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libreria di zurau
mercoledì 13 settembre 2017
OCRA E RUGGINE
Ocra e Ruggine
Improvvisa
dolce afasia
lontani da cose
realtà ostili
ignote
natura spoglia
ormai
cadono foglie
ocra e ruggine
sul tuo viso
assente
A.Ferrin
modena, 13/9/2017
lunedì 11 settembre 2017
ULTIME NOTIZIE
ULTIME NOTIZIE
URAGANI:
I mezzi di comunicazione italiani da giorni ci "martellano" con gli uragani nel Nuovo mondo che sono sempre imprevedibili e veramente distruttivi, e la televisione mostra i danni procurati nelle Antille e nei Caraibi, dove è chiaro che i Paesi più poveri sono quelli che pagano più duramente, cioè
dove "piove sul bagnato".
Invece gli stessi uragani, siano Catrina o Irma", in procinto di abbattersi sulle coste meridionali degli USA, trovano una popolazione affluente che, avendone i mezzi, provvede a proteggere le proprie case con materiali che ben si nota essere nuovi e adeguati, e in ogni caso le televisioni non indugiano sulle devastazioni a Cuba e in altre isole.
Ma il più bello, si fa per dire, avviene in Italia dove non gli uragani, ma piogge copiose devastano il
territorio di intere province procurando vittime e ingenti danni, e inizia lo scaricabarile fra le
autorità circa le responsabilità che nessuno vuole, mentre sappiamo che quelle sono di tutti : prima di tutto riguardano l'incuria del territorio e la negligenza degli amministratori.
L'OCCHIO NERO DI BERGOGLIO
Il Papa in Colombia ha urtato sulla "papamobile" procurandosi un occhio nero, pesto e gonfio, ma
stoicamente ha proseguito il suo programma, mostrando un non comune sprezzo del dolore.
Mi sorprende che il Corriere ne abbia data notizia solo a pagina 21 in uno spazio insignificante. Perché?
IL LETTORE CAPIRA' TUTTO. VE LA SENTITE?
E' il titolo della postfazione al suo nuovo libro pubblicato dal giornalista del Corriere Antonio Ferrari,
che gode appunto del privilegio che il giornale milanese riserva agli scrittori della sua scuderia.
E' la recensione più maldestra, ambigua e ingannevole che io abbia letto!
FINCANTIERI E MACRON
Macron e la Francia hanno vanificato, per il momento, l'iniziativa di Fincantieri di acquisire il controllo dei cantieri di Saint-Nazaire; nulla di nuovo: è il vecchio sciovinismo dei "galletti" che poggia ormai sui residui della vecchia "Grandeur".
Un sorriso: " mutatis mutandis, Dio stramaledica i francesi, dopo gli inglesi".
Modena, 11/9/2017
URAGANI:
I mezzi di comunicazione italiani da giorni ci "martellano" con gli uragani nel Nuovo mondo che sono sempre imprevedibili e veramente distruttivi, e la televisione mostra i danni procurati nelle Antille e nei Caraibi, dove è chiaro che i Paesi più poveri sono quelli che pagano più duramente, cioè
dove "piove sul bagnato".
Invece gli stessi uragani, siano Catrina o Irma", in procinto di abbattersi sulle coste meridionali degli USA, trovano una popolazione affluente che, avendone i mezzi, provvede a proteggere le proprie case con materiali che ben si nota essere nuovi e adeguati, e in ogni caso le televisioni non indugiano sulle devastazioni a Cuba e in altre isole.
Ma il più bello, si fa per dire, avviene in Italia dove non gli uragani, ma piogge copiose devastano il
territorio di intere province procurando vittime e ingenti danni, e inizia lo scaricabarile fra le
autorità circa le responsabilità che nessuno vuole, mentre sappiamo che quelle sono di tutti : prima di tutto riguardano l'incuria del territorio e la negligenza degli amministratori.
L'OCCHIO NERO DI BERGOGLIO
Il Papa in Colombia ha urtato sulla "papamobile" procurandosi un occhio nero, pesto e gonfio, ma
stoicamente ha proseguito il suo programma, mostrando un non comune sprezzo del dolore.
Mi sorprende che il Corriere ne abbia data notizia solo a pagina 21 in uno spazio insignificante. Perché?
IL LETTORE CAPIRA' TUTTO. VE LA SENTITE?
E' il titolo della postfazione al suo nuovo libro pubblicato dal giornalista del Corriere Antonio Ferrari,
che gode appunto del privilegio che il giornale milanese riserva agli scrittori della sua scuderia.
E' la recensione più maldestra, ambigua e ingannevole che io abbia letto!
FINCANTIERI E MACRON
Macron e la Francia hanno vanificato, per il momento, l'iniziativa di Fincantieri di acquisire il controllo dei cantieri di Saint-Nazaire; nulla di nuovo: è il vecchio sciovinismo dei "galletti" che poggia ormai sui residui della vecchia "Grandeur".
Un sorriso: " mutatis mutandis, Dio stramaledica i francesi, dopo gli inglesi".
Modena, 11/9/2017
lunedì 4 settembre 2017
NOTE DI VIAGGIO
NOTE DI VIAGGIO
7 Agosto
Sono fermo in autostrada nei pressi di Parma. Nella notte e di primo mattino si sono verificati incidenti in direzione Sud in cui sono stati coinvolti mezzi pesanti che trasportavano maiali vivi, quasi certamente diretti ai salumifici del modenese, la famosa porcopoli italiana.
Gli addetti inseguono nei campi circostanti gli animali che approfittano dell'insperata libertà, e felici
razzolano e grufolano, quasi fossero consci del loro destino, io sorrido e simpatizzo per essi.
L'incidente ha provocato un morto e la perdita di molte bestie le cui carcasse sono sparse sull'asfalto, già da alcune ore l'arteria è bloccata nelle due direzioni di marcia; il caldo è soffocante e temo che il
sole a picco e la vettura ferma provochino un'incendio: la colonna delle auto si perde all'orizzonte
e, come me, decine di automobilisti sono sulla carreggiata, in piedi a osservare lo spettacolo.
Dopo due ore il serpente di macchine si muove lentamente, e ci vorrà almeno un'ora prima che la
circolazione possa tornare alla normalità.
Infine sono a Varzo, all'hotel Sempione. Mi distendo sul letto, ma per combattere il caldo che imperversa anche fra i monti, preferisco entrare nella doccia sotto il getto d'acqua fredda.
Alle 20 sono in una condizione accettabile per raggiungere la Trattoria Derna, e d'altra parte sono affamato e stanco: nella giornata funestata dall'incidente stradale e la fuga dei maiali, dal caldo e dalla sosta forzata, non ho avuto voglia di sostare a un autogrill per rifocillarmi.
In Trattoria mi hanno riconosciuto e ho notato il mio libretto riposto con altri nell'espositore allestito.
L'atmosfera è serena e gli avventori sono quasi tutti stranieri, io scelgo piatti ossolani e sono rinfrancato per il cibo che prendo con un bicchiere di vino Prunet.
8 Agosto
Anche qui a Varzo la notte è afosa, e fatico a prendere sonno; al mattino rimarrò in Valle e domani
scenderò a Domo.
Approfitto della vicinanza al confine elvetico per recarmi alla Frontiera e nel tragitto spero di individuare il sito di Balmalonesca, o almeno di ciò che ne resta, cioè quasi niente.
La Val Divedro, come via di comunicazione fra Italia e Svizzera non riveste l'importanza di un tempo, quando non c'erano Trafori, ferrovie e moderne autostrade, e la vecchia via napoleonica era l'unico collegamento tra il Vallese svizzero e il Piemonte-Lombardia. La Valle è stretta, spesso impervia, ma esercita un fascino particolare riesumando memorie di importanti vicende storiche.
Procedo in macchina fino alla Parrocchiale di Varzo che finalmente è aperta e posso visitarla: ha la pianta romanica di molte chiese in queste valli, ma il loro interno è barocco; questa non ha la bellezza
di quella di Baceno, gli arredi sono più poveri, molti affreschi sono in rovina come gli stucchi, e
prevalgono i segni di abbandono e incuria.
Queste contrade si spopolano sempre di più, il patrimonio edilizio si deteriora e molte case sono
pressoché vuote e munite di cartelli "vendesi".
Le case vecchie, di sasso, sono addossate le une alle altre in vicoli che si arrampicano per pendii
severi, e i muri a secco che seguono tratturi e sentieri si sfaldano ma resistono ancora.
E commuove questa resistenza dell'opera dell'uomo che, sempre meno, frequenta questi luoghi.
Infine mi dirigo al Confine sulla vecchia strada del Sempione risalendo il corso della Diveria
che la fiancheggia.
La valle è sempre più stretta, limitata da pareti rocciose alte e levigate, sono le Gole di Gondo.
Noto che questo confine è una fortezza naturale quasi inespugnabile e, infatti, Napoleone decise la
costruzione della nuova strada di valico perché era problematico fare transitare i suoi cannoni sulla
vecchia!
E tuttavia, nonostante le difficoltà di transito, ancora negli anni precedenti il 2° conflitto mondiale,
gli Svizzeri, spinti dalla politica revanscista mussoliniana, fortificarono il confine: casematte e postazioni sono ancora visibili, incastonate nelle falesie di granito che incombono sulla valle, ma ora sono solo testimonianza delle paure degli uomini da un lato, e delle velleità di altri uomini in preda a deliri di onnipotenza.
In ogni caso non capisco le angosce degli Svizzeri: il Vallese gode di difese naturali costituite dalle
Gole di Gondo, e dalla impervietà della stretta Val Divedro dove il fiume Diveria scorre vorticoso verso la piana ossolana, e infatti il territorio è più adatto alle invasioni da nord, e furono sempre di più le genti svizzere-germaniche a discendere le valli verso l'Italia.
9 Agosto
Dogana di Gondo, la frontiera è praticamente sguarnita: transitano pochi turisti nei due sensi e i frontalieri fanno commercio di piccolo cabotaggio rifornendosi di carburante, sigarette e cioccolato,
ma di qua e di la del confine è evidente il discrimine fra le due realtà nazionali.
In Italia il paesaggio umano e urbano è più dimesso, evidentemente più povero, mentre la Svizzera
mostra subito l'aspetto più nuovo e dinamico di una società affluente e certo più ordinata.
Un tempo queste valli erano italofone, ma da molto tempo sono germanizzate.
Prima della costruzione della strada napoleonica, e prima ancora della Galleria del Sempione, Ginevra era collegata alla Valdossola con una strada non sempre percorribile, quasi una mulattiera,
percorsa anche da diligenze con servizio passeggeri e postale; pioniere di questo servizio fu un facoltoso mercante Vallese che utilizzò con più regolarità il collegamento Ginevra-Italia.
Stockalper, questo il suo nome, fu così potente da acquisire il monopolio del commercio del sale e
altre derrate, nonché il diritto di imporre gabelle sul traffico di confine.
Lascio Varzo e raggiungo la piana di Domodossola, alloggio da Sciolla, il vecchio albergo dove faccio tappa quando sono in Ossola.
Da quando sono partito da Modena soffro di nausea, pure essendo io a guidare, e allora non ho pranzato, ma questa sera mi riprometto di cenare all'Eurossola: è l'antico Spinoglio ora totalmente
ristrutturato e infatti è moderno e confortevole; negli anni '70 ho pernottato anche nel vecchio Spinoglio quando era già polveroso e quasi cadente, ma ancora caratterizzato dallo stile montanaro,
dal colore grigio-azzurro, decori e fregi su finestre e sotto le grondaie e gli abbaini che spuntavano
dal tetto di beole.
Ora le pareti esterne sono di un rosa intenso, sono scomparsi gli abbaini, e sul tetto, le beole di pietra
serena hanno lasciato il posto a tegole anonime.
Negli anni '70 la mia area di lavoro comprendeva anche il novarese, ma raramente raggiungevo la Valdossola perché scarsamente produttiva nel mio lavoro; quando lo facevo era per fare visita ai
miei suoceri, e in ogni caso vi ritornavo volentieri in quanto la Valle era ed è importante nella mia vita: ho sposato una ragazza di Domo e a Premosello è nato Maurizio, il primo dei miei figli.
In attesa del pranzo ho curiosato nel piazzale della Stazione passeggiando tra i molti turisti stranieri
che calano dalla frontiera attirati dalla convenienza economica del nostro mercato.
Domani vedrò Maurizio, Lara, Lea, e Alessandra.
10 Agosto
Mi sono svegliato presto e ho dormito bene perché l'aria è raffrescata dalla pioggia caduta copiosa
nella notte.
Consumo la colazione in albergo, ma molto rapidamente perché non voglio essere bloccato dal titolare che ieri mi ha costretto all'ascolto del suo "curriculum vitae": gli alberghi di lusso a Milano
(Gallia) e a Stresa, e poi la sua gestione del Grand Hotel presso la cascata del Toce in Val Formazza.
Dirigo la macchina verso Crodo, sono in anticipo ma sono impaziente.
Sono quasi le 10, ma le strade sono deserte, e anche Crodo è inanimata; mi fermo proprio davanti
allo stabilimento della "Crodo" dove producono il famoso Crodino, e non posso non considerare
quanto sia lucrosa questa produzione, una produzione ad alto valore aggiunto: acqua naturale di fonte
che sgorga senza soluzione di continuità, addizionata di coloranti e aromi e con prezzi al consumo di tutto rispetto. Finalmente, sono quasi le 11, suono al cancello di Maurizio che apre, e sull'ultimo
gradino della scala appaiono Lara e Lea sempre radiose.
Andiamo a pranzo da "Sciolla", ma ne siamo tutti delusi a dispetto di come lo magnifica il titolare,
quindi ci trasferiamo nella bella e caratteristica Piazza Mercato, una piccola bomboniera di stampo
rinascimentale dove le bimbe, instancabili, giocano, e noi adulti possiamo conversare: poche ore di
serenità e mi godo lo spettacolo dei bambini presi dai loro giochi, incantati mentre compiono alcuni
giri sulla giostra decorata con motivi floreali rosa e azzurro.
Infine giunge l'ora di separarci: sono molto stanco perché sono reduce da un viaggio breve ma
faticoso.
11 Agosto
Sulla strada per Modena preferisco percorrere il lungolago da Baveno ad Arona: è sempre bella
questa strada panoramica che svela a ogni curva scorci suggestivi del lago Maggiore.
Arona è impraticabile perché è giorno di mercato, e pertanto rinuncio a districarmi nel traffico
convulso di macchine e pedoni fra i banchi degli ambulanti, poi mi libero dall'imbuto in cui ero
e sono sulla superstrada per Sesto Calende.
Procedo senza intoppi fino a Modena che raggiungo stanco e felice.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
CHE CI FACCIO QUI?
E' il titolo del libro del bravo e famoso scrittore Bruce Chatwin morto prematuramente: è la domanda
che mi faccio anche io, ma non trovo risposta.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Il Gabbiano
Sono sveglio da pochi minuti e fisso il soffitto spiovente della mansarda dove spicca il rettangolo
luminoso del lucernario: il cielo è terso, di un azzurro intenso.
A un tratto il vetro è scosso da un grande uccello che vi si è posato: un gabbiano bianco con le
zampe di un giallo ocra come il grande becco leggermente adunco.
E' imponente, gonfio di piumaggio e becca sul vetro afferrando, o credendo di afferrare qualcosa
da mangiare: è uno dei gabbiani "spazzini" che vengono da acque vicine e lontane alla ricerca di cibo.
E' bellissimo. ma subito, raccolto il cibo, si libra nell'aria con leggerezza ed eleganza.
Mi ha ricordato l'immagine felliniana del pavone che appare con la sua splendida ruota, quasi per
magia, nella neve di Rimini e subito scompare.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Ho riletto d'un fiato "Il Cantico dei Cantici"
Meraviglioso, e penso di avere provato anche io le ineffabili emozioni descritte nel Cantico: sublimi
metafore dell'amore divino e umano, indistinguibili nell'accezione più elevata, un ideale ineffabile
che può ripagare delle sofferenze e difficoltà della vita.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
A. Ferrin
modena
---------------------------------------------------
EMMA
poesia di USHI FLACKE
Piccola mano nella mano grande
Piccolo passo con un grande passo
Così andiamo per questa terra
Cammini un po' con me
E mi fai mille domande
Chiedi del sole, della neve, del vento
Chiedi se i sogni possono volare
Perché le chiocciole sono viscide
Se invecchiare fa male
Perché il pesce è così liscio
E se l'uomo vive più di cento giorni
Se si può vedere l'amore
E se le rane fanno le uova
Perché ci sono l'uomo e la donna
Piccola mano nella grande mano
Piccolo passo e un grande passo
Così andiamo per questa terra
Cammina un po' con me
Cosa è l'amore cosa è la vita
Un albero cresce o sarà trapiantato
Abbine cura poiché
Anche tu sarai grande
E in pace potrai vivere.
--------------------------------------------------
7 Agosto
Sono fermo in autostrada nei pressi di Parma. Nella notte e di primo mattino si sono verificati incidenti in direzione Sud in cui sono stati coinvolti mezzi pesanti che trasportavano maiali vivi, quasi certamente diretti ai salumifici del modenese, la famosa porcopoli italiana.
Gli addetti inseguono nei campi circostanti gli animali che approfittano dell'insperata libertà, e felici
razzolano e grufolano, quasi fossero consci del loro destino, io sorrido e simpatizzo per essi.
L'incidente ha provocato un morto e la perdita di molte bestie le cui carcasse sono sparse sull'asfalto, già da alcune ore l'arteria è bloccata nelle due direzioni di marcia; il caldo è soffocante e temo che il
sole a picco e la vettura ferma provochino un'incendio: la colonna delle auto si perde all'orizzonte
e, come me, decine di automobilisti sono sulla carreggiata, in piedi a osservare lo spettacolo.
Dopo due ore il serpente di macchine si muove lentamente, e ci vorrà almeno un'ora prima che la
circolazione possa tornare alla normalità.
Infine sono a Varzo, all'hotel Sempione. Mi distendo sul letto, ma per combattere il caldo che imperversa anche fra i monti, preferisco entrare nella doccia sotto il getto d'acqua fredda.
Alle 20 sono in una condizione accettabile per raggiungere la Trattoria Derna, e d'altra parte sono affamato e stanco: nella giornata funestata dall'incidente stradale e la fuga dei maiali, dal caldo e dalla sosta forzata, non ho avuto voglia di sostare a un autogrill per rifocillarmi.
In Trattoria mi hanno riconosciuto e ho notato il mio libretto riposto con altri nell'espositore allestito.
L'atmosfera è serena e gli avventori sono quasi tutti stranieri, io scelgo piatti ossolani e sono rinfrancato per il cibo che prendo con un bicchiere di vino Prunet.
8 Agosto
Anche qui a Varzo la notte è afosa, e fatico a prendere sonno; al mattino rimarrò in Valle e domani
scenderò a Domo.
Approfitto della vicinanza al confine elvetico per recarmi alla Frontiera e nel tragitto spero di individuare il sito di Balmalonesca, o almeno di ciò che ne resta, cioè quasi niente.
La Val Divedro, come via di comunicazione fra Italia e Svizzera non riveste l'importanza di un tempo, quando non c'erano Trafori, ferrovie e moderne autostrade, e la vecchia via napoleonica era l'unico collegamento tra il Vallese svizzero e il Piemonte-Lombardia. La Valle è stretta, spesso impervia, ma esercita un fascino particolare riesumando memorie di importanti vicende storiche.
Procedo in macchina fino alla Parrocchiale di Varzo che finalmente è aperta e posso visitarla: ha la pianta romanica di molte chiese in queste valli, ma il loro interno è barocco; questa non ha la bellezza
di quella di Baceno, gli arredi sono più poveri, molti affreschi sono in rovina come gli stucchi, e
prevalgono i segni di abbandono e incuria.
Queste contrade si spopolano sempre di più, il patrimonio edilizio si deteriora e molte case sono
pressoché vuote e munite di cartelli "vendesi".
Le case vecchie, di sasso, sono addossate le une alle altre in vicoli che si arrampicano per pendii
severi, e i muri a secco che seguono tratturi e sentieri si sfaldano ma resistono ancora.
E commuove questa resistenza dell'opera dell'uomo che, sempre meno, frequenta questi luoghi.
Infine mi dirigo al Confine sulla vecchia strada del Sempione risalendo il corso della Diveria
che la fiancheggia.
La valle è sempre più stretta, limitata da pareti rocciose alte e levigate, sono le Gole di Gondo.
Noto che questo confine è una fortezza naturale quasi inespugnabile e, infatti, Napoleone decise la
costruzione della nuova strada di valico perché era problematico fare transitare i suoi cannoni sulla
vecchia!
E tuttavia, nonostante le difficoltà di transito, ancora negli anni precedenti il 2° conflitto mondiale,
gli Svizzeri, spinti dalla politica revanscista mussoliniana, fortificarono il confine: casematte e postazioni sono ancora visibili, incastonate nelle falesie di granito che incombono sulla valle, ma ora sono solo testimonianza delle paure degli uomini da un lato, e delle velleità di altri uomini in preda a deliri di onnipotenza.
In ogni caso non capisco le angosce degli Svizzeri: il Vallese gode di difese naturali costituite dalle
Gole di Gondo, e dalla impervietà della stretta Val Divedro dove il fiume Diveria scorre vorticoso verso la piana ossolana, e infatti il territorio è più adatto alle invasioni da nord, e furono sempre di più le genti svizzere-germaniche a discendere le valli verso l'Italia.
9 Agosto
Dogana di Gondo, la frontiera è praticamente sguarnita: transitano pochi turisti nei due sensi e i frontalieri fanno commercio di piccolo cabotaggio rifornendosi di carburante, sigarette e cioccolato,
ma di qua e di la del confine è evidente il discrimine fra le due realtà nazionali.
In Italia il paesaggio umano e urbano è più dimesso, evidentemente più povero, mentre la Svizzera
mostra subito l'aspetto più nuovo e dinamico di una società affluente e certo più ordinata.
Un tempo queste valli erano italofone, ma da molto tempo sono germanizzate.
Prima della costruzione della strada napoleonica, e prima ancora della Galleria del Sempione, Ginevra era collegata alla Valdossola con una strada non sempre percorribile, quasi una mulattiera,
percorsa anche da diligenze con servizio passeggeri e postale; pioniere di questo servizio fu un facoltoso mercante Vallese che utilizzò con più regolarità il collegamento Ginevra-Italia.
Stockalper, questo il suo nome, fu così potente da acquisire il monopolio del commercio del sale e
altre derrate, nonché il diritto di imporre gabelle sul traffico di confine.
Lascio Varzo e raggiungo la piana di Domodossola, alloggio da Sciolla, il vecchio albergo dove faccio tappa quando sono in Ossola.
Da quando sono partito da Modena soffro di nausea, pure essendo io a guidare, e allora non ho pranzato, ma questa sera mi riprometto di cenare all'Eurossola: è l'antico Spinoglio ora totalmente
ristrutturato e infatti è moderno e confortevole; negli anni '70 ho pernottato anche nel vecchio Spinoglio quando era già polveroso e quasi cadente, ma ancora caratterizzato dallo stile montanaro,
dal colore grigio-azzurro, decori e fregi su finestre e sotto le grondaie e gli abbaini che spuntavano
dal tetto di beole.
Ora le pareti esterne sono di un rosa intenso, sono scomparsi gli abbaini, e sul tetto, le beole di pietra
serena hanno lasciato il posto a tegole anonime.
Negli anni '70 la mia area di lavoro comprendeva anche il novarese, ma raramente raggiungevo la Valdossola perché scarsamente produttiva nel mio lavoro; quando lo facevo era per fare visita ai
miei suoceri, e in ogni caso vi ritornavo volentieri in quanto la Valle era ed è importante nella mia vita: ho sposato una ragazza di Domo e a Premosello è nato Maurizio, il primo dei miei figli.
In attesa del pranzo ho curiosato nel piazzale della Stazione passeggiando tra i molti turisti stranieri
che calano dalla frontiera attirati dalla convenienza economica del nostro mercato.
Domani vedrò Maurizio, Lara, Lea, e Alessandra.
10 Agosto
Mi sono svegliato presto e ho dormito bene perché l'aria è raffrescata dalla pioggia caduta copiosa
nella notte.
Consumo la colazione in albergo, ma molto rapidamente perché non voglio essere bloccato dal titolare che ieri mi ha costretto all'ascolto del suo "curriculum vitae": gli alberghi di lusso a Milano
(Gallia) e a Stresa, e poi la sua gestione del Grand Hotel presso la cascata del Toce in Val Formazza.
Dirigo la macchina verso Crodo, sono in anticipo ma sono impaziente.
Sono quasi le 10, ma le strade sono deserte, e anche Crodo è inanimata; mi fermo proprio davanti
allo stabilimento della "Crodo" dove producono il famoso Crodino, e non posso non considerare
quanto sia lucrosa questa produzione, una produzione ad alto valore aggiunto: acqua naturale di fonte
che sgorga senza soluzione di continuità, addizionata di coloranti e aromi e con prezzi al consumo di tutto rispetto. Finalmente, sono quasi le 11, suono al cancello di Maurizio che apre, e sull'ultimo
gradino della scala appaiono Lara e Lea sempre radiose.
Andiamo a pranzo da "Sciolla", ma ne siamo tutti delusi a dispetto di come lo magnifica il titolare,
quindi ci trasferiamo nella bella e caratteristica Piazza Mercato, una piccola bomboniera di stampo
rinascimentale dove le bimbe, instancabili, giocano, e noi adulti possiamo conversare: poche ore di
serenità e mi godo lo spettacolo dei bambini presi dai loro giochi, incantati mentre compiono alcuni
giri sulla giostra decorata con motivi floreali rosa e azzurro.
Infine giunge l'ora di separarci: sono molto stanco perché sono reduce da un viaggio breve ma
faticoso.
11 Agosto
Sulla strada per Modena preferisco percorrere il lungolago da Baveno ad Arona: è sempre bella
questa strada panoramica che svela a ogni curva scorci suggestivi del lago Maggiore.
Arona è impraticabile perché è giorno di mercato, e pertanto rinuncio a districarmi nel traffico
convulso di macchine e pedoni fra i banchi degli ambulanti, poi mi libero dall'imbuto in cui ero
e sono sulla superstrada per Sesto Calende.
Procedo senza intoppi fino a Modena che raggiungo stanco e felice.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
CHE CI FACCIO QUI?
E' il titolo del libro del bravo e famoso scrittore Bruce Chatwin morto prematuramente: è la domanda
che mi faccio anche io, ma non trovo risposta.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Il Gabbiano
Sono sveglio da pochi minuti e fisso il soffitto spiovente della mansarda dove spicca il rettangolo
luminoso del lucernario: il cielo è terso, di un azzurro intenso.
A un tratto il vetro è scosso da un grande uccello che vi si è posato: un gabbiano bianco con le
zampe di un giallo ocra come il grande becco leggermente adunco.
E' imponente, gonfio di piumaggio e becca sul vetro afferrando, o credendo di afferrare qualcosa
da mangiare: è uno dei gabbiani "spazzini" che vengono da acque vicine e lontane alla ricerca di cibo.
E' bellissimo. ma subito, raccolto il cibo, si libra nell'aria con leggerezza ed eleganza.
Mi ha ricordato l'immagine felliniana del pavone che appare con la sua splendida ruota, quasi per
magia, nella neve di Rimini e subito scompare.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
Ho riletto d'un fiato "Il Cantico dei Cantici"
Meraviglioso, e penso di avere provato anche io le ineffabili emozioni descritte nel Cantico: sublimi
metafore dell'amore divino e umano, indistinguibili nell'accezione più elevata, un ideale ineffabile
che può ripagare delle sofferenze e difficoltà della vita.
xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
A. Ferrin
modena
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EMMA
poesia di USHI FLACKE
Piccola mano nella mano grande
Piccolo passo con un grande passo
Così andiamo per questa terra
Cammini un po' con me
E mi fai mille domande
Chiedi del sole, della neve, del vento
Chiedi se i sogni possono volare
Perché le chiocciole sono viscide
Se invecchiare fa male
Perché il pesce è così liscio
E se l'uomo vive più di cento giorni
Se si può vedere l'amore
E se le rane fanno le uova
Perché ci sono l'uomo e la donna
Piccola mano nella grande mano
Piccolo passo e un grande passo
Così andiamo per questa terra
Cammina un po' con me
Cosa è l'amore cosa è la vita
Un albero cresce o sarà trapiantato
Abbine cura poiché
Anche tu sarai grande
E in pace potrai vivere.
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venerdì 18 agosto 2017
IO E LEI
IO E LEI
(Oltre la vita)
E' il titolo dell'ultimo libro di Edoardo Boncinelli, il grande Genetista italiano: è uno scienziato e,
onestamente, dichiara subito il suo radicale scetticismo circa ipotesi di trascendentalità e sacralità
della vita umana.
Noi siamo parte della natura, natura di un universo imperscrutabile che non riusciamo a concepire
nella sua immensità e complessità; forse siamo solo un accidente, un caso fortuito o necessario in un
processo chimico-fisico-biologico che esula dalle nostre capacità di indagine e comprensione.
Ma l'evoluzione del cervello e delle relative capacità cognitive ci ha regalato il rovello col quale trastullarci nella vana ricerca del senso della vita, della nostra vita e dell'universo.
Ciò vale per tutto il mondo animale, vegetale e fisico: essi obbediscono a leggi intrinseche alla natura, la quale ne regola l'esistenza unicamente in base alle sue esigenze e secondo le quali lei, la natura, mira a perpetuare se stessa, assicurando la sopravvivenza delle Specie.
Pertanto mondo fisico, animale e vegetale sono regolati da un ciclo vitale che prevede
nascita-vita-morte,senza soluzione di continuità in base alla legge di Lavoisier : "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma"
Ma solo l'uomo ha consapevolezza di sé e, grazie all'istinto di conservazione, pensa che la morte non
lo riguardi, e infatti anche in punto di morte "non vede" la propria morte, vede quella degli altri ma non vi si sofferma più di tanto perché la sua visione è insostenibile!
Questa analisi di Boncinelli spiega la "necessità" della trascendenza e delle religioni avvertite dall'uomo, alle prese con una scelta radicale non sempre netta: da un lato sperare in un qualsiasi
"aldilà" che lo rassicuri circa l'ineluttabilità della morte, alleviando così le sue angosce e paure, ma con la conseguenza di essere preda di religioni e relative dottrine; dall'altro accettare di essere parte della natura, peraltro indifferente al destino dell'uomo, del singolo, perché interessata solamente a se stessa, alla sua continuazione.
L'uomo vive finché ha coscienza di sé, ossia è consapevole di esserci, dialoga con la sua coscienza, e la natura lo consente; in altre parole, la morte, il nulla sono l'assenza di coscienza.
A. Ferrin
modena
16 agosto 2017
(Oltre la vita)
E' il titolo dell'ultimo libro di Edoardo Boncinelli, il grande Genetista italiano: è uno scienziato e,
onestamente, dichiara subito il suo radicale scetticismo circa ipotesi di trascendentalità e sacralità
della vita umana.
Noi siamo parte della natura, natura di un universo imperscrutabile che non riusciamo a concepire
nella sua immensità e complessità; forse siamo solo un accidente, un caso fortuito o necessario in un
processo chimico-fisico-biologico che esula dalle nostre capacità di indagine e comprensione.
Ma l'evoluzione del cervello e delle relative capacità cognitive ci ha regalato il rovello col quale trastullarci nella vana ricerca del senso della vita, della nostra vita e dell'universo.
Ciò vale per tutto il mondo animale, vegetale e fisico: essi obbediscono a leggi intrinseche alla natura, la quale ne regola l'esistenza unicamente in base alle sue esigenze e secondo le quali lei, la natura, mira a perpetuare se stessa, assicurando la sopravvivenza delle Specie.
Pertanto mondo fisico, animale e vegetale sono regolati da un ciclo vitale che prevede
nascita-vita-morte,senza soluzione di continuità in base alla legge di Lavoisier : "nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma"
Ma solo l'uomo ha consapevolezza di sé e, grazie all'istinto di conservazione, pensa che la morte non
lo riguardi, e infatti anche in punto di morte "non vede" la propria morte, vede quella degli altri ma non vi si sofferma più di tanto perché la sua visione è insostenibile!
Questa analisi di Boncinelli spiega la "necessità" della trascendenza e delle religioni avvertite dall'uomo, alle prese con una scelta radicale non sempre netta: da un lato sperare in un qualsiasi
"aldilà" che lo rassicuri circa l'ineluttabilità della morte, alleviando così le sue angosce e paure, ma con la conseguenza di essere preda di religioni e relative dottrine; dall'altro accettare di essere parte della natura, peraltro indifferente al destino dell'uomo, del singolo, perché interessata solamente a se stessa, alla sua continuazione.
L'uomo vive finché ha coscienza di sé, ossia è consapevole di esserci, dialoga con la sua coscienza, e la natura lo consente; in altre parole, la morte, il nulla sono l'assenza di coscienza.
A. Ferrin
modena
16 agosto 2017
lunedì 14 agosto 2017
SORGENTE
SORGENTE
A tentoni
per valli
orridi e dirupi
tra foschie
arcane
e non sapere
cos'è la vita
cos'è la morte
La vita
illude e sfugge:
nulla di più
ci è dato
che sognare
acqua
sorgiva.
A. Ferrin
14 agosto 2017
A tentoni
per valli
orridi e dirupi
tra foschie
arcane
e non sapere
cos'è la vita
cos'è la morte
La vita
illude e sfugge:
nulla di più
ci è dato
che sognare
acqua
sorgiva.
A. Ferrin
14 agosto 2017
sabato 29 luglio 2017
UNA VITA NORMALE
Enea Spada fermò la vettura in via delle Ginestre, proprio davanti al portone, in uno dei rari casi in cui trovò lo spazio per parcheggiare agevolmente.
Era stanco, quasi distrutto dal lungo viaggio: terse il sudore che imperlava la fronte e si apprestò a
scendere dalla macchina, pregustando una lunga doccia e l'accoglienza gioiosa di Flora, sua moglie.
Raccolse gli effetti personali sparsi sui sedili, li stipò nella borsa e dal baule posteriore prese la piccola confezione di carta dorata che aveva acquistato a Lugano.
Finalmente si staccò dalla macchina, si diresse al portone di ingresso e allora gli parve che la fatica scemasse, che il peso che gravava sulle spalle fosse quasi impercettibile grazie all'euforia che lo dominava, così come non pensava ormai alle estenuanti trattative che aveva condotto a Zurigo e Lugano e alla tensione accumulata nell'interminabile viaggio in autostrada fino a Firenze.
Cercò di liberare la mente dalle scorie del lavoro e aprì il massiccio portone di ingresso nel palazzotto anni 30 di Oltrarno, il portone era sormontato da un tabernacolo votivo con una Madonnina policroma, imitazione delle maioliche Della Robbia.
La costruzione, solida e dalle linee semplici, aveva una base di leggero bugnato e si elevava di 4 piani fuori terra, limitati alla sommità da un'elegante loggia; in origine sprovvisto di ascensore, questo era stato aggiunto da pochi anni dopo liti e scontri fra i condomini.
Entrò nell'androne, si avviò alla porta dell'ascensore che le luci indicavano al piano, e la porta automatica si aprì.
Enea Spada si fermò e non si mosse, quasi statua di marmo, come di alabastro traslucido era la pelle
del viso per il suo pallore, e tale era la sua fissità che non una vibrazione, né un tremito della pelle segnalava che sangue fluisse nel suo corpo.
In seguito non seppe precisare il tempo che restò immobile e terrorizzato alla visione che gli era
apparsa allo schiudersi della porta dell'ascensore: le due ante si erano aperte lentamente come
due lembi di un sipario sontuoso sulla scena pronta per animarsi.
Ma la scena rappresentava solamente morte e sangue: la donna, bella e bionda, lorda del sangue schizzato sulle pareti a specchio dell'ascensore, era distesa sul fondo in una posa scomposta e grottesca, adagiata sulla schiena e le gambe divaricate poggiate sulla parete opposta a quella d'ingresso, la gonna leggera era scesa per gravità fino all'inguine, e il tutto era una macchia di sangue,
non resse quella visione e distolse lo sguardo.
Enea, professionista di successo della Brandimarte , sicuro di sé e dotato di grande capacità lavorativa nel lavoro e nella vita privata, avvertì la fragilità del suo essere e precipitò in uno stato di totale estraneità e alienazione.
Ma subito si riebbe dallo stordimento e cercò di riordinare le idee: avrebbe voluto fare una bella doccia e abbracciare Flora, e invece era alle prese con un cadavere di donna, e che donna, offesa e sfregiata; barcollando si diresse alle scale per raggiungere l'appartamento al terzo piano: l'ascesa fu faticosa, era svuotato di energie e a ogni passo pensava , ma è tutto vero? Accade qui, in via delle Ginestre? L'ultima cosa cui pensò, fu di precipitarsi al telefono e chiamare tutte le polizie disponibili.
Giunse infine alla porta blindata, suonò ripetutamente, ma Flora non si mosse, e si decise a usare la propria chiave.
Entrando riconobbe subito l'atmosfera familiare, il profumo inconfondibile di Flora e gli aromi delle
essenze da lei diffuse negli ambienti.
Ma Flora non c'era... sulla lavagnetta in cucina aveva vergato un messaggio con il gesso: ciao amore,
torno presto.
Era disorientato, l'appartamento deserto, Flora assente, e lo spettacolo nell'ascensore che scorreva ancora davanti agli occhi; sperò di avere sognato, di aver vissuto un incubo, che fosse impazzito, si
toccò per accertarsi di essere presente a se stesso, tentoni frugò le varie stanze e, quasi non sapesse orientarsi nel suo spazio, ne sfiorava anche gli arredi.
Si abbandonò nella sua poltrona e sperò che un sonno provvidenziale lo allontanasse dalla realtà, ma Morfeo non lo aiutò, e invece dai piani della casa giunse il suono ripetuto e molesto di un allarme, quello dell'ascensore, nonché il trillare dei campanelli delle abitazioni.
Dalle scale proveniva il concitato tramestio di passi e voci confuse, eccitate, anzi allarmate, e così
Enea decise di partecipare alla rappresentazione: ficcò la testa sotto un getto di acqua fredda, si asciugò sommariamente, uscì nel vano scale e ne discese alcune rampe, dirigendo al punto da cui
veniva il clamore.
L'ampio ingresso del palazzo era affollato di condomini curiosi, la Scientifica era già al lavoro, ma niente si riusciva a vedere della scena in prossimità dell'ascensore, peraltro isolato da una transenna:
si notava solo l'andirivieni di carabinieri in tuta e guanti bianchi, con valigette metalliche, che procedevano a misurazioni e fotografavano, quindi disponevano cartelli segnaletici numerati, il tutto alla presenza del Procuratore e di alcuni ufficiali dell'Arma, tutti assediati da alcuni cronisti di giornali locali.
Ora i condomini presenti erano in spasmodica attesa e, spinti dalla morbosa curiosità di "guardare", indagare i dettagli più truculenti della scena del delitto, volevano vedere, essere testimoni di un fatto di cronaca nera di quella gravità: non capita tutti i giorni di essere così vicini, quasi precipitati in una realtà criminosa e perciò provare la tensione e l'emozione di sentirsi anche protagonisti.
Così parlottavano a bassa voce, forse nessuno aveva visto, ma tutti sussurravano una loro versione:
chi aveva visto un cadavere, chi un uomo, chi una donna, chi due cadaveri, uomo o donna non sapeva. E in ogni caso, il cadavere o i cadaveri erano per tutti degli sconosciuti.
Enea Spada, tra i presenti era stato il solo, primo fra tutti, a scoprire il crimine, ma se ne stava in disparte, molto discretamente annuiva alla verbosità degli altri e intanto pensava a Flora sua moglie:
dove si era cacciata? Gli Ufficiali dell'Arma identificarono i presenti controllandone i documenti e
alcuni di essi, pur non richiesti, pensarono di dovere giustificare la loro presenza, poi gli inquirenti vollero che i condomini osservassero la scena del delitto e chiesero loro se conoscevano la morta, ma tutti negarono, anche sdegnati; in ogni caso furono invitati a tenersi a disposizione.
Spada mostrò i propri documenti, risalì le scale per rientrare nel suo alloggio, ma l'operazione gli
costò molta fatica, si aggrappò al corrimano sul quale faceva leva per ottenere la spinta necessaria.
Enea, assopito sul divano, impiegò alcuni minuti prima di avvertire il suono ripetuto del telefono, infine rispose e la voce di Flora, la sua bella voce, lo investì: ma perché non rispondi? Egli farfugliò poche parole confuse, ma quando realizzò che sua moglie era all'altro capo del filo, si scosse e rispose: Flora, torna subito a casa, non posso spiegarti ora, guarda che l'ascensore è fuori uso e dovrai
usare le scale, ciao ti aspetto.
Nel frattempo il medico legale aveva constatato la morte e proceduto a una prima, sommaria esplorazione del corpo, sostenne che non era completato il processo di "rigor mortis", e si lasciò sfuggire che la donna poteva avere 35/40 anni.
Pertanto la Procura autorizzò la rimozione del cadavere, ne fu disposta l'autopsia per individuare causa e modalità della morte e DNA, e dispose per i presenti e gli assenti del palazzo, la raccolta dei reperti utili per accertarne il DNA. L'inventario degli oggetti rinvenuti sulla scena del delitto e sul corpo della donna era meticoloso e stilato dai funzionari della Giudiziaria: c'era la borsetta della
donna, non dozzinale né particolarmente elegante ( secondo il tecnico avvezzo a manipolare reperti, era una buona eco-pelle), al suo interno, una busta dello stesso materiale con il solito armamentario
che ogni donna utilizza per ritoccarsi il trucco, "per incipriarsi il naso", infine un portachiavi in pelle e una boccetta di profumo molto noto.
Nessuna traccia di documenti personali, né di telefoni portatili.
L'uomo si distese ancora sul divano, attese che Flora rientrasse e ripensò alla giornata ormai trascorsa
che gli aveva riservato grandi sorprese e forti emozioni: aveva sempre evitato la frequentazione di
Camere Mortuarie, anche per rivedere parenti o amici deceduti, e questo da quando, durante il servizio di Leva svolto a Vicenza nella Caserma Ederle presso la Base Americana di quella città,
era stato suo malgrado protagonista di un episodio macabro: nella città vivevano due suoi zii anziani, Amalia e Giuseppe, e quest'ultimo era così malato che la sua dipartita non sorprese più di tanto.
La zia Amalia e i figli gli chiesero di partecipare alla veglia funebre nella camera mortuaria, egli si
prestò a iniziare la veglia, ma riteneva, forse ingenuamente, che il suo turno sarebbe stato breve, e che
presto sarebbero subentrati i figli del morto e invece Enea attese invano per ore.
Si ritrovò solo, in una camera esagonale angusta rivestita di marmi pregiati in cui, dall'alto, finestrelle con vetri istoriati filtravano una luce giallognola e al centro, sulla pesante lastra di porfido, era deposto il corpo dello zio Giuseppe.
Nessuno dei suoi cugini, né le zie lo raggiunsero nella camera della veglia e così un certo turbamento si insinuò nell'animo di Spada; sulle prime non pensò fosse paura, ma la visione continua e obbligata
del morto alimentava timori sempre più incontrollabili.
Il soldato Enea vestiva la divisa invernale, ma l'ambiente, che lo conteneva come un loculo di marmo,
il viso eburneo di Giuseppe, già rigido che pareva scolpito, tutto aumentava il gelo che penetrava nelle ossa.
L'uomo era abbattuto, ma accettò il fatto quasi fosse comandato a una guardia d'onore, e d'altra parte
non volle lasciare lo zio da solo, disteso sul marmo: da quel momento, a lungo gli parve di fiutare l'odore pungente della formalina diffusa nell'ambiente.
Il giorno seguente fu chiarito l'equivoco: nessuno aveva chiesto la veglia notturna al defunto.
Il rumore dello scrocco alla porta lo distolse da pensieri molesti, e vide Flora precipitarsi sul divano
e abbracciarlo.
Ma cosa è successo? l'ascensore è posto sotto sequestro dalla Procura! Era trafelata e affannata per i tre piani fatti a piedi, Enea raccontami tutto; Spada attese che Flora respirasse, e quindi, cercando di controllare le emozioni, le parlò dell'accaduto, e sul viso della moglie notò espressioni di incredulità
mista a terrore, di stupore e quello sguardo tutto particolare di chi non capisce, o non riesce a realizzare che l'orrore sia stato e sia così vicino alla loro vita: pensava, come tutti i comuni mortali, che la cronaca nera toccasse sempre gli altri, gli sconosciuti sempre più lontani, comunque fuori
dal proprio orticello, e ciò, mentre aumentava la percezione di sicurezza personale, nello stesso tempo consentiva di osservare la vita dei propri simili con il distacco necessario per dare sfogo alla
curiosità più morbosa.
Enea Spada disse tutto a Flora: che sarebbero stati convocati in Procura come tutti i condomini per
deporre, e qui la moglie: anche io? Ho detto tutti i condomini, tu non ne sei parte? E Flora di rimando: allora dobbiamo prepararci, rivolgerci a un'avvocato, magari al tuo amico Marco del
Galluzzo, sì, mi riferisco a Innocenti.
Il marito non voleva essere precipitoso, e cercò di placare l'ansia della moglie: ma cosa abbiamo da temere? Questo è il normale iter, e noi saremo ascoltati solo perché abitiamo nel palazzo del misfatto,
e qui Enea non disse, non volle dire alla moglie di essere stato, forse, il primo a vedere la scena del
delitto, cosa che aveva taciuto anche agli inquirenti, e per il buon motivo che spesso i testimoni sono, per deformazione professionale degli stessi Carabinieri e Poliziotti, i primi, o tra i primi, a essere messi sotto torchio, e cronaca e letteratura erano zeppe di casi esemplari: egli voleva solamente non essere invischiato in situazioni kafkiane.
Infine l'uomo propose a Flora di cenare nel loro solito locale, l'osteria il Milione sulla via di Giogoli: pensava così di attenuarne la tensione, di farle vivere una serata come le molte che in passato avevano trascorso sui colli sopra il Galluzzo.
L' Osteria era posta in posizione felice perché dall'alto offriva la visione della Firenze notturna in cui spiccava la Cupola del Brunelleschi e i Lungarni illuminati disegnavano il corso del fiume;
imboccarono dunque dalla Porta Romana la via di Giogoli, e anche quella sera, come di consueto, Flora accennò ai fatti di sangue attribuiti al cosiddetto "mostro di Firenze", una catena di efferati delitti compiuti da una o più persone in luoghi appartati di quelle colline, ma secondo Enea non era il momento opportuno per rievocare quei fatti, anche perché ora, nel loro palazzotto piccolo borghese pulito e ordinato, c'era un ascensore trasformato in mattatoio.
La cena era al lume di candela, sotto il pergolato protetto da un castagno sul pendio della collina incorniciata da un filare di cipressi; Enea aveva chiesto espressamente di potere trascorrere una serata speciale con la moglie, e tutto sembrò rispondere alle aspettative: il menu ricercato, il vino raro, la leggera brezza che da vigneti e uliveti recava aromi di terra e sfalcio d'erbe, fece sì che Enea e Flora si guardarono a lungo, in silenzio negli occhi, poi lui l'accarezzò, lei pose il capo sulla sua mano, si baciarono, e l'uomo riuscì a porgerle il piccolo incarto dorato: lei lo aprì delicatamente e scoprì un
prezioso cammeo blu con le Tre Grazie, sorrise e lo baciò ancora.
Con un cenno di intesa, andarono alla cassa e risalirono in macchina dirigendo verso casa; in via delle
Ginestre parcheggiarono e si diressero all'ingresso. Si era creata fra i due una tensione tangibile, ma positiva, una carica elettrica fatta di emozioni e aspettative alimentate da un desiderio indomabile, e promessa di estasi come di giovani amanti.
Le ripetute assenze dell'uomo, dovute alla professione che lo portava nel Nord Italia , unite all'apatia e nostalgia della donna per i figli non nati, erano causa dei rapporti sessuali sempre più rarefatti, e nella notte si amarono come non accadeva da tempo.
Il mattino seguente i condomini furono convocati alla spicciolata presso la Procura, a disposizione del
Magistrato, furono ascoltati i 16 coniugi abitanti del palazzo con un ordine stabilito: iniziarono coi Pacini, poi i Baldi, i Martelli, Ciampi, Biondi, Fabbri, Barbieri, Baroni, Ferrari, Pratesi, Rossi, Gori,
Mancini, Cappelli e infine Spada con la moglie Cioni.
La procedura fu la medesima per tutti: alcuni si sbrigarono in fretta, altri, che ritenevano si trattasse
di una semplice formalità, furono intrattenuti più a lungo, e coloro che non si erano ancora sottoposti al test DNA, lo fecero, come Flora Cioni, assente nel momento del rinvenimento del cadavere.
A tutti il Magistrato mostrò più istantanee del cadavere, ripulito e composto, riprese nel reparto
refrigerato della camera mortuaria.
Donne e uomini uscirono dall'ufficio: alcuni stralunati e lo sguardo assente, altri erano forzatamente
disinvolti, ma non riuscivano a controllare del tutto l'emozione, e altri ancora erano più capaci di
darsi un contegno; infine Enea e Flora, mano nella mano, lasciarono l'ufficio degli inquirenti: Flora era evidentemente turbata e il marito la teneva stretta a se.
La vicenda della donna sconosciuta assassinata nell'ascensore della città fece scalpore ed ebbe una risonanza clamorosa in tutta Italia, e nel palazzo d'Oltrarno turbò la quiete dei suoi abitanti i quali, avvezzi alla vita di piccoli borghesi, si videro precipitati in una realtà sconosciuta, quasi spinti sul proscenio e, loro malgrado, mettere a nudo le parti più segrete della loro vita.
E tuttavia tutto ciò ebbe l'effetto di accentuare la "socialità fra i condomini" che, vuoi per l'insicurezza dei più e il conseguente bisogno di fare gruppo, si frequentarono e approfondirono la conoscenza reciproca.
Era un continuo invitarsi e ospitarsi tra i vari piani, il palazzo si trasformò in un piccolo alveare.
Nel frattempo le indagini seguirono il loro corso: i Carabinieri fecero ulteriori sopra luoghi negli appartamenti, chiesero delucidazioni e dettagli apparentemente insignificanti, ma era chiaro che lo
facevano in base a precise ipotesi investigative, e con metodo scientifico frutto di una lunga esperienza.
E nel condominio fioccavano le ipotesi e le ricostruzioni più inverosimili ; chi più chi meno, molti si scoprirono, e improvvisarono, novelli Maigret, mostrando un'inventiva e creatività senza fine.
Tutto sembrava rientrato nella normalità, ma le indagini segnavano il passo: non un sospetto fermato,
non un avviso di garanzia, e già serpeggiavano tra la gente, che voleva il mostro in prima pagina, malumore e delusione per l'operato della Magistratura.
Enea Spada, per alcuni giorni volle stare vicino a Flora. La donna era stata a dir poco scossa dal delitto di via Ginestre, ma poiché mostrava di aver superato lo shock, (e infatti se ne parlava molto meno), il Funzionario della Brandimarte ricominciò le sue peregrinazioni nel Nord Italia, la moglie invece riprese la vita di sempre, la cura della casa, gli aperitivi con le amiche e occasionalmente la ricerca di gratificazione in qualche negozio di moda femminile.
Così ogni cosa, sembrò ritornare nell'alveo della normalità in via delle Ginestre, dove normalità significava vivere la quotidianità come fatica di vivere, giorno dopo giorno, nell'illusione e desiderio di potere un giorno essere felici, ma alcuni rimpiangevano la bolla fittizia di una realtà virtuale creata dal delitto, realtà grazie alla quale avevano avuto la visione fugace della verità sulla natura umana, la sua ferocia e la morte.
Infine il lavoro oscuro ma tenace degli inquirenti ebbe risultati clamorosi: fu individuata la vittima
dell'ascensore, tale Esmeralda Crucetti; abitava in un vecchio Fondo in Santa Croce, donna bella e di
condizione agiata, ma perché fosse stata massacrata nell'ascensore di un palazzotto borghese d'Oltrarno, parve subito un garbuglio inestricabile, ma le tracce biologiche raccolte erano numerose,
furono ripetuti controlli e riscontri sui reperti disponibili, riconvocati in Tribunale alcuni inquilini, e di fronte al magistrato si ritrovarono anche i coniugi Spada.
Questa volta però, Enea pensò bene di farsi assistere dall'amico avvocato Marco Innocenti, così
Flora sembrò rasserenata, e insieme si recarono in Tribunale a Novoli, il nuovo tribunale di Firenze,
modernissimo e imponente che incuteva timore, un'immagine della Giustizia come potere granitico e incombente; nel labirintico edificio furono introdotti alla presenza del Sostituto Procuratore incaricato.
Il dott. Cutolo chiarì i termini della procedura quindi, mostrando le fotografie della donna, peraltro
già apparse sui giornali e in televisione, chiese ai coniugi se la conoscessero.
Enea Spada scrollò il capo per negare, come fece sua moglie Flora, ma subito il Magistrato si rivolse
ancora alla donna: ma signora Cioni, sugli effetti personali e sul corpo della Crucetti sono state
individuate tracce che sono perfettamente compatibili con il suo DNA signora Flora, così come sono
state rinvenute nell'appartamento della Esmeralda...lei conosceva la Cioni Esmeralda?
Flora non disse nulla, guardò il marito e impallidì. Gli occhi si gonfiarono di lacrime e disperazione,
fissò ancora Enea, l'amico Marco e il Procuratore, quindi, quasi sussurrando, con calma glaciale
confessò: minacciava di dire tutto a mio marito, di distruggere il mio matrimonio, e io non potevo permetterlo.
A. Ferrin
Modena, 24 luglio 2017
domenica 2 luglio 2017
BLASCO
BLASCO
Nel pieno della notte, al termine del concerto evento di Vasco Rossi, e mentre sfumavano i colori dei fuochi pirotecnici, i 220.000 spettatori hanno cominciato a defluire dal Parco Ferrari diretti alle Stazioni di treni, autobus, e ai parcheggi auto allestiti in punti nevralgici della città e della prima periferia.
Alle tre del mattino quelle direttrici erano percorse ancora da gruppi di giovani (e meno giovani) che scherzavano e cantavano, e forse erano gli stessi che ieri mattina avevano risalito via Giardini per raggiungere il Parco.
Infine i timori della vigilia si sono rivelati fortunatamente infondati, e infatti tutto è andato bene: Vasco ha riscosso il prevedibile successo tra i suoi appassionati, e l'ordine pubblico non è stato turbato da incidenti.
Inevitabile corollario della manifestazione, alcune decine di malori, uno dei quali con esito letale.
Devo ammettere che all'annuncio del grande Concerto di Vasco, ero fra i non pochi cittadini critici
e timorosi per l'afflusso di 220.000 spettatori, in misura superiore alla stessa totalità dei Cittadini di
Modena(180000), e fiorivano in Città le critiche e i sospetti più fantasiosi e tendenziosi all'indirizzo
del Sindaco e della sua Giunta, oltre ai mugugni per i prevedibili intralci alla consueta vita cittadina
e alla normale circolazione.
Non era previsto che il maxi-concerto fosse trasmesso dalle reti TV, ma invece erano attesi brevi
collegamenti diretti con Modena ma, come spesso accade, la RAI ha modificato il suo palinsesto
decidendo di effettuare la diretta dello spettacolo; così avrà sorpreso coloro che hanno acquistato il biglietto a 60 Eu e si sono sobbarcati faticosi trasferimenti per recarsi a Modena.
Pertanto ho deciso di assistere al Concerto davanti al mio televisore, e devo ammettere che, a
dispetto del mio scetticismo e della scarsa empatia per il personaggio, ho apprezzato la sua esibizione e lo spettacolo di popolo, (vero spettacolo nello spettacolo) , sopratutto quello viscerale dei fanclub del cantante che urlano le parole delle canzoni con energia e quasi rabbia, e le cui donne, issate sulle spalle dei compagni, con gesto trasgressivo mostrano il seno nudo.
Il tutto a confermare che il popolo e le masse non chiedono molto, hanno bisogno di essere blanditi e
rassicurati, chiedono solo "panem et circenses", e d'altra parte come dare loro torto: vivere è fatica e noi, uomini e donne, dobbiamo arrabattarci per sopravvivere nella giungla della vita quotidiana; non tutti riusciamo a sublimare le frustrazioni cui siamo soggetti, e cosi a volte abbiamo bisogno di evadere con la mente, di sognare e forse anche delirare.
Paolo Bonolis ha commentato dalla sua postazione lo svolgimento della manifestazione, corredata
anche da una lunga intervista al cantante, e seguita da dichiarazioni lampo raccolte da un giornalista fra i più scatenati tifosi appostati sotto il palco in prima fila; quella di una giovane donna mi ha colpito: "Vasco è cambiato, non è più quello dei primi tempi, è stato legalizzato, e io sono qui perché
spero che mi guardi negli occhi e si ricordi del primo Vasco"!
Anche un profano come me ricorda il Vasco trasgressivo del passato, quando molte porte gli erano precluse ed era oggetto di censure moralistiche.
Ma è una pia illusione quella della giovane donna: la società cerca di normalizzare e omologare le
spinte centrifughe nate al suo interno, e il Blasco di oggi, grazie al successo e al trascorrere del tempo è ripiegato su se stesso, si muove con l'elicottero personale e va a smaltire le fatiche del concerto nel Grand Hotel di Rimini.
A. Ferrin
Modena, 02 luglio 2017
Nel pieno della notte, al termine del concerto evento di Vasco Rossi, e mentre sfumavano i colori dei fuochi pirotecnici, i 220.000 spettatori hanno cominciato a defluire dal Parco Ferrari diretti alle Stazioni di treni, autobus, e ai parcheggi auto allestiti in punti nevralgici della città e della prima periferia.
Alle tre del mattino quelle direttrici erano percorse ancora da gruppi di giovani (e meno giovani) che scherzavano e cantavano, e forse erano gli stessi che ieri mattina avevano risalito via Giardini per raggiungere il Parco.
Infine i timori della vigilia si sono rivelati fortunatamente infondati, e infatti tutto è andato bene: Vasco ha riscosso il prevedibile successo tra i suoi appassionati, e l'ordine pubblico non è stato turbato da incidenti.
Inevitabile corollario della manifestazione, alcune decine di malori, uno dei quali con esito letale.
Devo ammettere che all'annuncio del grande Concerto di Vasco, ero fra i non pochi cittadini critici
e timorosi per l'afflusso di 220.000 spettatori, in misura superiore alla stessa totalità dei Cittadini di
Modena(180000), e fiorivano in Città le critiche e i sospetti più fantasiosi e tendenziosi all'indirizzo
del Sindaco e della sua Giunta, oltre ai mugugni per i prevedibili intralci alla consueta vita cittadina
e alla normale circolazione.
Non era previsto che il maxi-concerto fosse trasmesso dalle reti TV, ma invece erano attesi brevi
collegamenti diretti con Modena ma, come spesso accade, la RAI ha modificato il suo palinsesto
decidendo di effettuare la diretta dello spettacolo; così avrà sorpreso coloro che hanno acquistato il biglietto a 60 Eu e si sono sobbarcati faticosi trasferimenti per recarsi a Modena.
Pertanto ho deciso di assistere al Concerto davanti al mio televisore, e devo ammettere che, a
dispetto del mio scetticismo e della scarsa empatia per il personaggio, ho apprezzato la sua esibizione e lo spettacolo di popolo, (vero spettacolo nello spettacolo) , sopratutto quello viscerale dei fanclub del cantante che urlano le parole delle canzoni con energia e quasi rabbia, e le cui donne, issate sulle spalle dei compagni, con gesto trasgressivo mostrano il seno nudo.
Il tutto a confermare che il popolo e le masse non chiedono molto, hanno bisogno di essere blanditi e
rassicurati, chiedono solo "panem et circenses", e d'altra parte come dare loro torto: vivere è fatica e noi, uomini e donne, dobbiamo arrabattarci per sopravvivere nella giungla della vita quotidiana; non tutti riusciamo a sublimare le frustrazioni cui siamo soggetti, e cosi a volte abbiamo bisogno di evadere con la mente, di sognare e forse anche delirare.
Paolo Bonolis ha commentato dalla sua postazione lo svolgimento della manifestazione, corredata
anche da una lunga intervista al cantante, e seguita da dichiarazioni lampo raccolte da un giornalista fra i più scatenati tifosi appostati sotto il palco in prima fila; quella di una giovane donna mi ha colpito: "Vasco è cambiato, non è più quello dei primi tempi, è stato legalizzato, e io sono qui perché
spero che mi guardi negli occhi e si ricordi del primo Vasco"!
Anche un profano come me ricorda il Vasco trasgressivo del passato, quando molte porte gli erano precluse ed era oggetto di censure moralistiche.
Ma è una pia illusione quella della giovane donna: la società cerca di normalizzare e omologare le
spinte centrifughe nate al suo interno, e il Blasco di oggi, grazie al successo e al trascorrere del tempo è ripiegato su se stesso, si muove con l'elicottero personale e va a smaltire le fatiche del concerto nel Grand Hotel di Rimini.
A. Ferrin
Modena, 02 luglio 2017
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