di religioni e relative dottrine; dall'altro accettare di essere parte della natura, peraltro indifferente al destino dell'uomo, del singolo, perché interessata solamente a se stessa, alla sua continuazione.
L'uomo vive finché ha coscienza di sé, ossia è consapevole di esserci, dialoga con la sua coscienza, e la natura lo consente; in altre parole, la morte, il nulla sono l'assenza di coscienza.
A. Ferrin
modena
16 agosto 2017
SCRIBERE
libreria di zurau
venerdì 18 agosto 2017
lunedì 14 agosto 2017
SORGENTE
SORGENTE
A tentoni
per valli
orridi e dirupi
tra foschie
arcane
e non sapere
cos'è la vita
cos'è la morte
La vita
illude e sfugge:
nulla di più
ci è dato
che sognare
acqua
sorgiva.
A. Ferrin
14 agosto 2017
A tentoni
per valli
orridi e dirupi
tra foschie
arcane
e non sapere
cos'è la vita
cos'è la morte
La vita
illude e sfugge:
nulla di più
ci è dato
che sognare
acqua
sorgiva.
A. Ferrin
14 agosto 2017
sabato 29 luglio 2017
UNA VITA NORMALE
Enea Spada fermò la vettura in via delle Ginestre, proprio davanti al portone, in uno dei rari casi in cui trovò lo spazio per parcheggiare agevolmente.
Era stanco, quasi distrutto dal lungo viaggio: terse il sudore che imperlava la fronte e si apprestò a
scendere dalla macchina, pregustando una lunga doccia e l'accoglienza gioiosa di Flora, sua moglie.
Raccolse gli effetti personali sparsi sui sedili, li stipò nella borsa e dal baule posteriore prese la piccola confezione di carta dorata che aveva acquistato a Lugano.
Finalmente si staccò dalla macchina, si diresse al portone di ingresso e allora gli parve che la fatica scemasse, che il peso che gravava sulle spalle fosse quasi impercettibile grazie all'euforia che lo dominava, così come non pensava ormai alle estenuanti trattative che aveva condotto a Zurigo e Lugano e alla tensione accumulata nell'interminabile viaggio in autostrada fino a Firenze.
Cercò di liberare la mente dalle scorie del lavoro e aprì il massiccio portone di ingresso nel palazzotto anni 30 di Oltrarno, il portone era sormontato da un tabernacolo votivo con una Madonnina policroma, imitazione delle maioliche Della Robbia.
La costruzione, solida e dalle linee semplici, aveva una base di leggero bugnato e si elevava di 4 piani fuori terra, limitati alla sommità da un'elegante loggia; in origine sprovvisto di ascensore, questo era stato aggiunto da pochi anni dopo liti e scontri fra i condomini.
Entrò nell'androne, si avviò alla porta dell'ascensore che le luci indicavano al piano, e la porta automatica si aprì.
Enea Spada si fermò e non si mosse, quasi statua di marmo, come di alabastro traslucido era la pelle
del viso per il suo pallore, e tale era la sua fissità che non una vibrazione, né un tremito della pelle segnalava che sangue fluisse nel suo corpo.
In seguito non seppe precisare il tempo che restò immobile e terrorizzato alla visione che gli era
apparsa allo schiudersi della porta dell'ascensore: le due ante si erano aperte lentamente come
due lembi di un sipario sontuoso sulla scena pronta per animarsi.
Ma la scena rappresentava solamente morte e sangue: la donna, bella e bionda, lorda del sangue schizzato sulle pareti a specchio dell'ascensore, era distesa sul fondo in una posa scomposta e grottesca, adagiata sulla schiena e le gambe divaricate poggiate sulla parete opposta a quella d'ingresso, la gonna leggera era scesa per gravità fino all'inguine, e il tutto era una macchia di sangue,
non resse quella visione e distolse lo sguardo.
Enea, professionista di successo della Brandimarte , sicuro di sé e dotato di grande capacità lavorativa nel lavoro e nella vita privata, avvertì la fragilità del suo essere e precipitò in uno stato di totale estraneità e alienazione.
Ma subito si riebbe dallo stordimento e cercò di riordinare le idee: avrebbe voluto fare una bella doccia e abbracciare Flora, e invece era alle prese con un cadavere di donna, e che donna, offesa e sfregiata; barcollando si diresse alle scale per raggiungere l'appartamento al terzo piano: l'ascesa fu faticosa, era svuotato di energie e a ogni passo pensava , ma è tutto vero? Accade qui, in via delle Ginestre? L'ultima cosa cui pensò, fu di precipitarsi al telefono e chiamare tutte le polizie disponibili.
Giunse infine alla porta blindata, suonò ripetutamente, ma Flora non si mosse, e si decise a usare la propria chiave.
Entrando riconobbe subito l'atmosfera familiare, il profumo inconfondibile di Flora e gli aromi delle
essenze da lei diffuse negli ambienti.
Ma Flora non c'era... sulla lavagnetta in cucina aveva vergato un messaggio con il gesso: ciao amore,
torno presto.
Era disorientato, l'appartamento deserto, Flora assente, e lo spettacolo nell'ascensore che scorreva ancora davanti agli occhi; sperò di avere sognato, di aver vissuto un incubo, che fosse impazzito, si
toccò per accertarsi di essere presente a se stesso, tentoni frugò le varie stanze e, quasi non sapesse orientarsi nel suo spazio, ne sfiorava anche gli arredi.
Si abbandonò nella sua poltrona e sperò che un sonno provvidenziale lo allontanasse dalla realtà, ma Morfeo non lo aiutò, e invece dai piani della casa giunse il suono ripetuto e molesto di un allarme, quello dell'ascensore, nonché il trillare dei campanelli delle abitazioni.
Dalle scale proveniva il concitato tramestio di passi e voci confuse, eccitate, anzi allarmate, e così
Enea decise di partecipare alla rappresentazione: ficcò la testa sotto un getto di acqua fredda, si asciugò sommariamente, uscì nel vano scale e ne discese alcune rampe, dirigendo al punto da cui
veniva il clamore.
L'ampio ingresso del palazzo era affollato di condomini curiosi, la Scientifica era già al lavoro, ma niente si riusciva a vedere della scena in prossimità dell'ascensore, peraltro isolato da una transenna:
si notava solo l'andirivieni di carabinieri in tuta e guanti bianchi, con valigette metalliche, che procedevano a misurazioni e fotografavano, quindi disponevano cartelli segnaletici numerati, il tutto alla presenza del Procuratore e di alcuni ufficiali dell'Arma, tutti assediati da alcuni cronisti di giornali locali.
Ora i condomini presenti erano in spasmodica attesa e, spinti dalla morbosa curiosità di "guardare", indagare i dettagli più truculenti della scena del delitto, volevano vedere, essere testimoni di un fatto di cronaca nera di quella gravità: non capita tutti i giorni di essere così vicini, quasi precipitati in una realtà criminosa e perciò provare la tensione e l'emozione di sentirsi anche protagonisti.
Così parlottavano a bassa voce, forse nessuno aveva visto, ma tutti sussurravano una loro versione:
chi aveva visto un cadavere, chi un uomo, chi una donna, chi due cadaveri, uomo o donna non sapeva. E in ogni caso, il cadavere o i cadaveri erano per tutti degli sconosciuti.
Enea Spada, tra i presenti era stato il solo, primo fra tutti, a scoprire il crimine, ma se ne stava in disparte, molto discretamente annuiva alla verbosità degli altri e intanto pensava a Flora sua moglie:
dove si era cacciata? Gli Ufficiali dell'Arma identificarono i presenti controllandone i documenti e
alcuni di essi, pur non richiesti, pensarono di dovere giustificare la loro presenza, poi gli inquirenti vollero che i condomini osservassero la scena del delitto e chiesero loro se conoscevano la morta, ma tutti negarono, anche sdegnati; in ogni caso furono invitati a tenersi a disposizione.
Spada mostrò i propri documenti, risalì le scale per rientrare nel suo alloggio, ma l'operazione gli
costò molta fatica, si aggrappò al corrimano sul quale faceva leva per ottenere la spinta necessaria.
Enea, assopito sul divano, impiegò alcuni minuti prima di avvertire il suono ripetuto del telefono, infine rispose e la voce di Flora, la sua bella voce, lo investì: ma perché non rispondi? Egli farfugliò poche parole confuse, ma quando realizzò che sua moglie era all'altro capo del filo, si scosse e rispose: Flora, torna subito a casa, non posso spiegarti ora, guarda che l'ascensore è fuori uso e dovrai
usare le scale, ciao ti aspetto.
Nel frattempo il medico legale aveva constatato la morte e proceduto a una prima, sommaria esplorazione del corpo, sostenne che non era completato il processo di "rigor mortis", e si lasciò sfuggire che la donna poteva avere 35/40 anni.
Pertanto la Procura autorizzò la rimozione del cadavere, ne fu disposta l'autopsia per individuare causa e modalità della morte e DNA, e dispose per i presenti e gli assenti del palazzo, la raccolta dei reperti utili per accertarne il DNA. L'inventario degli oggetti rinvenuti sulla scena del delitto e sul corpo della donna era meticoloso e stilato dai funzionari della Giudiziaria: c'era la borsetta della
donna, non dozzinale né particolarmente elegante ( secondo il tecnico avvezzo a manipolare reperti, era una buona eco-pelle), al suo interno, una busta dello stesso materiale con il solito armamentario
che ogni donna utilizza per ritoccarsi il trucco, "per incipriarsi il naso", infine un portachiavi in pelle e una boccetta di profumo molto noto.
Nessuna traccia di documenti personali, né di telefoni portatili.
L'uomo si distese ancora sul divano, attese che Flora rientrasse e ripensò alla giornata ormai trascorsa
che gli aveva riservato grandi sorprese e forti emozioni: aveva sempre evitato la frequentazione di
Camere Mortuarie, anche per rivedere parenti o amici deceduti, e questo da quando, durante il servizio di Leva svolto a Vicenza nella Caserma Ederle presso la Base Americana di quella città,
era stato suo malgrado protagonista di un episodio macabro: nella città vivevano due suoi zii anziani, Amalia e Giuseppe, e quest'ultimo era così malato che la sua dipartita non sorprese più di tanto.
La zia Amalia e i figli gli chiesero di partecipare alla veglia funebre nella camera mortuaria, egli si
prestò a iniziare la veglia, ma riteneva, forse ingenuamente, che il suo turno sarebbe stato breve, e che
presto sarebbero subentrati i figli del morto e invece Enea attese invano per ore.
Si ritrovò solo, in una camera esagonale angusta rivestita di marmi pregiati in cui, dall'alto, finestrelle con vetri istoriati filtravano una luce giallognola e al centro, sulla pesante lastra di porfido, era deposto il corpo dello zio Giuseppe.
Nessuno dei suoi cugini, né le zie lo raggiunsero nella camera della veglia e così un certo turbamento si insinuò nell'animo di Spada; sulle prime non pensò fosse paura, ma la visione continua e obbligata
del morto alimentava timori sempre più incontrollabili.
Il soldato Enea vestiva la divisa invernale, ma l'ambiente, che lo conteneva come un loculo di marmo,
il viso eburneo di Giuseppe, già rigido che pareva scolpito, tutto aumentava il gelo che penetrava nelle ossa.
L'uomo era abbattuto, ma accettò il fatto quasi fosse comandato a una guardia d'onore, e d'altra parte
non volle lasciare lo zio da solo, disteso sul marmo: da quel momento, a lungo gli parve di fiutare l'odore pungente della formalina diffusa nell'ambiente.
Il giorno seguente fu chiarito l'equivoco: nessuno aveva chiesto la veglia notturna al defunto.
Il rumore dello scrocco alla porta lo distolse da pensieri molesti, e vide Flora precipitarsi sul divano
e abbracciarlo.
Ma cosa è successo? l'ascensore è posto sotto sequestro dalla Procura! Era trafelata e affannata per i tre piani fatti a piedi, Enea raccontami tutto; Spada attese che Flora respirasse, e quindi, cercando di controllare le emozioni, le parlò dell'accaduto, e sul viso della moglie notò espressioni di incredulità
mista a terrore, di stupore e quello sguardo tutto particolare di chi non capisce, o non riesce a realizzare che l'orrore sia stato e sia così vicino alla loro vita: pensava, come tutti i comuni mortali, che la cronaca nera toccasse sempre gli altri, gli sconosciuti sempre più lontani, comunque fuori
dal proprio orticello, e ciò, mentre aumentava la percezione di sicurezza personale, nello stesso tempo consentiva di osservare la vita dei propri simili con il distacco necessario per dare sfogo alla
curiosità più morbosa.
Enea Spada disse tutto a Flora: che sarebbero stati convocati in Procura come tutti i condomini per
deporre, e qui la moglie: anche io? Ho detto tutti i condomini, tu non ne sei parte? E Flora di rimando: allora dobbiamo prepararci, rivolgerci a un'avvocato, magari al tuo amico Marco del
Galluzzo, sì, mi riferisco a Innocenti.
Il marito non voleva essere precipitoso, e cercò di placare l'ansia della moglie: ma cosa abbiamo da temere? Questo è il normale iter, e noi saremo ascoltati solo perché abitiamo nel palazzo del misfatto,
e qui Enea non disse, non volle dire alla moglie di essere stato, forse, il primo a vedere la scena del
delitto, cosa che aveva taciuto anche agli inquirenti, e per il buon motivo che spesso i testimoni sono, per deformazione professionale degli stessi Carabinieri e Poliziotti, i primi, o tra i primi, a essere messi sotto torchio, e cronaca e letteratura erano zeppe di casi esemplari: egli voleva solamente non essere invischiato in situazioni kafkiane.
Infine l'uomo propose a Flora di cenare nel loro solito locale, l'osteria il Milione sulla via di Giogoli: pensava così di attenuarne la tensione, di farle vivere una serata come le molte che in passato avevano trascorso sui colli sopra il Galluzzo.
L' Osteria era posta in posizione felice perché dall'alto offriva la visione della Firenze notturna in cui spiccava la Cupola del Brunelleschi e i Lungarni illuminati disegnavano il corso del fiume;
imboccarono dunque dalla Porta Romana la via di Giogoli, e anche quella sera, come di consueto, Flora accennò ai fatti di sangue attribuiti al cosiddetto "mostro di Firenze", una catena di efferati delitti compiuti da una o più persone in luoghi appartati di quelle colline, ma secondo Enea non era il momento opportuno per rievocare quei fatti, anche perché ora, nel loro palazzotto piccolo borghese pulito e ordinato, c'era un ascensore trasformato in mattatoio.
La cena era al lume di candela, sotto il pergolato protetto da un castagno sul pendio della collina incorniciata da un filare di cipressi; Enea aveva chiesto espressamente di potere trascorrere una serata speciale con la moglie, e tutto sembrò rispondere alle aspettative: il menu ricercato, il vino raro, la leggera brezza che da vigneti e uliveti recava aromi di terra e sfalcio d'erbe, fece sì che Enea e Flora si guardarono a lungo, in silenzio negli occhi, poi lui l'accarezzò, lei pose il capo sulla sua mano, si baciarono, e l'uomo riuscì a porgerle il piccolo incarto dorato: lei lo aprì delicatamente e scoprì un
prezioso cammeo blu con le Tre Grazie, sorrise e lo baciò ancora.
Con un cenno di intesa, andarono alla cassa e risalirono in macchina dirigendo verso casa; in via delle
Ginestre parcheggiarono e si diressero all'ingresso. Si era creata fra i due una tensione tangibile, ma positiva, una carica elettrica fatta di emozioni e aspettative alimentate da un desiderio indomabile, e promessa di estasi come di giovani amanti.
Le ripetute assenze dell'uomo, dovute alla professione che lo portava nel Nord Italia , unite all'apatia e nostalgia della donna per i figli non nati, erano causa dei rapporti sessuali sempre più rarefatti, e nella notte si amarono come non accadeva da tempo.
Il mattino seguente i condomini furono convocati alla spicciolata presso la Procura, a disposizione del
Magistrato, furono ascoltati i 16 coniugi abitanti del palazzo con un ordine stabilito: iniziarono coi Pacini, poi i Baldi, i Martelli, Ciampi, Biondi, Fabbri, Barbieri, Baroni, Ferrari, Pratesi, Rossi, Gori,
Mancini, Cappelli e infine Spada con la moglie Cioni.
La procedura fu la medesima per tutti: alcuni si sbrigarono in fretta, altri, che ritenevano si trattasse
di una semplice formalità, furono intrattenuti più a lungo, e coloro che non si erano ancora sottoposti al test DNA, lo fecero, come Flora Cioni, assente nel momento del rinvenimento del cadavere.
A tutti il Magistrato mostrò più istantanee del cadavere, ripulito e composto, riprese nel reparto
refrigerato della camera mortuaria.
Donne e uomini uscirono dall'ufficio: alcuni stralunati e lo sguardo assente, altri erano forzatamente
disinvolti, ma non riuscivano a controllare del tutto l'emozione, e altri ancora erano più capaci di
darsi un contegno; infine Enea e Flora, mano nella mano, lasciarono l'ufficio degli inquirenti: Flora era evidentemente turbata e il marito la teneva stretta a se.
La vicenda della donna sconosciuta assassinata nell'ascensore della città fece scalpore ed ebbe una risonanza clamorosa in tutta Italia, e nel palazzo d'Oltrarno turbò la quiete dei suoi abitanti i quali, avvezzi alla vita di piccoli borghesi, si videro precipitati in una realtà sconosciuta, quasi spinti sul proscenio e, loro malgrado, mettere a nudo le parti più segrete della loro vita.
E tuttavia tutto ciò ebbe l'effetto di accentuare la "socialità fra i condomini" che, vuoi per l'insicurezza dei più e il conseguente bisogno di fare gruppo, si frequentarono e approfondirono la conoscenza reciproca.
Era un continuo invitarsi e ospitarsi tra i vari piani, il palazzo si trasformò in un piccolo alveare.
Nel frattempo le indagini seguirono il loro corso: i Carabinieri fecero ulteriori sopra luoghi negli appartamenti, chiesero delucidazioni e dettagli apparentemente insignificanti, ma era chiaro che lo
facevano in base a precise ipotesi investigative, e con metodo scientifico frutto di una lunga esperienza.
E nel condominio fioccavano le ipotesi e le ricostruzioni più inverosimili ; chi più chi meno, molti si scoprirono, e improvvisarono, novelli Maigret, mostrando un'inventiva e creatività senza fine.
Tutto sembrava rientrato nella normalità, ma le indagini segnavano il passo: non un sospetto fermato,
non un avviso di garanzia, e già serpeggiavano tra la gente, che voleva il mostro in prima pagina, malumore e delusione per l'operato della Magistratura.
Enea Spada, per alcuni giorni volle stare vicino a Flora. La donna era stata a dir poco scossa dal delitto di via Ginestre, ma poiché mostrava di aver superato lo shock, (e infatti se ne parlava molto meno), il Funzionario della Brandimarte ricominciò le sue peregrinazioni nel Nord Italia, la moglie invece riprese la vita di sempre, la cura della casa, gli aperitivi con le amiche e occasionalmente la ricerca di gratificazione in qualche negozio di moda femminile.
Così ogni cosa, sembrò ritornare nell'alveo della normalità in via delle Ginestre, dove normalità significava vivere la quotidianità come fatica di vivere, giorno dopo giorno, nell'illusione e desiderio di potere un giorno essere felici, ma alcuni rimpiangevano la bolla fittizia di una realtà virtuale creata dal delitto, realtà grazie alla quale avevano avuto la visione fugace della verità sulla natura umana, la sua ferocia e la morte.
Infine il lavoro oscuro ma tenace degli inquirenti ebbe risultati clamorosi: fu individuata la vittima
dell'ascensore, tale Esmeralda Crucetti; abitava in un vecchio Fondo in Santa Croce, donna bella e di
condizione agiata, ma perché fosse stata massacrata nell'ascensore di un palazzotto borghese d'Oltrarno, parve subito un garbuglio inestricabile, ma le tracce biologiche raccolte erano numerose,
furono ripetuti controlli e riscontri sui reperti disponibili, riconvocati in Tribunale alcuni inquilini, e di fronte al magistrato si ritrovarono anche i coniugi Spada.
Questa volta però, Enea pensò bene di farsi assistere dall'amico avvocato Marco Innocenti, così
Flora sembrò rasserenata, e insieme si recarono in Tribunale a Novoli, il nuovo tribunale di Firenze,
modernissimo e imponente che incuteva timore, un'immagine della Giustizia come potere granitico e incombente; nel labirintico edificio furono introdotti alla presenza del Sostituto Procuratore incaricato.
Il dott. Cutolo chiarì i termini della procedura quindi, mostrando le fotografie della donna, peraltro
già apparse sui giornali e in televisione, chiese ai coniugi se la conoscessero.
Enea Spada scrollò il capo per negare, come fece sua moglie Flora, ma subito il Magistrato si rivolse
ancora alla donna: ma signora Cioni, sugli effetti personali e sul corpo della Crucetti sono state
individuate tracce che sono perfettamente compatibili con il suo DNA signora Flora, così come sono
state rinvenute nell'appartamento della Esmeralda...lei conosceva la Cioni Esmeralda?
Flora non disse nulla, guardò il marito e impallidì. Gli occhi si gonfiarono di lacrime e disperazione,
fissò ancora Enea, l'amico Marco e il Procuratore, quindi, quasi sussurrando, con calma glaciale
confessò: minacciava di dire tutto a mio marito, di distruggere il mio matrimonio, e io non potevo permetterlo.
A. Ferrin
Modena, 24 luglio 2017
domenica 2 luglio 2017
BLASCO
BLASCO
Nel pieno della notte, al termine del concerto evento di Vasco Rossi, e mentre sfumavano i colori dei fuochi pirotecnici, i 220.000 spettatori hanno cominciato a defluire dal Parco Ferrari diretti alle Stazioni di treni, autobus, e ai parcheggi auto allestiti in punti nevralgici della città e della prima periferia.
Alle tre del mattino quelle direttrici erano percorse ancora da gruppi di giovani (e meno giovani) che scherzavano e cantavano, e forse erano gli stessi che ieri mattina avevano risalito via Giardini per raggiungere il Parco.
Infine i timori della vigilia si sono rivelati fortunatamente infondati, e infatti tutto è andato bene: Vasco ha riscosso il prevedibile successo tra i suoi appassionati, e l'ordine pubblico non è stato turbato da incidenti.
Inevitabile corollario della manifestazione, alcune decine di malori, uno dei quali con esito letale.
Devo ammettere che all'annuncio del grande Concerto di Vasco, ero fra i non pochi cittadini critici
e timorosi per l'afflusso di 220.000 spettatori, in misura superiore alla stessa totalità dei Cittadini di
Modena(180000), e fiorivano in Città le critiche e i sospetti più fantasiosi e tendenziosi all'indirizzo
del Sindaco e della sua Giunta, oltre ai mugugni per i prevedibili intralci alla consueta vita cittadina
e alla normale circolazione.
Non era previsto che il maxi-concerto fosse trasmesso dalle reti TV, ma invece erano attesi brevi
collegamenti diretti con Modena ma, come spesso accade, la RAI ha modificato il suo palinsesto
decidendo di effettuare la diretta dello spettacolo; così avrà sorpreso coloro che hanno acquistato il biglietto a 60 Eu e si sono sobbarcati faticosi trasferimenti per recarsi a Modena.
Pertanto ho deciso di assistere al Concerto davanti al mio televisore, e devo ammettere che, a
dispetto del mio scetticismo e della scarsa empatia per il personaggio, ho apprezzato la sua esibizione e lo spettacolo di popolo, (vero spettacolo nello spettacolo) , sopratutto quello viscerale dei fanclub del cantante che urlano le parole delle canzoni con energia e quasi rabbia, e le cui donne, issate sulle spalle dei compagni, con gesto trasgressivo mostrano il seno nudo.
Il tutto a confermare che il popolo e le masse non chiedono molto, hanno bisogno di essere blanditi e
rassicurati, chiedono solo "panem et circenses", e d'altra parte come dare loro torto: vivere è fatica e noi, uomini e donne, dobbiamo arrabattarci per sopravvivere nella giungla della vita quotidiana; non tutti riusciamo a sublimare le frustrazioni cui siamo soggetti, e cosi a volte abbiamo bisogno di evadere con la mente, di sognare e forse anche delirare.
Paolo Bonolis ha commentato dalla sua postazione lo svolgimento della manifestazione, corredata
anche da una lunga intervista al cantante, e seguita da dichiarazioni lampo raccolte da un giornalista fra i più scatenati tifosi appostati sotto il palco in prima fila; quella di una giovane donna mi ha colpito: "Vasco è cambiato, non è più quello dei primi tempi, è stato legalizzato, e io sono qui perché
spero che mi guardi negli occhi e si ricordi del primo Vasco"!
Anche un profano come me ricorda il Vasco trasgressivo del passato, quando molte porte gli erano precluse ed era oggetto di censure moralistiche.
Ma è una pia illusione quella della giovane donna: la società cerca di normalizzare e omologare le
spinte centrifughe nate al suo interno, e il Blasco di oggi, grazie al successo e al trascorrere del tempo è ripiegato su se stesso, si muove con l'elicottero personale e va a smaltire le fatiche del concerto nel Grand Hotel di Rimini.
A. Ferrin
Modena, 02 luglio 2017
Nel pieno della notte, al termine del concerto evento di Vasco Rossi, e mentre sfumavano i colori dei fuochi pirotecnici, i 220.000 spettatori hanno cominciato a defluire dal Parco Ferrari diretti alle Stazioni di treni, autobus, e ai parcheggi auto allestiti in punti nevralgici della città e della prima periferia.
Alle tre del mattino quelle direttrici erano percorse ancora da gruppi di giovani (e meno giovani) che scherzavano e cantavano, e forse erano gli stessi che ieri mattina avevano risalito via Giardini per raggiungere il Parco.
Infine i timori della vigilia si sono rivelati fortunatamente infondati, e infatti tutto è andato bene: Vasco ha riscosso il prevedibile successo tra i suoi appassionati, e l'ordine pubblico non è stato turbato da incidenti.
Inevitabile corollario della manifestazione, alcune decine di malori, uno dei quali con esito letale.
Devo ammettere che all'annuncio del grande Concerto di Vasco, ero fra i non pochi cittadini critici
e timorosi per l'afflusso di 220.000 spettatori, in misura superiore alla stessa totalità dei Cittadini di
Modena(180000), e fiorivano in Città le critiche e i sospetti più fantasiosi e tendenziosi all'indirizzo
del Sindaco e della sua Giunta, oltre ai mugugni per i prevedibili intralci alla consueta vita cittadina
e alla normale circolazione.
Non era previsto che il maxi-concerto fosse trasmesso dalle reti TV, ma invece erano attesi brevi
collegamenti diretti con Modena ma, come spesso accade, la RAI ha modificato il suo palinsesto
decidendo di effettuare la diretta dello spettacolo; così avrà sorpreso coloro che hanno acquistato il biglietto a 60 Eu e si sono sobbarcati faticosi trasferimenti per recarsi a Modena.
Pertanto ho deciso di assistere al Concerto davanti al mio televisore, e devo ammettere che, a
dispetto del mio scetticismo e della scarsa empatia per il personaggio, ho apprezzato la sua esibizione e lo spettacolo di popolo, (vero spettacolo nello spettacolo) , sopratutto quello viscerale dei fanclub del cantante che urlano le parole delle canzoni con energia e quasi rabbia, e le cui donne, issate sulle spalle dei compagni, con gesto trasgressivo mostrano il seno nudo.
Il tutto a confermare che il popolo e le masse non chiedono molto, hanno bisogno di essere blanditi e
rassicurati, chiedono solo "panem et circenses", e d'altra parte come dare loro torto: vivere è fatica e noi, uomini e donne, dobbiamo arrabattarci per sopravvivere nella giungla della vita quotidiana; non tutti riusciamo a sublimare le frustrazioni cui siamo soggetti, e cosi a volte abbiamo bisogno di evadere con la mente, di sognare e forse anche delirare.
Paolo Bonolis ha commentato dalla sua postazione lo svolgimento della manifestazione, corredata
anche da una lunga intervista al cantante, e seguita da dichiarazioni lampo raccolte da un giornalista fra i più scatenati tifosi appostati sotto il palco in prima fila; quella di una giovane donna mi ha colpito: "Vasco è cambiato, non è più quello dei primi tempi, è stato legalizzato, e io sono qui perché
spero che mi guardi negli occhi e si ricordi del primo Vasco"!
Anche un profano come me ricorda il Vasco trasgressivo del passato, quando molte porte gli erano precluse ed era oggetto di censure moralistiche.
Ma è una pia illusione quella della giovane donna: la società cerca di normalizzare e omologare le
spinte centrifughe nate al suo interno, e il Blasco di oggi, grazie al successo e al trascorrere del tempo è ripiegato su se stesso, si muove con l'elicottero personale e va a smaltire le fatiche del concerto nel Grand Hotel di Rimini.
A. Ferrin
Modena, 02 luglio 2017
domenica 25 giugno 2017
STOPPIE
STOPPIE
Refolo
di vento
ristora
arida terra
Mano
nella mano
frescura
sulle tue labbra
Alla fonte
dissetarmi
nel campo
di stoppie
Giacere
sognare
nel mare
di sogni
fanciulli
A.Ferrin
Modena 26 giugno 2017
Refolo
di vento
ristora
arida terra
Mano
nella mano
frescura
sulle tue labbra
Alla fonte
dissetarmi
nel campo
di stoppie
Giacere
sognare
nel mare
di sogni
fanciulli
A.Ferrin
Modena 26 giugno 2017
mercoledì 31 maggio 2017
SOLDATI
SOLDATI
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.
( G. Ungaretti)
Ungaretti scrive questi versi nel luglio 1918: è un soldato in trincea, come migliaia di commilitoni, a
fronteggiare gli Austroungarici attestati nelle trincee opposte, e sono testimoni dello stillicidio di vite
causato dalla lunga e feroce guerra di posizione, e da qui scaturisce l'immagine felice, pur nella sua
drammaticità, delle foglie tremolanti d'autunno ormai prive di linfa, spossate che attendono infine il
momento della caduta nel terreno che da esse sarà concimato.
La poesia mi ricorda anche la Fortezza Bastiani nel "Deserto dei Tartari" di Buzzati; in essa è il Tenente Drogo che dagli spalti della Fortezza attende invano il nemico, minaccia inquietante che incombe ma non appare all'orizzonte.
Trascorre così, tra paura di morire e il desiderio di combattere, quasi tutta la sua vita di militare
in attesa del nemico, ma fino all'orizzonte c'è il deserto senza fine.
Infine, quando il nemico si materializza, Drogo è ormai malato e moribondo: non può combattere come ha desiderato per lunghi anni, ma ha sconfitto la paura della morte tanto attesa e temuta.
Tuttavia questi pochi versi del Poeta dicono della precarietà della nostra esistenza e dell'equilibrio temerario in cui fluttua la vita e tutto ciò che la circonda: non possiamo opporci al ciclo vitale che ci accomuna agli animali, alla vita in tutte le sue forme e il cui esito è ineluttabile.
Un destino che ci tocca, che non è nella nostra disponibilità: possiamo solamente sperare che una morte benigna ci colga "vivi".
A. Ferrin
modena
31 maggio 2017
Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.
( G. Ungaretti)
Ungaretti scrive questi versi nel luglio 1918: è un soldato in trincea, come migliaia di commilitoni, a
fronteggiare gli Austroungarici attestati nelle trincee opposte, e sono testimoni dello stillicidio di vite
causato dalla lunga e feroce guerra di posizione, e da qui scaturisce l'immagine felice, pur nella sua
drammaticità, delle foglie tremolanti d'autunno ormai prive di linfa, spossate che attendono infine il
momento della caduta nel terreno che da esse sarà concimato.
La poesia mi ricorda anche la Fortezza Bastiani nel "Deserto dei Tartari" di Buzzati; in essa è il Tenente Drogo che dagli spalti della Fortezza attende invano il nemico, minaccia inquietante che incombe ma non appare all'orizzonte.
Trascorre così, tra paura di morire e il desiderio di combattere, quasi tutta la sua vita di militare
in attesa del nemico, ma fino all'orizzonte c'è il deserto senza fine.
Infine, quando il nemico si materializza, Drogo è ormai malato e moribondo: non può combattere come ha desiderato per lunghi anni, ma ha sconfitto la paura della morte tanto attesa e temuta.
Tuttavia questi pochi versi del Poeta dicono della precarietà della nostra esistenza e dell'equilibrio temerario in cui fluttua la vita e tutto ciò che la circonda: non possiamo opporci al ciclo vitale che ci accomuna agli animali, alla vita in tutte le sue forme e il cui esito è ineluttabile.
Un destino che ci tocca, che non è nella nostra disponibilità: possiamo solamente sperare che una morte benigna ci colga "vivi".
A. Ferrin
modena
31 maggio 2017
mercoledì 17 maggio 2017
CRONACA ESTENSE
CRONACA ESTENSE
E' una bella giornata di piena primavera, l'aria è meno frizzante, e il tutto sembra propiziare
la riuscita della gita che ho organizzato con il dottor Crucetti e sua moglie Filomena Materdomini.
La meta è Ferrara; in realtà Filomena è interessata a una visita di devozione in una chiesa ferrarese teatro nel medioevo di un famoso prodigio: durante la celebrazione della messa da parte del Sacerdote, incredulo circa la reale presenza di Cristo nell'Eucarestia, nell'attimo in cui spezzò l'ostia, zampillò dalla stessa un fiotto di sangue che in parte schizzò sulla volta della Cappelletta in cui si svolgeva il rito. Secondo le cronache, la pietà e credulità popolare, sarebbero ancora visibili le tracce del sangue impresse nell'intonaco antico.
Io sono meno interessato all'aspetto religioso, e infatti colgo l'occasione per tornare nella mia terra dove ho trascorso la giovinezza, e mi propongo di condurre gli amici nelle vie medioevali della città
e in quelle del suo splendore Rinascimentale.
Ma sono consapevole che dovrò fare atto di presenza alla cerimonia religiosa prevista nel Santuario;
alla compagnia si è unita anche Rosaria, una zia di Filomena, e le due donne gareggiano in devozione alla Madonna, ai santi e al papa Bergoglio: siamo nella vettura guidata da Crucetti, e subito le due donne ostentano vistosi segni della croce, Filomena asperge le vettura e noi uomini con l'acqua
benedetta di Medjugorje.
Il tutto era prevedibile, noi vogliamo essere tolleranti e quindi abbozziamo un sorriso di circostanza.
Da notare che per tutto il tragitto Modena/Ferrara l'amico Crucetti del Tavoliere ha tenuto a ricordarci che: "io sono malato, e ho tanto di certificati che attestano il mio stato", e di seguito ancora: "vi ricordo che io sono malato, che prendo 16 pastiglie al giorno", al che mi sono offerto di sostituirlo alla guida, poiché eravamo preoccupati di dove potesse condurci il malato Crucetti, padrone delle nostre vite, ma non ha mai accettato di lasciare il volante.
Finalmente siamo a Ferrara. Ci addentriamo nelle strette vie del quartiere Medioevale e troviamo un comodo parcheggio a ridosso di S.Maria in Vado ( Vado sta per Guado: la Ferrara del tempo era, più di quanto lo sia ora, una "Terra d'acqua", attraversata da rami secondari del Po, in parte immersa in acque lagunari e paludose e nel luogo c'era un corso d'acqua che doveva essere guadato) ; il primo nucleo di questa Chiesa è del 1100, ma nel '400, in seguito al miracolo del 1171, Biagio Rossetti costruì il nuovo grande Santuario inglobandovi la cappella teatro dell'evento prodigioso.
Entrati nel Tempio, io mi prodigo in dettagli sulla storia della chiesa, barocca e sontuosa, dotata di
un organo a canne del'500, ma le pie donne sostano alle statue dei santi e accendono lumini.
Tutte le chiese edificate dal Rossetti hanno caratteristiche inconfondibili: la facciata delimitata in alto da due cimase decorative ai lati, il rosone centrale, portale in marmo pregiato e altre finiture in cotto: in questa chiesa, come nella Ferrara medioevale e rinascimentale, il cotto è dominante.
L'Architetto del Duca d'Este, autore di altri importanti edifici religiosi della città, fu sopratutto il geniale ideatore della nuova Ferrara Rinascimentale sotto il Duca Ercole I d'Este; infatti è detta
"Addizionale Erculea" la somma dei nuovi assi stradali perpendicolari che, superando le vecchie mura e inoltrandosi nella campagna, costituirono le basi della nuova urbanizzazione della città: così Ferrara divenne famosa e considerata la città urbanisticamente più moderna d'Europa.
Guido gli amici al tabernacolo monumentale che contiene la volta della cappella dove dovrebbero
essere ancora impresse le macchie di sangue dell'evento miracoloso, ma qui è giusto sottolineare che
tutto ciò è materia di fede.
Già all'ingresso del Santuario ho notato più di un prete in abito talare, e la cosa mi ha sorpreso perché
è cosa rara vedere tonache nere: ormai i preti vestono in borghese e si mimetizzano fra la gente comune.
Una musica d'organo si diffonde nelle navate, le note non sono dell'imponente e antico organo pensile, ma provengono da una cappella laterale dove scorgo un uomo piccolo, il viso rubizzo e con
un poco di pinguedine intento alla tastiera di un organo elettronico.
Sono un curioso incorreggibile e chiedo all'uomo del grande organo inutilizzato, allarga le braccia e afferma che l'organo è prezioso ma anche malconcio, avrebbe bisogno di un restauro radicale e perciò non si utilizza per non aggravarne le condizioni.
L'uomo parla volentieri e dice di essere "distaccato" pro tempore in S.Maria da un convento dell'avellinese, e di fare parte della Fratellanza Familia Christi, a me sconosciuta e che forse è una delle tante conventicole in cui si ritrovano i numerosi gruppuscoli che contestano il Magistero Ufficiale della Chiesa, infatti l'uomo si chiama Olivo, è un Oblato della comunità e mostra subito una vera avversione per Papa Bergoglio che considera usurpatore e traditore della vera dottrina, mentre ritiene che il dimissionario Benedetto XVI sia ancora il vero Papa.
Filomena e Rosaria si sono unite a noi, ma evidentemente la prima non ha afferrato del tutto il senso
della conversazione perché riferisce che il suo parroco ha definito Bergoglio uno scimmione, e si
aspetta che l'altro ne sia scandalizzato, e invece l'Oblato rincara la dose: il suo parroco è stato molto
buono! Filomena è attonita, barcolla e si allontana borbottando parole confuse.
Allora percepisco e capisco quello che accade in questa chiesa: sempre più chierici, per lo più giovani
(probabilmente seminaristi) fanno il loro ingresso, tutti in abito talare, alcuni in cotta, con turiboli e candelieri, e più discosto sta un prete in cotta e stola, ritto al centro della navata e che dall'alto della sua statura ha l'aria di volere sovrintendere a quanto accade.
L'atmosfera nella Basilica è satura dei fumi di incenso, dell'odore della cera fusa, un'atmosfera d'altri tempi, avverto nell'aria qualcosa di arcano, quasi di esoterico, i fedeli sono numerosi e disciplinati, con sguardi rapiti snocciolano litanie e giaculatorie, e si apprestano a seguire la messa con il rito preconciliare in latino, in cui il celebrante indossa l'antica pianeta e volge le spalle ai fedeli; è singolare che questi preti, non so come definirli altrimenti, hanno sul capo una sorta di papalina o zucchetto retato che mi ricorda i copricapo indossato da Moni Ovadia, l'artista opinionistal
onnipresente nelle trasmissioni TV.
E intanto l'Oblato all'organo continua a pigiare sui tasti e intona, solitario, motivi sconosciuti che ricordano il canto gregoriano, e in una pausa del canto riesce a dirmi, con aria complice, che presto
Bergoglio, l'usurpatore, sarà costretto alle dimissioni; a un tavolinetto nella navata centrale siede un
giovane in abito talare addetto alla distribuzione di santini e letteratura religiosa, e inganna l'attesa armeggiando con il suo Iphone, ma il prete con la stola lo fulmina con lo sguardo e quello ripone l'apparecchio.
Infine, all'Ite Missa Est, accade l'imprevedibile: si apre la porticina della canonica e fa il suo ingresso
l'Arcivescovo di Ferrara Mons. Luigi Negri, in realtà è ormai "Arcivescovo emerito" perché il Papa lo ha sostituito con un nuovo presule.
Mons. Negri vuole salutare il suo gregge, c'è una certa mestizia nelle sue parole, ma nello stesso tempo sembra parli da un'ultima trincea, chiede le preghiere e rassicura tutti che sarà sempre vicino a questa comunità: ora ho conferma del fatto che Mons. Negri ha reso possibile che questa nuova Fratellanza Familia Christi si stabilisse nel Santuario di S.Maria in Vado.
Sono molto stanco e turbato da questo spettacolo, esco a prendere aria e mi inoltro nel chiostro attiguo dove si festeggia il Battesimo di un bambino: c'è serenità diffusa, distribuiscono confetti e
bomboniere, e il buffet è preso d'assalto da parenti e amici.
Rientro nella chiesa dove scorgo Crucetti ancora seduto davanti all'altare, la cosa mi sorprende perché il cavadenti è più scettico della moglie Filomena, ma poi penso che egli, memore di essere un malato con tanto di certificazione medica, voglia pregare i Santi e la Madonna perché intercedano per la sua salute: non si sa mai!
Ora la comitiva dei pellegrini, come a un comando, si sposta compatta davanti a un altare della Madonna e, in ginocchio sul pavimento, rivolgono invocazioni alla Madonna, invocazioni che
hanno sempre lo stesso tenore: la protezione della vera fede da coloro che attentano alla sua integrità, e tutti i fedeli presenti (esclusa la Filomena) sanno bene che il convitato di pietra è Bergoglio.
Finalmente, io e Crucetti riusciamo a staccare le due donne dall'inginocchiatoio, usciamo sul sagrato della chiesa inondato dal sole e per via Borgodisotto e Volta Casotto entriamo al "Cucco", vecchia trattoria dell'ex Ghetto dove consumiamo i famosi "cappellacci di zucca"; nel menù c'è anche la "salama da sugo" altra specialità ferrarese, ma noi preferiamo non appesantirci troppo. e d'altra parte
è assente Paolo della Rocchetta, vero cultore dell'insaccato.
Quindi con la macchina ci avviciniamo al centro monumentale di Ferrara: nel parcheggio dei Teatini incontriamo un cerbero di Vigile Urbano che mostra i muscoli e vuole punire la condotta del nostro conducente che, a suo dire, è passibile di una sanzione di oltre 160 euro e con la decurtazione di 8 punti della patente, ma infine con nostra soddisfazione il Vigile, valutate le attenuanti esistenti, rinuncia a elevare contravvenzione.
Eccoci dunque arrivati all'imponente Castello Estense e alla solennità del Duomo, davanti alla statua del Savonarola, nella Piazzetta Municipale con lo Scalone di Leon Battista Alberti, e dove gli sbandieratori del Palio si esercitano con gli stendardi al suono di trombe e tamburi, ma è corretto
dire che tutto il centro di Ferrara è molto bello: siamo capitati nel mezzo dei festeggiamenti per la
promozione della SPAL in serie A, i tifosi sono chiassosi ma rispettosi di cose e persone.
Siamo ormai sulla strada del rientro a Modena, usciamo dalla città ammirando le grandi vie della
"Addizionale" e costeggiamo le mura antiche che cingono ancora la città, una cinta convertita in area verde alberata.
Modena, 14-05-2017 Antonio Ferrin
E' una bella giornata di piena primavera, l'aria è meno frizzante, e il tutto sembra propiziare
la riuscita della gita che ho organizzato con il dottor Crucetti e sua moglie Filomena Materdomini.
La meta è Ferrara; in realtà Filomena è interessata a una visita di devozione in una chiesa ferrarese teatro nel medioevo di un famoso prodigio: durante la celebrazione della messa da parte del Sacerdote, incredulo circa la reale presenza di Cristo nell'Eucarestia, nell'attimo in cui spezzò l'ostia, zampillò dalla stessa un fiotto di sangue che in parte schizzò sulla volta della Cappelletta in cui si svolgeva il rito. Secondo le cronache, la pietà e credulità popolare, sarebbero ancora visibili le tracce del sangue impresse nell'intonaco antico.
Io sono meno interessato all'aspetto religioso, e infatti colgo l'occasione per tornare nella mia terra dove ho trascorso la giovinezza, e mi propongo di condurre gli amici nelle vie medioevali della città
e in quelle del suo splendore Rinascimentale.
Ma sono consapevole che dovrò fare atto di presenza alla cerimonia religiosa prevista nel Santuario;
alla compagnia si è unita anche Rosaria, una zia di Filomena, e le due donne gareggiano in devozione alla Madonna, ai santi e al papa Bergoglio: siamo nella vettura guidata da Crucetti, e subito le due donne ostentano vistosi segni della croce, Filomena asperge le vettura e noi uomini con l'acqua
benedetta di Medjugorje.
Il tutto era prevedibile, noi vogliamo essere tolleranti e quindi abbozziamo un sorriso di circostanza.
Da notare che per tutto il tragitto Modena/Ferrara l'amico Crucetti del Tavoliere ha tenuto a ricordarci che: "io sono malato, e ho tanto di certificati che attestano il mio stato", e di seguito ancora: "vi ricordo che io sono malato, che prendo 16 pastiglie al giorno", al che mi sono offerto di sostituirlo alla guida, poiché eravamo preoccupati di dove potesse condurci il malato Crucetti, padrone delle nostre vite, ma non ha mai accettato di lasciare il volante.
Finalmente siamo a Ferrara. Ci addentriamo nelle strette vie del quartiere Medioevale e troviamo un comodo parcheggio a ridosso di S.Maria in Vado ( Vado sta per Guado: la Ferrara del tempo era, più di quanto lo sia ora, una "Terra d'acqua", attraversata da rami secondari del Po, in parte immersa in acque lagunari e paludose e nel luogo c'era un corso d'acqua che doveva essere guadato) ; il primo nucleo di questa Chiesa è del 1100, ma nel '400, in seguito al miracolo del 1171, Biagio Rossetti costruì il nuovo grande Santuario inglobandovi la cappella teatro dell'evento prodigioso.
Entrati nel Tempio, io mi prodigo in dettagli sulla storia della chiesa, barocca e sontuosa, dotata di
un organo a canne del'500, ma le pie donne sostano alle statue dei santi e accendono lumini.
Tutte le chiese edificate dal Rossetti hanno caratteristiche inconfondibili: la facciata delimitata in alto da due cimase decorative ai lati, il rosone centrale, portale in marmo pregiato e altre finiture in cotto: in questa chiesa, come nella Ferrara medioevale e rinascimentale, il cotto è dominante.
L'Architetto del Duca d'Este, autore di altri importanti edifici religiosi della città, fu sopratutto il geniale ideatore della nuova Ferrara Rinascimentale sotto il Duca Ercole I d'Este; infatti è detta
"Addizionale Erculea" la somma dei nuovi assi stradali perpendicolari che, superando le vecchie mura e inoltrandosi nella campagna, costituirono le basi della nuova urbanizzazione della città: così Ferrara divenne famosa e considerata la città urbanisticamente più moderna d'Europa.
Guido gli amici al tabernacolo monumentale che contiene la volta della cappella dove dovrebbero
essere ancora impresse le macchie di sangue dell'evento miracoloso, ma qui è giusto sottolineare che
tutto ciò è materia di fede.
Già all'ingresso del Santuario ho notato più di un prete in abito talare, e la cosa mi ha sorpreso perché
è cosa rara vedere tonache nere: ormai i preti vestono in borghese e si mimetizzano fra la gente comune.
Una musica d'organo si diffonde nelle navate, le note non sono dell'imponente e antico organo pensile, ma provengono da una cappella laterale dove scorgo un uomo piccolo, il viso rubizzo e con
un poco di pinguedine intento alla tastiera di un organo elettronico.
Sono un curioso incorreggibile e chiedo all'uomo del grande organo inutilizzato, allarga le braccia e afferma che l'organo è prezioso ma anche malconcio, avrebbe bisogno di un restauro radicale e perciò non si utilizza per non aggravarne le condizioni.
L'uomo parla volentieri e dice di essere "distaccato" pro tempore in S.Maria da un convento dell'avellinese, e di fare parte della Fratellanza Familia Christi, a me sconosciuta e che forse è una delle tante conventicole in cui si ritrovano i numerosi gruppuscoli che contestano il Magistero Ufficiale della Chiesa, infatti l'uomo si chiama Olivo, è un Oblato della comunità e mostra subito una vera avversione per Papa Bergoglio che considera usurpatore e traditore della vera dottrina, mentre ritiene che il dimissionario Benedetto XVI sia ancora il vero Papa.
Filomena e Rosaria si sono unite a noi, ma evidentemente la prima non ha afferrato del tutto il senso
della conversazione perché riferisce che il suo parroco ha definito Bergoglio uno scimmione, e si
aspetta che l'altro ne sia scandalizzato, e invece l'Oblato rincara la dose: il suo parroco è stato molto
buono! Filomena è attonita, barcolla e si allontana borbottando parole confuse.
Allora percepisco e capisco quello che accade in questa chiesa: sempre più chierici, per lo più giovani
(probabilmente seminaristi) fanno il loro ingresso, tutti in abito talare, alcuni in cotta, con turiboli e candelieri, e più discosto sta un prete in cotta e stola, ritto al centro della navata e che dall'alto della sua statura ha l'aria di volere sovrintendere a quanto accade.
L'atmosfera nella Basilica è satura dei fumi di incenso, dell'odore della cera fusa, un'atmosfera d'altri tempi, avverto nell'aria qualcosa di arcano, quasi di esoterico, i fedeli sono numerosi e disciplinati, con sguardi rapiti snocciolano litanie e giaculatorie, e si apprestano a seguire la messa con il rito preconciliare in latino, in cui il celebrante indossa l'antica pianeta e volge le spalle ai fedeli; è singolare che questi preti, non so come definirli altrimenti, hanno sul capo una sorta di papalina o zucchetto retato che mi ricorda i copricapo indossato da Moni Ovadia, l'artista opinionistal
onnipresente nelle trasmissioni TV.
E intanto l'Oblato all'organo continua a pigiare sui tasti e intona, solitario, motivi sconosciuti che ricordano il canto gregoriano, e in una pausa del canto riesce a dirmi, con aria complice, che presto
Bergoglio, l'usurpatore, sarà costretto alle dimissioni; a un tavolinetto nella navata centrale siede un
giovane in abito talare addetto alla distribuzione di santini e letteratura religiosa, e inganna l'attesa armeggiando con il suo Iphone, ma il prete con la stola lo fulmina con lo sguardo e quello ripone l'apparecchio.
Infine, all'Ite Missa Est, accade l'imprevedibile: si apre la porticina della canonica e fa il suo ingresso
l'Arcivescovo di Ferrara Mons. Luigi Negri, in realtà è ormai "Arcivescovo emerito" perché il Papa lo ha sostituito con un nuovo presule.
Mons. Negri vuole salutare il suo gregge, c'è una certa mestizia nelle sue parole, ma nello stesso tempo sembra parli da un'ultima trincea, chiede le preghiere e rassicura tutti che sarà sempre vicino a questa comunità: ora ho conferma del fatto che Mons. Negri ha reso possibile che questa nuova Fratellanza Familia Christi si stabilisse nel Santuario di S.Maria in Vado.
Sono molto stanco e turbato da questo spettacolo, esco a prendere aria e mi inoltro nel chiostro attiguo dove si festeggia il Battesimo di un bambino: c'è serenità diffusa, distribuiscono confetti e
bomboniere, e il buffet è preso d'assalto da parenti e amici.
Rientro nella chiesa dove scorgo Crucetti ancora seduto davanti all'altare, la cosa mi sorprende perché il cavadenti è più scettico della moglie Filomena, ma poi penso che egli, memore di essere un malato con tanto di certificazione medica, voglia pregare i Santi e la Madonna perché intercedano per la sua salute: non si sa mai!
Ora la comitiva dei pellegrini, come a un comando, si sposta compatta davanti a un altare della Madonna e, in ginocchio sul pavimento, rivolgono invocazioni alla Madonna, invocazioni che
hanno sempre lo stesso tenore: la protezione della vera fede da coloro che attentano alla sua integrità, e tutti i fedeli presenti (esclusa la Filomena) sanno bene che il convitato di pietra è Bergoglio.
Finalmente, io e Crucetti riusciamo a staccare le due donne dall'inginocchiatoio, usciamo sul sagrato della chiesa inondato dal sole e per via Borgodisotto e Volta Casotto entriamo al "Cucco", vecchia trattoria dell'ex Ghetto dove consumiamo i famosi "cappellacci di zucca"; nel menù c'è anche la "salama da sugo" altra specialità ferrarese, ma noi preferiamo non appesantirci troppo. e d'altra parte
è assente Paolo della Rocchetta, vero cultore dell'insaccato.
Quindi con la macchina ci avviciniamo al centro monumentale di Ferrara: nel parcheggio dei Teatini incontriamo un cerbero di Vigile Urbano che mostra i muscoli e vuole punire la condotta del nostro conducente che, a suo dire, è passibile di una sanzione di oltre 160 euro e con la decurtazione di 8 punti della patente, ma infine con nostra soddisfazione il Vigile, valutate le attenuanti esistenti, rinuncia a elevare contravvenzione.
Eccoci dunque arrivati all'imponente Castello Estense e alla solennità del Duomo, davanti alla statua del Savonarola, nella Piazzetta Municipale con lo Scalone di Leon Battista Alberti, e dove gli sbandieratori del Palio si esercitano con gli stendardi al suono di trombe e tamburi, ma è corretto
dire che tutto il centro di Ferrara è molto bello: siamo capitati nel mezzo dei festeggiamenti per la
promozione della SPAL in serie A, i tifosi sono chiassosi ma rispettosi di cose e persone.
Siamo ormai sulla strada del rientro a Modena, usciamo dalla città ammirando le grandi vie della
"Addizionale" e costeggiamo le mura antiche che cingono ancora la città, una cinta convertita in area verde alberata.
Modena, 14-05-2017 Antonio Ferrin
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