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libreria di zurau

domenica 14 giugno 2020

FOLLIA E SAGGEZZA



Cos'è follia, cos'è saggezza? Noi viviamo grazie a convenzioni in un sistema di segni e simboli che
ci permettono di vivere (o sopravvivere) in perenne competizione con la vita stessa.
Abbiamo edificato strutture e sovrastrutture fatte di follia e saggezza, qualità che prescindono dalla
nostra volontà, anche se noi siamo convinti del contrario.
La natura ci ha fornito un corredo biologico che determina la nostra vita: noi possiamo arrabattarci
e agitarci in un ordine apparente, ma non produciamo miele come le api, le nostre creazioni sono effimere, e infine non possiamo cambiare il nostro destino.
Forse, un' intelligenza lontana ci osserva: possiamo farneticare e perderci nei nostri deliri di onnipotenza, ma ne siamo inconsapevoli perché prigionieri nell'angusto orizzonte della nostra mente.
Ritengo che follia e saggezza, siano qualità strettamente legate, non vi può essere l'una senza l'altra: convivono nell'uomo perché egli gode di quel barlume di luce che può condurlo alla libertà o
alla rovina.
La follia può farci approdare alla saggezza quale condizione di quiete nella quale noi accettiamo la
nostra umanità con i suoi limiti, ovvero accettiamo il posto che la natura ci ha assegnato, e così abbandonare illusioni e ribellismo.
A.Ferrin
modena, 15/6/2020

  

lunedì 8 giugno 2020

IPPOCRATE, CHI?

Prendo carta e penna per esprimere un'opinione circa lo stato della nostra Sanità in questi ultimi mesi.
"A scanso di equivoci, concordo con quanti hanno espresso e continuano ad esprimere apprezzamento e riconoscimento per l'opera preziosa che la sanità italiana, nel suo complesso, ha svolto in questi ultimi mesi. 
Tuttavia credo sia ingiusto generalizzare: nella sanità pubblica, una parte di essa ha mostrato spirito di abnegazione e professionalità fino al sacrificio della propria vita, ma vi è stato anche chi ha preso le distanze nei momenti cruciali in cui gli assistiti sono stati lasciati a se stessi, preda di ansia e timore, e certo più bisognosi di assistenza e professionalità da parte dei medici di base. 
Aggiungo che pensionati e meno abbienti hanno sofferto, e soffrono tutt'ora, per tale situazione, mentre i più abbienti hanno potuto ricorrere alla sanità privata. 
Penso che i responsabili della Sanità pubblica, dal loro punto di osservazione, abbiano potuto più del singolo Cittadino notare le disfunzioni e le manchevolezze emerse. 
D'altra parte è sufficiente avere contattato ambulatori, “centri di prenotazione” e URP per verificare la veridicità di quanto scrivo. 
A questo proposito, perché non confrontarsi con i Cittadini su questi temi? L'iniziativa sarebbe utile a tutti per approfondire la cultura sanitaria, parlare delle criticità, delle necessità e delle carenze inevitabili in strutture sociali così complesse."

Quanto sopra ho scritto alla Dirigenza della Sanità modenese che, a sua volta, ha risposto mostrando attenzione e sensibilità per il tema sollevato.
Ora desidero sviluppare il tema, elencando solo alcune delle circostanze vissute nella vita di ogni giorno:

*URP
E' uno strumento importante creato con le migliori intenzioni a beneficio del Cittadino in cerca di soluzioni concrete per i suoi problemi di salute.
Le operatrici sono accoglienti e solidali con gli Assicurati che necessitano di "ascolto" ma, senza volerne sminuire l'importanza, nella maggioranza dei casi il loro ruolo è assimilabile a un confessionale laico che, al pari di quello religioso, può consolare ma non fare miracoli, e perciò l'esperienza è
frustrante per tutti. 

*Medicina di base
Chi, nei fatti, ha tenuto i pazienti lontani dagli ambulatori, lo ha fatto con la fattiva collaborazione di Segretarie, Segreterie, e i marchingegni elettronici, con i pazienti di ogni età in attesa, a volte sui marciapiedi, per ricevere una ricetta.
Chi con cartelli affissi all'ingresso avvisava che non sarebbe stata misurata la pressione.
Chi ancora dirottava il paziente al Pronto Soccorso dove, dopo un'attesa di 4 ore, gli si comunicava 
che l'esame richiesto non era disponibile e quindi era dirottato in altro ospedale.
La paziente oncologica che da Modena si recava a Sassuolo per controlli già programmati, ma scopriva che l'esame era stato annullato.

*Centri Prenotazione: 
Contatto logorante e improduttivo, tanto che l'assicurato vi rinuncia perché la patologia di cui              soffre gli appare più sopportabile e potenzialmente meno letale della ripetitività di un messaggio          prolisso e registrato.
Poi si toccano limiti di "crudeltà" quando, promesso l'agognato contatto umano dopo 5, quindi 4 minuti,
la stessa voce afferma che il traffico è congestionato e che pertanto è meglio chiamare più tardi.
O in alternativa scegliere di essere richiamati entro le "24 ore lavorative" (quindi 2 giorni).

*Infine, quanti anziani o Cittadini in genere sono in grado di utilizzare il telefono e gli strumenti              informatici per potere accedere a informazioni e servizi che li riguardano? 
  E dunque quanti di essi in realtà riescono ad accedervi per tutelare la propria salute ?

*Ippocrate chi?
  E' l'interrogativo che un operatore della sanità ha indirizzato all'interlocutore che accennava
  al "giuramento di Ippocrate".
  Non ho capito se si trattasse di irrisione o cinismo. 

A. Ferrin 
modena, 8/6/2020

sabato 6 giugno 2020

TOM E VIV



Vivienne Haig Wood, la prima moglie dello scrittore T.S.Eliot, è morta in manicomio, dove era stata rinchiusa con il consenso del marito.
E' morta in solitudine nel '47 senza rivedere il marito: è la storia triste di una donna afflitta da gravi problemi di salute che quasi certamente ne condizionarono l'equilibrio mentale.
Ho visto il film che racconta la storia del loro matrimonio infelice, ma non saprei dire quanto il film rispetti la verità storica.
Lei era senz'altro dotata di spiccata intelligenza unita a uno spirito libero e anticonformista ma, a volte,  il carattere brillante ed estroverso trascendeva in comportamenti bizzarri che nella società inglese del tempo non erano ben accetti.
In questo rapporto tormentato ho visto però i pregiudizi sociali che penalizzavano la donna: Eliot era già poeta e scrittore affermato e la moglie Vivienne era troppo imprevedibile e incontrollabile.
Lei, peraltro, scontava il fatto di essere donna, e nell'otto e primo novecento dominavano le teorie della psicologia e psicoanalisi freudiane, in particolare della cosiddetta "isteria" femminile che spesso isolava la donna relegandola in manicomio.
Quindi accadeva che ci si potesse "liberare" di una donna con una diagnosi utile a farla rinchiudere, con la forza, in manicomio: non si dice esplicitamente che Eliot abbia utilizzato questo strumento, ma sta di fatto che Vivienne visse 12 anni in manicomio fino alla morte, senza rivedere Eliot che peraltro non voleva essere rintracciato.
A.Ferrin
modena, 7/6/2020 




mercoledì 20 maggio 2020

L'ARTE DOPO IL CORONAVIRUS


Per il momento siamo liberi di uscire "a rivedere le stelle": l'allegria è contenuta e speriamo di non
ritornare in clausura.
Durante la reclusione, in attesa della libera uscita, ho desiderato fare alcune brevi escursioni a
Bologna, Parma e Ferrara.
A Bologna presso Palazzo Fava per ammirare il polittico GRIFFONI, capolavoro del Rinascimento
Ferrarese dipinto da Francesco del Cossa ed Ercole de Roberti, già in possesso del Cardinale Pompeo
Aldrovandi che lo smembrò mettendolo sul mercato.
Quindi Parma dove rivedere il Duomo con il Battistero e la "Pilotta" restaurata e riorganizzata.
Infine Ferrara con il Castello Estense e l'esposizione della Fondazione Sgarbi.
A.Ferrin
19/5/2020.

martedì 19 maggio 2020

SENECA



Rileggo "Lettere a Lucilio" di Seneca: è una vecchia traduzione con testo latino a fronte, omaggio
della UTET .
Leggere Seneca è emozionante perché sembra un nostro contemporaneo: ci parla un filosofo della Classicità imbevuto di cultura umanistica, che conosce le scienze umane che noi riteniamo frutto
del nostro ingegno.
D'altra parte, questo si avverte in tutta la letteratura greco-latina dell'antichità: da quella viene la
cultura occidentale, da essa hanno attinto e attingono ancora oggi (e da oltre duemila anni) i nostri
"maestri del pensiero".
Con una differenza: i Pensatori del passato, compresi gli eretici che contestavano lo scibile del tempo,    si esprimevano a rischio e pericolo della propria vita, gli intellettuali moderni sono organici al Potere costituito, o smaniano per salire sul carro dei vincitori.
A.Ferrin
modena, 19/5/2020

TUTTO ANDRA' MEGLIO!? SAREMO MIGLIORI?


Ci siamo cullati fra fantasie e aspettative di palingenesi migliorative della nostra umanità: saremmo stati più buoni perché la vicinanza di morte diffusa e incombente, e l'esemplare
abnegazione di molti ci avrebbe mostrato il valore della vita e resi migliori.
Ma dopo l'iniziale ostentazione dei buoni sentimenti (più proclamati che praticati), uomini 
e donne hanno ripreso "padronanza" della propria esistenza.
In un certo senso si torna alla normalità della lotta per l'esistenza: dobbiamo sopravvivere 
a ogni costo, passando anche sul cadavere non di un nemico immaginario, ma del prossimo.
Ci sono medici di base che per paura o calcolo scoraggiano le visite ai pazienti e rifiutano loro la
misurazione della pressione, con buona pace di Ippocrate e del suo giuramento; altri rendono
"difficile" l'accesso agli ambulatori, altri ancora, quando si fanno vedere, sono travisati da scafandri che non si vedono neanche negli ospedali.
Insomma abbiamo osannato medici e infermieri, facendo di ogni erba un fascio, ma è meglio non generalizzare: vi sono medici e infermieri che hanno fatto, e fanno, onore alla loro professione, altri invece si sono nascosti tra le quinte. 
D'altra parte, il Covid19 è diventato una grande quinta di Teatro dietro cui si nascondono miserabili speculatori e profittatori delle tragedie umane; ci sono quelli che non adempiono al dovere fiscale verso lo Stato, ma ora pretendono i benefici previsti per chi ha subito il danno economico causato dal Coronavirus, col risultato che non si parla più di evasori ed evasione fiscale.
A.Ferrin
modena, 18/5/2020

mercoledì 6 maggio 2020

SCORDARE


Scordiamo
i nostri morti
per non pensare
il mio il tuo
il nostro tramonto.
Siamo poca cosa
meno ancora saremo
Pulviscolo fra stelle
remota memoria
di me di te di tutti
aggrappati all'ingenua
illusione d'eternità.

A.Ferrin
modena, 6/5/2020