Ho visto il film "Lo Straniero" tratto dal romanzo omonimo di Albert Camus, esponente del movimento Esistenzialista. Il film in B/N ricostruisce Algeri e l'Algeria degli anni '50, la stessa narrata da Gillo Pontecorvo nel suo film "La Battaglia d'Algeri", ovvero l'epilogo della lotta che gli Algerini sostennero contro la Francia per rivendicare l'indipendenza. Lo scenario è costituito dalla stessa Algeria degli anni 40/60, l'Algeria francese, quella dei Pied noir, della dominazione Coloniale, della separazione razziale, della feroce repressione dei ribelli, del militarismo francese, dei Massu, Salan e De Gaulle. Camus era nato in Algeria da genitori francesi, semplici agricoltori, che suppongo non fossero molto felici della Indipendenza algerina che li avrebbe ridotti a "stranieri in Patria". "Lo Straniero" racconta quindi un Paese multietnico, ancora Colonia francese, la segregazione razziale nel pieno di una feroce lotta di liberazione. Camus, insignito del Premio Nobel per la letteratura, farà la spola tra Parigi e Algeri e morirà infine nel 1960, in un tragico incidente stradale. Si racconta che dopo l'incidente gli fu trovato addosso un biglietto ferroviario: era noto infatti che non amava usare la macchina! Sembra un paradosso e un'assurdità, che sono anche l'oggetto della sua narrativa e del suo esistenzialismo. D'altra parte la stessa vicenda narrata nel romanzo è paradossale: il francese che uccide un arabo senza apparente motivo, che mostra indifferenza durante il processo, o alla lettura della condanna, e infine mentre è condotto alla ghigliottina.
Modena, 6/4/2026
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