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libreria di zurau

giovedì 10 novembre 2016

LAMENTO DI IPPOCRATE


                                                     LAMENTO DI IPPOCRATE
                                                       

Con mezzi pubblici, e pedibus calcantibus, mi sto recando in via Mascagni dove è l'ambulatorio del
dott. Crucetti, il medico dentista indicatomi da un amico comune.
Sono dolorante per un molare compromesso che mi fa vedere le stelle; la strada è già deserta e in penombra, scarsamente illuminata da luci tenui provenienti da alcune finestre; camminando, ricordo
che Pietro Mascagni è il compositore che ha scritto la musica di Rapsodia Satanica, colonna sonora per l'omonimo film degli anni '30 del secolo scorso. Certamente è solo suggestione, ma intravedo nello squallore della strada, con le ombre precoci e quasi inattese, un che di sinistro che acutizza il mio malessere e cerco di affrettare il passo.
Finalmente individuo il vecchio condominio dove è l'ambulatorio, noto la targhetta usurata dal tempo
con il nome del Dentista quasi illeggibile, comunque premo il pulsante della suoneria e attendo.
Pochi minuti ed ecco il rumore metallico dello scrocco e l'uscio si apre lentamente lasciando intravedere l'alta figura di una donna vestita di una tunica bianca che mi scruta con curiosità, e io mi affretto a dire chi sono e perché sono di fronte a lei, anche se la donna ha senz'altro già notata la mia guancia gonfia e il viso deformato dal dolore lancinante.
La donna è la moglie del Dentista e si chiama Filomena di Materdomini, è minuta, di una magrezza inquietante, ora la sua espressione è più dolce e disponibile, il viso circondato da capelli folti e arricciati, quasi crespi, con una accentuata cotonatura che forma un baldacchino sul capo;
mi introduce in un salottino con poche sedute, una panca è ricoperta da cumuli di riviste ormai vecchie (ma ciò accade in tutti gli ambulatori medici!), e sul tavolino un calendario dell'anno precedente con volantini pubblicitari che annunciano eventi di molti mesi prima.
Mi fa accomodare e mi annuncia al dottor Crucetti che di nome fa Vito, è originario del Tavoliere delle Puglie, ma non devo attendere molto perché la donna ritorna facendo strada verso l'uscita a una signora, che poi mi confesserà essere sua sorella abitante in quel di Montale, il che mi
ricorda subito di chi si tratta, si chiama Penelope, me ne aveva parlato mia moglie in merito a una
vicenda che aveva fatto scalpore fra amici e parenti: mi pare si trattasse di una famosa "salama da sugo", la specialità ferrarese che avventurosamente era giunta a Modena dalla Città Estense e che Paolo della Rocchetta non era riuscito a consumare per la strenua opposizione della sua Penelope.
Ma ora voglio andare oltre perché sono troppo dolorante e ansioso di mettermi nelle mani del
dottore perché dia sollievo al mio dolore.
Entrando nello studio, le grandi luci si attenuano e l'ambiente è pervaso da una tenue luce azzurro-rosa che può conciliare pace e sonno;  il medico mi guida alla poltrona di fronte al "Riunito", luogo deputato alla tortura, e allora noto che affissa alla parete c'è l'immagine di una Santa, mi dicono
Santa Apollonia, Patrona dei dentisti, e io spero lo sia anche dei loro pazienti.
L' icona religiosa è in ceramica policroma di Grottaglie, ed è adornata da due lumini di cera accesi
che poggiano su una piccola mensola, la Santa tiene nella mano sinistra una tenaglia d'altri tempi che
i cavadenti utilizzavano in passato, come forse facevano anche i maniscalchi quando toglievano i chiodi dai ferri dei cavalli; sulla stessa mensola c'è una piccola statua della Madonna contenente acqua benedetta, la osservo e Filomena di Materdomini, notando la mia curiosità, conferma che lei è molto devota a quella Madonna che sarebbe apparsa a Medjugorie nell'ex-Jugoslavja.
L'ambiente ha assunto un'atmosfera mistica, mancano solo il suono dell'organo e le voci bianche.
Io sono attonito e molto preoccupato: dove sono? Dove sono capitato? Ecco, Donna Filomena e il maritoVito si avvicinano all'immagine della Santa e recitano alcune giaculatorie; io assisto rispettoso
e perplesso alla cerimonia, peraltro breve.
Quindi le luci si riaccendono, una lampada scialitica mi inonda di luce bianca, Vito applica la
mascherina sulla sua bocca, controlla la batteria di strumenti disposti sui bracci del "Riunito", strumenti fissati a flessibili e cavi tentacolari, tutti protesi ( così mi pare e temo) ad assediare la mia bocca.
Donna Filomena controlla il funzionamento del lavabo nel riunito e avvia il compressore, mentre il dottore è assorto in reconditi pensieri: Vito ha movimenti lenti, sempre ponderati, quasi di bradipo, la sua mente sembra vagare lontano dallo spazio angusto in cui ci troviamo.
Infine il Dentista afferra, uno a uno, scavatore, trapano e fresa, e comincia a ravanare nella mia bocca,
tra i denti e nei recessi più nascosti; il molare offeso è devitalizzato, e tuttavia l'esplorazione è
fastidiosa perché accade che gli utensili tocchino nel vivo le gengive sensibilissime.
Evidentemente il mio livello di sopportazione è raggiunto e superato, cado in deliquio e la mente è precipitata in un mondo di visioni piene di luci e suoni psichedelici, mi hanno forse propinato sostanze allucinogene? Nella realtà fantastica in cui mi trovo, Donna Filomena è un'Odalisca che circonda di attenzioni lascive il suo Vito, che si concede estatico alle mollezze con un sorriso ineffabile; lei è avvolta in una finissima stoffa che veleggia per le movenze che lasciano intravedere l'eleganza del suo corpo, lui invece è cinto ai fianchi da un semplice pareo che lascia scoperte due gambe che sembrano stecchi di legno: compaiono infine alcune bellissime giovani donne seminude adornate di fiori che danzano al suono dolce di tamburi e ukulele.
Non saprei dire per quanti minuti io sia stato in questa condizione di estraneità al mondo reale e pertanto, quando recupero la lucidità, ignoro ciò che è accaduto, la vista è sempre più nitida, lo stato
di coscienza emerge dalle nebbie, e percepisco confusamente alcune parole tra il dottor Crucetti e Filomena: <ci è andata bene>, dice lui alla donna, e questa di rimando:<andiamo a San Giovanni Rotondo da Padre Pio per grazia ricevuta>, io comincio ad afferrare il senso di quelle parole.
Il dato di fatto è che Donna Filomena ha il camice in disordine e il palco dei capelli è scarruffato, mentre il dottor Crucetti, cerca invano di darsi un contegno acconciandosi il ciuffo di capelli che non ha.
Sono disorientato, mi dirigo all'uscita mentre si sente il lamento remoto, triste e prolungato, del vecchio Ippocrate proveniente da non so dove.
A.Ferrin
Modena, 10/11/2016                                                             


lunedì 24 ottobre 2016

MA'T Settimana della salute mentale

               
                                                                  MA'T


Sabato pomeriggio, in attesa di entrare al Cinema Astra, mi sono fermato in via Emilia Centro,
in angolo con Piazza Matteotti: sentivo suoni acuti di ottoni e tamburi che si avvicinavano sempre
più e, in lontananza, avanzava un corteo partito da Largo S.Agostino.
Allora ho ricordato che poche ore prima Chiara mi aveva annunciato che avrebbe fatto un servizio
fotografico al " Màt Pride", la marcia dei matti, in occasione della Settimana della Salute Mentale.
Così ho deciso di assistere al passaggio del corteo preceduto dalla Banda musicale di Modena; in
realtà, come spesso accade, molti eventi sono annunciati con un'enfasi eccessiva rispetto alla realtà
dei fatti, anche se in presenza di una manifestazione importante e socialmente utile.
Infatti la Banda è un poco scalcinata, con pochi elementi, disordinata nel portamento, suonano
a memoria, ma volonterosamente.
Lo stesso corteo è esiguo, con pochi malati e i loro parenti, due uomini sui trampoli, alcuni volontari
che distribuiscono palloncini e altri che reggono manifesti esplicativi circa i temi della manifestazione
non mancano due fotografi a documentare il tutto, una di questi è Chiara che notandomi mi si avvicina
noto anche il Vigile urbano in motocicletta che fa da staffetta: ha sollevato la moto sul cavalletto e si è piantato a gambe larghe nel bel mezzo della strada, ha gli stivali di pelle nera, i pantaloni infilati e attillati, giberna e cinturone, manganello e pistola e infine la paletta segnaletica infilata nello stivale, si guarda intorno con atteggiamento marziale, questa immagine richiama alla mente scene Western.
Ciò che più mi sorprende e mi fa sorridere è il tizio in testa al corteo che regge un cartello.
Egli è un cittadino frequentatore abituale del Centro di Salute Mentale e del bar della Polisportiva
situato al piano terra, molto docile ed educato, cerca di scroccare piccole consumazioni, ma lo ricordo
bene sopratutto perché io e mia moglie lo abbiamo sorpreso alcune volte a pisciare in pieno giorno nella siepe condominiale.
Gli spettatori osservano incuriositi, alcuni sorridono o commentano, ecco un commento per tutti : poverini, hanno dei problemi.
Ho pensato che tutti noi abbiamo dei problemi, più o meno consapevolmente, e che tutti avremmo
dovuto "entrare nel corteo" e confonderci con i matti.

Antonio Ferrin
Modena, 24/10/2016

domenica 23 ottobre 2016

IO, DANIEL BLAKE

                                                                                                                                                                                                   IO, DANIEL BLAKE


Ho visto il film di Ken Loach, film in cui il regista affronta il tema del Welfare inglese.             Prende in esame il caso emblematico del sessantenne Daniel alle prese con i suoi problemi di cuore che lo rendono inabile al lavoro, ma che nello stesso tempo non riesce ad accedere ai sussidi di malattia e disoccupazione per la stupidità e inettitudine della burocrazia.                                           Infine Daniel muore di infarto proprio nell'ufficio della burocrazia dove finalmente avevano accettato
di esaminare il suo caso, per cui si può ben dire che "muore di burocrazia".
Pertanto il tema interessa tutti, anche noi che viviamo in società che si dicono socialmente avanzate, ma che sono anche terribilmente complesse e competitive, e nelle quali le burocrazie sono veri Moloch
incombenti, minacciosi e imperscrutabili.
Quindi l'argomento è ampiamente dibattuto, ma io desidero accennare alla maestria con cui Loach gira
la pellicola, coinvolge emotivamente lo spettatore, provocando in lui indignazione, pietà, pianto e
disperazione.
Infine, nel funerale dei poveri (perché celebrato al mattino molto presto) la giovane Kate, amica di sventura di Daniel, legge un biglietto trovato in una tasca dell'uomo morto, è la dichiarazione che si
riprometteva di leggere davanti alla Commissione riunita per esaminare il caso: 
Io sono Daniel Blake...sono un Cittadino...niente di più...niente di meno... 
La recitazione è magistrale, non solo quella di Daniel, ma di tutti gli attori, anche dei più spregevoli per esigenze di copione.

A.Ferrin
Modena 22/10/2012

venerdì 23 settembre 2016

FESTIVAL della FILOSOFIA--

                                                      Festival della Filosofia
                                                                a Modena


17 settembre sabato pomeriggio

Salutate Annabella e Chiara, mi reco in Piazza Grande dove è già in corso la Lezione Magistrale di Roberto Esposito sul tema La crisi bio-politica dell'Europa: la platea è stracolma, occupata da
moltissimi anziani disciplinati e composti sulle sedie, mentre i giovani, più le femmine
dei maschi, con gli inseparabili zainetti agghindati di etichette e ninnoli, si muovono ancora nella piazza alla ricerca di spazi utili in cui sostare.
Nell'occasione, osservo quanto siano ormai omologati i comportamenti di giovani e anziani rispetto all'uso degli strumenti informatici: la platea pullula di anziani e, anche qui, sono più le donne che "giocano" con questi apparecchi, e i più evoluti sono collegati con fili e cuffie a più strumenti, tanto che sembrano ammalati in terapia intensiva in libera uscita.
Poi noto che parte dei giovani è accovacciata nella posizione del loto sotto il Portico del Comune dove sono intenti ad annotare sui quaderni i brani salienti della conferenza, e non capisco come riescano a cogliere la voce del Relatore che giunge tra il brusio e lo scalpiccìo diffusi.
Ma non intendo ascoltare la relazione, voglio infatti visitare il centro informazione per prendere la documentazione sui lavori dello stesso festival, ma l'ingresso mi è inibito da un tipo che mi chiede cosa desidero; io sono sospinto dal flusso di visitatori e curiosi che si muovono in ogni direzione creando così una calca alla quale è difficile sottrarsi, rispondo dunque rapidamente che vorrei
ritirare materiale informativo, e lui di rimando: ma deve fare l'esame HIV? Sono già impaziente, e dunque lo fisso con uno sguardo che vuole trafiggerlo perché non capisco il senso di questa domanda, che oltretutto pone con tono così elevato che sovrasta il clamore in cui sono immerso.
Ma quello aggiunge subito: il centro è chiuso perché adibito ai prelievi per la ricerca dell'HIV tra i
visitatori che vogliano sottoporsi a questo esame.
Ovviamente declino l'offerta, mi tuffo nella folla anonima e cerco di sottrarmi all'abbraccio della
massa, e in prossimità di via Canalchiaro, scorgo due crocchi di giovani seduti in cerchio sui ciottoli che giocano a carte: uno con un mazzo di napoletane, e un'altro con carte colorate da bridge.
Una scena suggestiva in un'atmosfera strapaesana: le bancarelle di libri, quella dei gadget della Fiera,
la Piazza, in cui si stagliano il Duomo di Lanfranco e Wiligelmo con la Ghirlandina, attorniati dai bar felicemente pieni, insomma mancano le bestie all'incanto, le grida di banditori e mediatori per sentirmi calato del tutto nel mezzo di una scena propria dell'oleografia medioevale.





19 settembre 2016
Ieri si è concluso il Festival il cui tema era "AGONISMO".
Come di consueto mi sono alzato molto presto e mi sono avviato in Corso Canalchiaro per raggiungere Piazza Grande dove intendevo assistere a Lezioni Magistrali che ritengo interessanti, una di Marc Augé Rivincita, l'altra di Umberto Galimberti Agonia.
Le strade sono pressoché deserte, solo piccoli sparuti gruppi con zainetti a spalla procedono nella mia direzione, quasi tutti turisti, ma nelle vicinanze di Piazza Grande il flusso aumenta e incrocio quanti sono invece diretti verso Piazza Risorgimento; ad un tratto una coppia di turisti stranieri effettua uno scarto sul marciapiede e istintivamente li imito evitando così di incappare in un voluminoso escremento canino: gli stranieri sono scandalizzati, ma io assolvo il cane che intenerisce quando, dopo avere depositato il suo obolo, raspa istintivamente e invano sul cemento per nascondere il misfatto, ma non il suo proprietario che si presume sia più consapevole, ma che di certo non mostra molto senso
civico.
Raggiunta la Piazza alle 9,15, lo spazio è già gremito da molti in attesa che Marc Augé tenga la sua relazione, allora mi dirigo in Piazza xx Settembre dove è stata eretta una tensostruttura in grado di
ospitare oltre 1000 persone che possono seguire in diretta streaming l'evento, ma anche questo spazio si  riempie velocemente, pertanto prendo posto e inizia la processione dei ritardatari, vere anime in pena alla ricerca di un posto a sedere: io sono seduto vicino a due signore anziane( almeno160 anni in due), all'estremità del corridoio centrale dove si è già formata una fila di ragazze sedute in terra,
con i quaderni aperti sulle gambe e pronte ad annotare le parole dei relatori. Il quadro è rassicurante: più generazioni sono vicine, accomunate da un interesse culturale condiviso.
Finalmente, sono le 10,30 quando il Prof Augé, tra il gracchiare e i sibili degli amplificatori, prende la parola.



Rivincita
Marc Augè.
Sociologo di grande fama, esperto di filosofia e antropologia della contemporaneità.
Parla di culto totemico, di Totem astratti e appartenenza totemica, con particolare attenzione alla dimensione rituale del quotidiano.
Accenna all'illusione come espressione del desiderio, all'esperienza intensa del tempo nella struttura
socio temporale; quindi a un'età fatale per la rivincita attraverso congiunzioni mitiche e necessarie
"traversate del deserto" (Malrau), esemplare al riguardo la vicenda dei Generali francesi De Gaulle-Petain  colleghi nell'Arme.
Il Maresciallo Petain, l'eroe di Verdun, diventa Presidente della Francia occupata dai tedeschi, mentre De Gaulle si ribella a tutto ciò e dalle Colonie francesi in Nord Africa guida la lotta contro i tedeschi, poi si rifugia a Londra fino alla vittoria.
Diventa Presidente della Francia liberata, Petain è condannato a morte per tradimento, ma De Gaulle
commuta la pena nell'ergastolo
Marc Augè  ricorda anche Saint Just e il Terrore a Parigi del 1794 come tentativi di scorciatoie nell'iter della storia.
Infine accenna alla rivincita come rappresentazione del passato e rappresentazione illusoria del futuro,
in un dinamica ciclica dei conflitti, senza soluzione di continuità.
Ogni desiderio di rivincita è desiderio di vendetta e vuol dire consumarsi, in altri termini, inseguire la
rivincita si resta vuoti.
Già nel '700 Kant si chiedeva: cosa è l'uomo, cosa posso fare, cosa posso sperare: i grandi problemi
cui l'uomo deve fare fronte sono sempre gli stessi, ma saranno irrisolvibili finché nel sistema formativo la filosofia sarà separata dalla scienza.
Infine noi tutti siamo protagonisti di piccole "traversate del deserto"nel corso della vita in quanto soggetti a sconfitte, emarginazioni, e quindi capaci di rivincite più o meno fortunate e tempestive.



Agonia
Umberto Galimberti
Filosofo e Psicanalista Junghiano


Il relatore inizia in maniera provocatoria : dobbiamo metterci il cuore in pace, dobbiamo morire, e l'Agonia (lotta) non è con un'entità astratta come la morte, ma semplicemente fra l'individuo e la Specie, poiché partecipiamo della natura che ha suoi scopi ben precisi, che persegue il fine della
continuazione della specie, di ogni specie.
A fronte della vita del singolo individuo, trionfa il diritto della specie; l'uomo come ogni essere vivente ha una temporalità ciclica che prevede nascita vita e morte: nell'economia generale della Natura, della sua conservazione e continuazione, vita e morte hanno pari dignità e necessità.
Pertanto la natura è crudele, ma di una crudeltà innocente, e così espressioni quali "natura malvagia"
"montagna maledetta" vulcano, e ogni flagello che colpisce l'uomo non sono contro ma nell'ordine delle cose, indipendenti dalla volontà di chicchessia.
Ma l'uomo (il mortale) dai suoi primordi ha sviluppato uno smisurato senso di onnipotenza, con l'Etica e lo sviluppo del pensiero, è diventato tracotante e ha riposto cieche speranze in una sopravvivenza impossibile; la concezione "naturalistica" della filosofia greca e pagana, è sostituita dal pensiero Giudaico/Cristiano: Dio invece di Natura--Anima invece di Interiorità.
Il Tempo ha un senso, quindi la storia, e il concetto di Salvezza nel Cristianesimo conduce al futuro
positivo, a un'avvenire dell'illusione poiché il Cristianesimo si può ben definire "cultura dell'illusione"
( uomini non morirete mai) pertanto il dolore dell'uomo diventa una "caparra per l'eternità".
E noi ci dibattiamo tra "casualità della vita" e "gioco ingannevole della vita", e viviamo la vita quasi
fosse un "Debito da pagare"(Anassimandro), in una dimensione tragica.
Nell'agonia, la nostra psiche non riconosce la morte, non la sente, e il moribondo precipita nelle tipiche affabulazioni del morente.
Alcuni aforismi o sentenze:

                              "il primo di noi due che muore, io vado a Parigi"

                   "Avere guidato i popoli, o essersi ubriacati in solitudine non fa differenza"

                                           "Religione strumento di potere"   (Crizia)

                                  "gli Dei parto degli uomini per rassicurarsi"(Democrito)

                                           "l'Uomo è misura di tutte le cose" (Protagora)


Modena, 19/9/2016

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lunedì 12 settembre 2016

PER LARA E LEA

La felicità in un prato verde.



Nei campi di Crodo c'è una pastora che quasi tutti i giorni porta un gruppo di pecore a pascolare nei prati che circondano la casetta in cui abitano due sorelline, Lara e Lea, con il loro papà Maumau e la mamma Alendra; la casetta è piccola ma molto carina, è adagiata sul pendio attraversato dal torrente con le sue acque che scrosciano rotolando dal monte verso il fondovalle.
La pastora si chiama Ermengarda ed è molto affezionata al suo gregge che conduce dall'ovile
ai prati pieni di erba tenera che le pecore brucano, mentre gli agnellini, ancora troppo piccoli, cercano di poppare il latte della mamma.
L'arrivo del gregge è segnalato dal suono allegro dei campanellini legati al collo degli animali, e a volte si vede Ermengarda che porta sulle spalle una pecorella troppo debole, o forse pigra.
Ogni tanto sui prati arriva anche una mucca enorme, si chiama Gelsomina, che pascola tranquillamente
vicina al gregge, stanno tutti vicini, e mentre le bestie brucano lentamente e senza stancarsi, la pastora si riposa nell'erba e tira fuori dalla bisaccia pane e formaggio.
Lara e Lea non si stancano di ammirare le pecore e la mucca, e sanno anche che gli animali al pascolo sui prati della loro casetta sono utili per tenere lontane anche le vipere; osservano gli agnellini che si   rincorrono e giocano felici e le pecore/mamme hanno un bel daffare a sorvegliare le loro birichinate,
mentre Gelsomina, sdraiata nell'erba, è contenta perché piccoli uccelli la liberano dai fastidiosi parassiti che la tormentano.
Quando il sole comincia a nascondersi dietro i monti, Ermengarda riporta il gregge al riparo, dove le
pecore sono munte, e con il prezioso latte la pastora e suo marito fanno del formaggio pecorino squisito.
Anche Gelsomina ritorna nella sua stalla, dove si sottopone alla mungitura, ma produce molto più latte
di una pecora!
Ora è buio, tutti sono stanchi, Ermengarda e suo marito Annibale, la mucca, le pecore e gli agnellini, sono a letto come i pastori, o sulla lettiera di paglia gli animali; sono tutti al sicuro, si sente solo il muggito di Gelsomina e il belare degli agnelli: forse si stanno dando la buona notte?

Antonio

mercoledì 7 settembre 2016

S L A



                                                             S  L  A
                                                                                                     Sclerosi Laterale Amiotrofica



Giunto al termine del lungo e penoso calvario che caratterizza questa malattia, alle prime ore del  
mattino, erano le 3,30, e' morto Claps dopo una lotta impari con un morbo che ancora oggi non perdona.
Forse è l'agonia più drammatica riservata all'uomo colpito da questa malattia: egli è testimone e vive su di se con mente lucida, e con la consapevolezza del medico quale era Claps, l'ineluttabilità della lotta e quindi verifica sul proprio corpo la degenerazione progressiva del sistema neurologico che via via paralizza l'apparato muscolare fino a comprometterne le funzioni vitali, e in cui solamente l'ausilio di cure palliative può attenuare la sofferenza crescente, specie nella fase terminale.
Claps era il migliore amico di Umberto, suo compagno di studi alla facoltà di medicina dell'Università di Modena, città dove si erano conosciuti, Umberto proveniente da Bari, Claps da Potenza.
Questa mattina, con Umberto e altri amici medici, ci siamo recati a Gaiato di Pavullo nella Clinica dove Claps ha vissuto immobilizzato nel suo letto per oltre un anno, e nella quale era già allestita la camera ardente.
Come sempre, queste occasioni sono vere "cartine di tornasole" per conoscere la natura umana; c'è la partecipazione composta dei presenti che esprimono il cordoglio e la pietà come possono, o riescono a fare, poi la tensione si allenta e cominciano a fluire i ricordi, gli aneddoti, e spunta qualche sorriso, poi la storiella apparentemente inopportuna, ma che in realtà serve a scacciare dalla mente l'ombra molesta della morte.
Ma il tentativo di esorcizzare la morte è reso vano dalla sua presenza tangibile nel corpo composto di Claps che, a poche ore dal decesso, non mostra ancora i segni del deformante "rigor mortis", con il risultato che il suo volto appare meno sofferente di quanto non fosse durante l'agonia.
Il fratello del morto è preso tutto dall'organizzazione delle esequie, quasi eccitato passa da un crocchio all'altro per aggiornare, indicare, modificare o confermare i dettagli organizzativi che mutano spesso, ma, si sa, i decessi di amici e congiunti sono sempre improvvisi e inaspettati anche quando tutti li credono imminenti, e ciò è dovuto allo stesso meccanismo di rimozione con cui vogliamo allontanare il pensiero della morte.
Pertanto ci si sofferma sugli aspetti decorativi degli addobbi floreali, della solennità richiesta al sacerdote, e approntare infine una cerimonia decorosa per tributare allo scomparso il cordoglio più sentito e sincero, anche se con ciò vogliamo forse consolare noi stessi per la disperazione in cui siamo.
A un tratto si percepisce una sorta di accelerazione nelle disposizioni che precedono il funerale: si reciterà un primo Rosario serale nella camera mortuaria della Clinica, poi una messa con benedizione alla chiusura della bara prima del suo trasferimento in città dove sarà celebrato il vero funerale
Infine la vita prevale, la vita deve continuare e rivendica i suoi diritti, il morto resta solo nella piccola camera ardente, la cassa in cui riposa è chiusa dal coperchio di legno intarsiato; amici e parenti cominciano a sciamare con i commenti più diversi, c'è tristezza ma l'atmosfera è distesa e l'animo più leggero per la certezza di essere sopravvissuti, e si colgono frammenti di voci e sussurri che accennano alla eredità di Claps, e ai suoi aventi diritto.

Antonio Ferrin
Modena, 7/9/2016



domenica 4 settembre 2016

VORREI


                                                             
VORREI


Venticello di mare
reca malinconia
a blandire
con memorie
illusioni di fanciullo
Essere signore
della terra
padrone del cuore
dell'anima
esplorare
terre nuove
rilucenti
azzurro e smeraldo
senza pena
curare
teneri tralci
gemme
di primavera
Piccolo uomo
guscio vano
angusto
spirito
senza fine.


A.Ferrin
Modena, 30/8/2016