SCRIBERE
libreria di zurau
giovedì 4 luglio 2019
DENATALITA' & DECLINO?
Ogni anno l'ISTAT ci comunica che la popolazione in Italia decresce, causa una natalità insufficiente
a compensare i morti: siamo 55 milioni, e raggiungiamo i 60 solo grazie agli immigrati.
Questo andamento demografico sembra irreversibile perché dovuto a diverse cause: culturali, sociali, economiche.
Evidentemente i figli non sono "benedetti" come una volta: mia madre ha avuto nove gravidanze, 7
i nati vivi, tutti partoriti in casa: non li ha fatti per compiacere il Regime, ma perché la tradizione e
il costume del tempo richiedevano ancora matrimonio indissolubile con il precetto di fare figli.
Adesso donne e uomini sono meno motivati, non si uniscono "usque ad mortem", la morale pubblica e privata ( anche religiosa) è più elastica e possibilista, hanno "conquistato" nuovi diritti, almeno così crediamo, mentre in realtà sono l'economia e la finanza che agiscono in profondità, ci modificano e
condizionano sempre più.
E' un meccanismo perverso, quasi beffardo, che contraddice le certezze di un tempo e ci prospetta
scenari futuri imprevisti: prima alta natalità, denutrizione diffusa ed elevata mortalità infantile, ora grande sviluppo, produttività e denatalità crescente, con il risultato che per mantenere attivo il
sistema produttivo è necessario ricorrere all'immigrazione da Paesi meno sviluppati, ma ancora nel
pieno della capacità riproduttiva.
Ma tutto ciò è inevitabile: l'umanità è sempre stata in movimento e oggi, grazie ai mezzi disponibili,
lo è ancora di più; nel nostro futuro c'è il meticciato fisico e culturale: il concetto di etnia e di etnico
avranno sempre meno significato e valore.
Spero, voglio sperare, che la mescolanza di generi e culture migliori la natura umana, e che non dia
origine invece a un guazzabuglio caotico, in cui esplodano aggressività e violenza generalizzata con
conseguente implosione di ogni sistema e annichilimento dell'umanità.
Eccessivo pessimismo? Lo spero ma, in ogni caso: "Estote Parati"
A.Ferrin
modena, 4/7/2019
martedì 2 luglio 2019
APOLLO 11
21 Luglio 1969
Sono a Ferrara immerso nella canicola di Luglio inoltrato, Maurizio ha compiuto un anno, e non
ricordo (sono trascorsi 50 anni) se sia al mare di Pomposa con Renata e mia sorella Anna, o se, con Renata, si trovi già presso i nonni a Domodossola; Renata, per inciso, è in attesa di Annabella, che nascerà a dicembre.
Io sono occupato nel mio nuovo lavoro, la vendita di spazi pubblicitari per la Etas/Compass di Milano, e attendo con ansia la fine del mese per raggiungerli
Questi ultimi due anni sono stati cruciali per la nostra vita, anni che hanno rivoluzionato le nostre
esistenze: prima il nostro incontro a Torino, dove ci siamo amati e sposati a dicembre, nel giugno è nato Maurizio a Premosello, quindi dalla Valdossola ci siamo trasferiti a Ferrara nella casa paterna, in attesa di una nostra sistemazione autonoma; quasi subito abbiamo trovato un'appartamentino arredato
in via Mentana, nella Ferrara Rinascimentale, e nella primavera inoltrata ci siamo trasferiti in via Cattaneo, nei nuovi quartieri di via Bologna.
Inutile dire che io e Renata siamo stati in balia di eventi che ci coglievano impreparati ma, a fronte di nuove responsabilità, ricordo l'emozione per la mia futura paternità che accettavo dopo un iniziale, comprensibile turbamento, mentre lei era molto più sicura di me.
Ma "torniamo a bomba".
E' lunedì 21; dopo pranzo, al volante della 500, esco dalla città diretto a Poggio Renatico e San Martino dove farò visita a piccoli imprenditori.
Fuori città c'è subito la campagna con campi di stoppie, ma sopratutto coperta da frutteti di mele, pesche, e campi di cocomeri, l'afa è insopportabile, e posso attenuarne l'effetto abbassando il finestrino, ma penso alla luna.
Dopo 4 giorni di viaggio, la capsula Apollo11 è entrata nell'orbita lunare, e ha rilasciato il modulo che è disceso sulla Luna! L'allunaggio è avvenuto ieri 20 Luglio ma, per effetto del diverso fuso
orario, per noi in Europa era il 21, oggi lo possiamo seguire in differita in Italia, e forse in tutta Europa .
E' stupefacente, forse non si riesce a percepire compiutamente la grandezza dell'evento, e ci vorrà del tempo per metabolizzarlo.
Nel pomeriggio, la TV trasmetterà la registrazione dell'allunaggio, la discesa di Armstrong e Aldrin
sul suolo lunare; il LEM si è posato alle 04/30 di questa mattina mentre ero a letto.
Non voglio perdermi lo spettacolo, e cerco un bar di paese aperto, dove alcuni clienti sono già davanti
al teleschermo b/n: è tutto affascinante, e l'emozione indescrivibile.
La telecronaca è concitata, con il telecronista Tito Stagno dall'Italia, e Ruggero Orlando da Cape Canaveral, che quasi gareggiano per volere essere i primi a comunicare il momento in cui il modulo il LEM toccherà il suolo lunare: Tito Stagno urla eccitato, ha toccato, ha toccato! Ruggero Orlando, più controllato lo gela: no, ecco ora ha toccato!La faccia di Stagno è tutta stupore e smarrimento: aveva
prevalso l'esperienza di lungo corso di Ruggero che, per di più "giocava in casa".
A.Ferrin
modena,2/7/2019
sabato 29 giugno 2019
ECCE ROBOT
In ambito dello "Spoleto Festival 2 Mondi", ECCE ROBOT affronta uno dei molti temi circa
lo sviluppo della tecnologia Digitale e dell'informatica, con attenzione particolare alla nascita di Internet, al suo sviluppo portentoso e alle relative applicazioni che hanno prodotto una grande rivoluzione culturale, quasi una mutazione genetica dell'essere uomo.
In proposito c'è chi afferma, e a ragione, che Internet renda i suoi utenti più immaturi, e non mancano le dimostrazioni in tal senso che tutti noi abbiamo avuto e abbiamo per esperienza diretta: qui faccio
riferimento ai "social" più in voga del momento, Facebook-Instagram-Twitter.
Questi sono potenti mezzi di diffusione delle notizie, vere o presunte tali, nessuno controlla chi e cosa, possiamo essere latori e destinatari di notizie pseudoscientifiche, false o semplicemente fuorvianti, e le vittime sono i più sprovveduti, quelli privi degli strumenti elementari di analisi e critica.
Bella la comunicazione! Ci crediamo onnipotenti perché possiamo generare idee che nascono e muoiono in pochi attimi, ma intanto i grandi Gestori di queste piattaforme acquisiscono l'essenza della nostra esistenza, manipolano e condizionano le nostre scelte di vita: e tuttavia, noi ci illudiamo di essere liberi!
Anzi crediamo di essere più liberi quando, e quanto più regrediamo ai livelli primitivi della natura umana.
Se non riusciremo a controllare e mantenere la padronanza di questi nuovi mezzi invasivi, veri strumenti di condizionamento delle masse e dei sistemi politici, saremo sempre di più in loro balia.
A.Ferrin
modena, 29/6/2019
lo sviluppo della tecnologia Digitale e dell'informatica, con attenzione particolare alla nascita di Internet, al suo sviluppo portentoso e alle relative applicazioni che hanno prodotto una grande rivoluzione culturale, quasi una mutazione genetica dell'essere uomo.
In proposito c'è chi afferma, e a ragione, che Internet renda i suoi utenti più immaturi, e non mancano le dimostrazioni in tal senso che tutti noi abbiamo avuto e abbiamo per esperienza diretta: qui faccio
riferimento ai "social" più in voga del momento, Facebook-Instagram-Twitter.
Questi sono potenti mezzi di diffusione delle notizie, vere o presunte tali, nessuno controlla chi e cosa, possiamo essere latori e destinatari di notizie pseudoscientifiche, false o semplicemente fuorvianti, e le vittime sono i più sprovveduti, quelli privi degli strumenti elementari di analisi e critica.
Bella la comunicazione! Ci crediamo onnipotenti perché possiamo generare idee che nascono e muoiono in pochi attimi, ma intanto i grandi Gestori di queste piattaforme acquisiscono l'essenza della nostra esistenza, manipolano e condizionano le nostre scelte di vita: e tuttavia, noi ci illudiamo di essere liberi!
Anzi crediamo di essere più liberi quando, e quanto più regrediamo ai livelli primitivi della natura umana.
Se non riusciremo a controllare e mantenere la padronanza di questi nuovi mezzi invasivi, veri strumenti di condizionamento delle masse e dei sistemi politici, saremo sempre di più in loro balia.
A.Ferrin
modena, 29/6/2019
venerdì 28 giugno 2019
RIO GRANDE
Il fiume che divide il Messico dagli U.S.A. è teatro dell'ennesimo scandalo della morte ostentata.
Il padre Alberto è riverso a faccia in giù sulla riva del fiume, e la figlia Valeria, di due anni, giace
bocconi accanto al padre del quale cinge ancora il collo
Alberto ha cercato di varcare il confine con la bambina, così minuta che il padre ne ha stretto il corpicino al petto avvolgendola nella propria maglia, ma non sono riusciti a guadare il fiume.
La costernazione è generale, indotta anche dai media necrofili che sguazzano in queste notizie.
Mio malgrado, ho guardato la fotografia, che mi ha rimandato all'immagine del piccolo Ivan, il bambino in fuga con i genitori dal suo Paese in guerra, naufragati al largo della costa turca, dove
il corpo del piccolo fu rinvenuto "spiaggiato".
E' per me straziante la circostanza che Valeria e Ivan avessero la stessa età, indossassero ancora le
scarpe, e indossassero pantaloncini rossi lei, e maglietta rossa lui, ma nello stesso tempo queste immagini hanno evocato quella della bambina "dal cappottino rosso" che marcia nella colonna di ebrei diretti ai Konzentrationlager nazisti: il film "SchindlerList" è in bianco/nero, e vi spicca appunto
il solo cappottino rosso che scompare in lontananza.
Forse sono preda di una sensibilità eccessiva, se non patologica, e non so se invidiare l'apparente
fatalismo o noncuranza con cui questi fatti di cronaca sono vissuti dai più.
"Panta Rhei".Tutto scorre? Dobbiamo essere "Saggi" al punto di distogliere lo sguardo dalla realtà?
Infatti la vita continua e, giorno dopo giorno, mostra le miserie umane, le nostre, quelle dei potenti ma anche degli ultimi.
A.Ferrin
modena, 28/6/2019
domenica 16 giugno 2019
MAURO
Conosco il suo nome, Francesco, detto Mauro, il nomignolo che si aggiungeva al primo nome, affibbiato dalla famiglia o dagli amici a molti uomini e donne nella cultura contadina.
Sulla vetrina del negozio non c'è l'insegna a indicare la bottega di barbiere, attività che esercitava
da sessanta anni, e che io ho scoperto quando, sono quattro anni, mi sono trasferito in via Giardini.
Nei primi anni '50, questa via conduceva (e conduce ancora) da Modena in Appennino, attraverso un territorio agricolo, punteggiato dalle ville dei signorotti della città che si recavano in campagna nella bella stagione.
La campagna era solcata ancora da piccoli corsi d'acqua che scendevano dal monte, e lambivano il
centro più antico di Modena.
Ma negli stessi anni '50 Modena, come l'Italia tutta del dopoguerra, visse un prodigioso sviluppo
economico industriale e quindi edilizio, urbanizzando la terra delle periferie.
Questa via Giardini, che era una stradina, divenne una fra le grandi arterie di un tessuto urbano moderno e popoloso: scomparvero prati e campi coltivati, ora occupati dall'attività edilizia e opifici industriali.
Mauro, il barbiere, aveva acquistato il negozio in uno dei primi edifici sorti nei pressi dell'area perimetrale prima occupata dalle antiche mura cittadine, a loro volta demolite nell'Ottocento.
Parlava con modestia e ritrosia della sua vita di artigiano, anzi parlava poco, abituato come era all'ascolto del cliente che siede sulla poltrona, e che coglie l'occasione per dare fondo ai suoi pensieri
più riposti; avrebbe potuto andare in pensione da molti anni, ma preferiva sollevare la serranda ogni mattina, attendere pazientemente i rari clienti che erano sopravvissuti al tempo e alle mode.
Accennava raramente alla sua famiglia, ai nipoti, ai pochi svaghi che si concedeva: con gli amici in
trattoria o in battute di caccia; a volte lo vedevo con la sigaretta fra le dita sulla porta del negozio,
osservava il viavai con aria assente.
E' da circa un mese che fra le maglie della serranda è affisso un biglietto che comunica la chiusura
"per malattia"; questa mattina ho notato un nuovo biglietto fissato a un nastro nero in cui si avvisa che la Camera Ardente del Policlinico è aperta per le visite.
Mauro si è allontanato in silenzio, senza disturbare, come i vecchi pellerossa che, in prossimità della
morte, si allontanavano dal campo.
A.Ferrin
modena,16/6/2019
Sulla vetrina del negozio non c'è l'insegna a indicare la bottega di barbiere, attività che esercitava
da sessanta anni, e che io ho scoperto quando, sono quattro anni, mi sono trasferito in via Giardini.
Nei primi anni '50, questa via conduceva (e conduce ancora) da Modena in Appennino, attraverso un territorio agricolo, punteggiato dalle ville dei signorotti della città che si recavano in campagna nella bella stagione.
La campagna era solcata ancora da piccoli corsi d'acqua che scendevano dal monte, e lambivano il
centro più antico di Modena.
Ma negli stessi anni '50 Modena, come l'Italia tutta del dopoguerra, visse un prodigioso sviluppo
economico industriale e quindi edilizio, urbanizzando la terra delle periferie.
Questa via Giardini, che era una stradina, divenne una fra le grandi arterie di un tessuto urbano moderno e popoloso: scomparvero prati e campi coltivati, ora occupati dall'attività edilizia e opifici industriali.
Mauro, il barbiere, aveva acquistato il negozio in uno dei primi edifici sorti nei pressi dell'area perimetrale prima occupata dalle antiche mura cittadine, a loro volta demolite nell'Ottocento.
Parlava con modestia e ritrosia della sua vita di artigiano, anzi parlava poco, abituato come era all'ascolto del cliente che siede sulla poltrona, e che coglie l'occasione per dare fondo ai suoi pensieri
più riposti; avrebbe potuto andare in pensione da molti anni, ma preferiva sollevare la serranda ogni mattina, attendere pazientemente i rari clienti che erano sopravvissuti al tempo e alle mode.
Accennava raramente alla sua famiglia, ai nipoti, ai pochi svaghi che si concedeva: con gli amici in
trattoria o in battute di caccia; a volte lo vedevo con la sigaretta fra le dita sulla porta del negozio,
osservava il viavai con aria assente.
E' da circa un mese che fra le maglie della serranda è affisso un biglietto che comunica la chiusura
"per malattia"; questa mattina ho notato un nuovo biglietto fissato a un nastro nero in cui si avvisa che la Camera Ardente del Policlinico è aperta per le visite.
Mauro si è allontanato in silenzio, senza disturbare, come i vecchi pellerossa che, in prossimità della
morte, si allontanavano dal campo.
A.Ferrin
modena,16/6/2019
giovedì 13 giugno 2019
ACQUA
Scorre fra ortica e giunchiglie a ristorare terra di primavera
effluvio d'erbe reca la brezza da
tralci di glicine rosa e viola
il merlo fruga la robinia ospitale
cetonia di smeraldo vaga di fiore in fiore.
modena, 13/6/2020
lunedì 10 giugno 2019
FUOCO
Mormorio di vita nell'aria di fuoco
anche le tortore cercano frescura
una donna un uomo per mano
come ombre furtive
in silenzio
Il sole feroce sarà fredda luna
serbiamo questo fuoco
per cuori spauriti.
A.Ferrin
modena, 10/6/2019
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