SCRIBERE

SCRIBERE
libreria di zurau

martedì 6 novembre 2018

TEMPO



Dissipiamo
il tempo
di vivere
con pensieri
opere vane
sogni                                                                                                           
di felicità
visione carpita                                                                         
stupita
di Amore
bellezza
di mondi arcani                                   
miriamo
l'universo
che colmi
animo e mente                                                                                 
Frammenti
vitali
di uomo
tra uomini
che al tramonto
cercano quiete.
A.Ferrin
modena, 06/11/2018
                                                                     

giovedì 1 novembre 2018

INSURREZIONE UNGHERESE



E' il 1956, dal 23 ottobre al 10 novembre, e io sono in Collegio a Ferrara, nell'antica sede di via Cairoli: le giornate trascorrono nello studio e nella vita comunitaria ancora spensierata, nonostante io
sia alle prese con la prima adolescenza, con tutto quanto ciò comportasse in termini di sviluppo fisico e psichico.
Ovviamente io, come i miei compagni di studi, non mi interessavo di politica, ed ero sommariamente
informato sull'attualità nella società italiana o europea; infatti guardavamo ( e non sempre) l'unico canale TV in b/n, o coglievamo i commenti dei più grandi, e tuttavia possedevo già alcuni tratti del
carattere idealista che avrei conservato in futuro.
Si era in piena "guerra fredda" fra i due campi, occidentale e orientale, che si fronteggiavano armati fino ai denti, e che già disponevano di arsenale nucleare.
Nell'Europa Orientale controllata dalla U.R.S.S., e soggetta a regimi comunisti, quali Polonia, DDR,
Paesi in cui erano già scoppiati moti popolari di protesta, mentre la Jugoslavia, pur conservando un regime comunista, aveva preso le distanze dai regimi di obbedienza sovietica.
Avrei compiuto i 14 anni in dicembre e pertanto, ripeto, non possedevo molti elementi per valutare gli avvenimenti politici nazionali e internazionali: partecipavo emotivamente agli eventi del mondo, almeno di quelli più clamorosi, che ispiravano sentimenti di simpatia e solidarietà.
Tutto cominciò il 23 ottobre con una manifestazione studentesca sostenuta dal Circolo Petofi (Poeta eroe della rivoluzione del 1848); gli studenti rivendicavano diritti condivisibili, le voci si diffusero
rapidamente e davanti al Parlamento si ritrovarono in circa 200.000: le proteste contro il Regime
salirono di tono, e i manifestanti rivendicarono libertà per l'Ungheria e l'uscita dell'Armata Rossa che
occupava il Paese dalla fine della 2^ guerra mondiale.
La polizia aprì il fuoco sui dimostranti provocando i primi morti.
Fu l'insurrezione armata: la mia memoria focalizza i primi giorni dell'insurrezione in cui sembrò che
i rivoltosi(ai quali si erano uniti alcuni reparti dell'esercito ungherese), avessero la meglio, e infatti le forze Sovietiche mostravano di volere lasciare il Paese, ma si trattò di un inganno.
Nei pochi giorni di libertà erano stati liberati prigionieri politici e il Card.Midzenty, ripristinata la
libertà di stampa e il pluripartitismo.
Gli ungheresi festeggiavano quando, alle prime luci del 4 Novembre, i cittadini di Budapest furono
svegliati dai cingoli dei carri armati che invadevano la città e il Paese.
I sovietici impiegarono 200.000 uomini e 4000 carri armati (si disse fosse un corpo d'invasione più
potente di quello che i nazisti avevano impiegato nella "Operazione Barbarossa").
La resistenza degli ungheresi fu semplicemente eroica e commovente: noi ragazzi eravamo attenti
alle cronache radio che informavano in "tempo reale", e si trattava per lo più di radio "libere"private
o di Radio Europa libera che trasmetteva da Monaco di Baviera.
Rimasero nella memoria nomi che non potevano non affascinare sopratutto i giovani, per l'esempio
che davano di coraggio e coerenza: mi riferisco a Imre Nagy, che era già stato vittima di purghe staliniste, a Pal Maleter (Colonnello dell'esercito eroe della resistenza ai nazisti) e ad altri 1200, più oscuri protagonisti della insurrezione.
Morirono 2500 ungheresi e 750 russi, altri 1200 ungheresi furono condannati e giustiziati negli anni
successivi, e 250.000 fuggirono all'estero.
Imre Nagy e Pal Maleter furono catturati con l'inganno all'uscita dell'Ambasciata Jugoslava nella quale avevano trovato ospitalità e rifugio: non era stato rispettato il salvacondotto di Kadar.
Si trattò infine di un esito quasi scontato (con il senno di poi): l'Ungheria "doveva" appartenere al
campo comunista, e i Paesi occidentali non potevano intervenire nonostante gli accorati appelli e
invocazioni d'aiuto provenienti dagli insorti che soccombevano nell'impari lotta.

                                                                P.S.
A volte, la storia fa giustizia (spesso troppo tardi) delle falsità e nefandezze degli uomini:
*Sconfitta la Rivoluzione, il governo filo-sovietico di Kadar procedette alla restaurazione con
processi e condanne a morte.
Nel maggio '58 Imre Nagy e Pal Maleter e il giornalista Miklos Gymes furono condannati a morte: Palmiro Togliatti, il quale aveva approvato l'invasione dell'Ungheria, si espresse per la loro condanna, ma chiese che l'esecuzione fosse posticipata nel timore che l'evento pesasse negativamente nelle elezioni politiche italiane di Giugno.
Il 16 giugno i condannati furono impiccati.
Alla caduta dei regimi comunisti dell'Europa orientale negli anni 89/90, Nagy, Maleter e Gymes furono riabilitati al pari di quanti avevano partecipato alla Rivoluzione.
Venne riesumato il corpo di Nagy(il cui luogo di sepoltura era ignoto), e trasferito nel Cimitero di
Budapest.
Dopo Perestroica e Glasnost di Gorbaciov, il presidente Yeltsin si recò in Ungheria e davanti al
Parlamento ammise che l'URSS aveva sbagliato a invadere il Paese.
*Lo scoppio della rivoluzione ungherese e l'intervento russo provocarono una grande diaspora fra gli
intellettuali comunisti italiani ed europei, e anche il futuro Presidente Napolitano(il migliorista!) che aveva approvato l'invasione, in qualità di Presidente ammise di avere sbagliato.
A.Ferrin
modena, 1/11/2018

martedì 23 ottobre 2018

GIARDINO D'AUTUNNO



Tre alberi
fra siepi di bosso
foglie di ruggine
nel rorido prato,
l'anziano
infagottato
sulla panchina
una mamma
vigila il bimbo
sull'altalena
che geme
il cucciolo
solleva la zampa
sul tronco rugoso
tutt'intorno
eco lontana
di brusio diffuso.

A.Ferrin
modena, 23/10/2018

domenica 21 ottobre 2018

VIVERE NELL'OMBRA




Nietzsche scrive che "l'amore è una lotta mortale fra i sessi", e questo film, The Wife in inglese, declina questo assunto per l'ennesima volta, in questo caso grazie a due grandi attori quali sono
Glenn Close e Jonathan Pryce.
Certo fra le persone civili la lotta è incruenta, dissimulata dalle buone maniere e dall'opportunismo,
ma produce danni che possono emergere in superficie eruttando come vulcani o, come accade il più delle volte, fare "morire dentro": terreno di coltura di psicologia e psicanalisi con le loro mille teorie.
La letteratura sulla vita di coppia è sterminata, infarcita di luoghi comuni che ormai non si discutono:
"dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna", " uno dei due(la donna) deve sacrificarsi", la
donna è "l'angelo del focolare", "uomo dovrai vivere con il sudore della tua fronte" e tu donna "partorirai nel dolore".
D'altra parte, non sono le religioni, ma la stessa esperienza umana con biologia e l'evoluzionismo
a dettare e condizionare la nostra vita, mentre noi ci illudiamo di essere liberi.
Inoltre, a complicarci l'esistenza, intervengono la cultura, le sovrastrutture culturali e le ideologie, e il tutto fa sì che non si accettino i ruoli che prima erano nell'ordine naturale delle cose, e quindi le lotte
intestine tra uomini, tra donne, tra gli uni e le altre, una deriva originata dalla competizione,
dall'istinto di sopravvivenza.
Tornando a bomba, la coppia è colta nell'attimo in cui il marito (scrittore) è insignito del premio NOBEL, e nel viaggio verso Stoccolma dove gli è conferito, tra i due emerge (sopratutto nella donna) tutto il non detto nei 40 anni di unione: le frustrazioni della donna che ha sacrificato tutta se stessa
dedicandosi al marito per sostenerne le ambizioni.       
Ora è depressa e svuotata di energie, mentre il marito sembra non riconoscerne i meriti; la donna resta silenziosa in disparte, il marito, felice del successo, accentra tutte le attenzioni, e non gratifica
adeguatamente nemmeno il figlio che, a sua volta, ha intrapreso la stessa attività del padre.
Insomma tutti temi sensibili propri dei rapporti umani, della fatica di convivere nella comunità, e quindi la necessità di dipanare il groviglio di sentimenti, esigenze e urgenze.
Il marito infine muore di crisi cardiaca a Stoccolma, e la donna, coerente fino in fondo, diffida un
giornalista che vorrebbe scrivere una biografia dell'uomo non proprio ortodossa, ma forse più vera, e
lei mostra con dignità la maschera della vedovanza, con la "faccia appesa" di Madonna Addolorata.
A.Ferrin
modena,21/10/2018

giovedì 18 ottobre 2018

CASTAGNE



Non d'autunno
l'aria di primavera
nell'ottobre incipiente:
senza caligine
il sole indugia
tra fronde screziate,
nell'aria ferma
il tonfo sordo
di ricci nell'erba                                             
a mostrare
frutti maturi
da bucce irsute

A.Ferrin
modena, 18/10/2018

mercoledì 10 ottobre 2018

ZEN

                                                                     ZEN



Il monaco Eichu, in procinto di ritirarsi sulla montagna, confessa:

"Ho chiuso con le solite cose!
Che senso ha la cavezza, la briglia, per
chi si è scosso di dosso ogni artificio?"

E' una poesia zen molto bella: con poche parole svela un'anima ma noi, umanità del terzo millennio, su quale montagna possiamo salire per isolarci dal mondo?
Abbiamo antropizzato la terra in modo intensivo, non è certo quella del '400 in cui viveva quel monaco.
Non è facile esplorare nuovi sentieri, inoltrarsi in valli silenziose per raggiungere cime solitarie, o trovare quiete su pendii erbosi, cullati dal mormorio nell'aria di primavera.
A. Ferrin
modena, 10/10/2018


martedì 2 ottobre 2018

MOLESTIE SESSUALI



Che dire, non si scrive e parla che di "molestie sessuali", tema infido come sabbie mobili, da cui
sarebbe meglio starsene lontani, un tema suscettibile di indurre a malintesi ed equivoci che possono
provocare inimicizie e condanne morali inappellabili.
Di questi tempi è d'obbligo uniformarsi al "politicamente corretto", almeno nel dibattito pubblico:
per "politicamente corretto" si intende che le donne sono, in ogni caso, vittime, e gli uomini, in quanto tali, "bruti e comunque colpevoli".
C'è un'atmosfera soffocante di conformismo, di caccia alle streghe, atmosfera in cui le donne sono
assimilate (oggettivamente) a esseri non senzienti, fantocci senz'anima né volontà in balia dell'uomo, l'energumeno.
Il tema dibattuto in televisione e sui giornali vede sempre protagonisti sedicenti esperti (donne e uomini) che polemizzano, si accaniscono e accavallano le voci col risultato che l'ascoltatore assiste    a una babele: spiccano sempre vecchie e nuove femministe, alcune residuati del vecchio movimento,
che però perseverano in un dogmatismo degno di miglior causa.
Ma è singolare il fatto che mai si affronta il tema dell'educazione sessuale che dovrebbe essere, è mia opinione, impartita già nelle prime classi delle Primarie, ma questa è una scelta didattica di
matrice cattolica, che relega nel tabu, nell'ipocrisia del "non detto" il sesso e la sessualità.
Mi riferisco alla morale cattolica che quasi mai accenna alla sessualità, termine interdetto, che invece è relegato e consumato nelle comunità chiuse, nelle sagrestie e confessionali.
Pertanto, invece di gridare allo scandalo a cose fatte, sarebbe più producente informare ed educare
uomini e donne circa la fisiologia e fisiopatologia della sfera sessuale connesse agli aspetti sociali  delle relazioni umane.
Ricordo un film (credo Ceko o Polacco) in cui il corteggiamento e l'accoppiamento tra i cervi è descritto con una delicatezza che emoziona: il cervo si avvicina gradatamente alla femmina che bruca apparentemente incurante del maschio che, quasi timoroso, le è vicino, solleva una zampa anteriore con cui sfiora una delle zampe posteriori della femmina, la cerva non reagisce e il maschio ripete
questo rito finché lei sembra accettare le sue attenzioni, e infine natura e necessità biologiche conducono all'unione che permette la procreazione.
A me risulta che ancora oggi, come sempre, alla base dei rapporti sessuali fra adulti vi siano il corteggiamento e la seduzione, ma alcuni uomini, in condizioni di totale ignoranza o inadeguatezza a  padroneggiare gli istinti, cedono e agiscono le loro pulsioni con violenza, ed è ben noto che le donne sono, per costituzione fisica, destinate a soccombere (absit iniuria verbis!).
Piuttosto, per provocare una piccola riflessione, e senza volere generalizzare, direi che spesso siano le donne a "molestare" i maschietti con l'ostentazione di una prorompente, e direi quasi arrogante, arte dell'ammiccamento femminile, per cui le donne dovrebbero essere consapevoli del fatto che mentre  rivendicano a muso duro l'assoluto "diritto alla libertà di costume e ovviamente sessuale", gli uomini possono essere preda di vere tempeste ormonali.
Infine, è un affermazione quasi banale, la libertà individuale assoluta non è consentita a nessuno, siano essi uomini o donne.
Il sesso ha avuto, e ha la funzione di assicurare la sopravvivenza delle specie, e quindi anche di noi umani; sappiamo peraltro che solamente noi, rispetto agli altri esseri viventi, possediamo capacità tali  che ci consentono di utilizzare l'istinto sessuale non solo a fini riproduttivi: ne abbiamo fatto
anche un piacere ineffabile, fine a se stesso, un bene di consumo tangibile e intangibile, un bene al  quale sono interessati uomini e donne.
La società moderna non si può definire per ciò oscurantista: godiamo di molte libertà che i nostri nonni sognavano, ma forse siamo ebbri di libertà, sazi e stanchi di consumare tutto, "hic et nunc", scelta che tarpa le ali della fantasia, ci priva dei sogni, in una vita ormai senza misteri e veri oggetti di desiderio.
A.Ferrin
modena, 03/10/2018