Prot. 111/2026
Gentilissimo Signor Ferrin,
La ringrazio molto della Sua missiva di cui apprezzo l’intento di dialogo. In questo spirito Le
rispondo.
Mi farebbe molto piacere offrirle un’opinione personale sui temi che Lei solleva, un’opinione che
non potrebbe comunque riflettere un sentire collettivo, né dei quasi 16 milioni di ebrei che vivono
oggi in Israele e nella Diaspora, né tantomeno dei membri della mia piccola comunità, le cui
opinioni su Israele sono diverse, discordanti, non sempre palesate, e certamente non parte delle
nostre preoccupazioni quotidiane di piccola associazione volontaria di cittadini italiani. Sarebbe
semplicemente un’opinione mia, che un altro esponente del mondo ebraico probabilmente non
condividerà in tutto e per tutto.
Tuttavia, per poter rispondere, Le chiedo cortesemente dei chiarimenti riguardo alle premesse della
Sua missiva.
Perché Lei ritiene che gli ebrei debbano pubblicamente esprimersi?
Cosa ritiene Lei dovrebbe accadere se non lo fanno?
Nel nostro paese, dal 1948, la nostra Costituzione garantisce a tutti i cittadini la libertà di fede,
coscienza, pensiero, e opinione, inclusi gli ebrei. Perché dunque Lei ritiene che gli ebrei della
Diaspora dovrebbero collettivamente far pubblica ammenda di un comportamento che non dipende
da loro, quand’anche Lei avesse ragione a caratterizzarlo come fa nel Suo messaggio?
Ritiene Lei forse che questo diritto non debba estendersi a coloro che, ebrei o no, non la pensano
come Lei sulle ragioni e i torti del conflitto israelo-palestinese? Che gli ebrei meritino una
punizione se non si uniscono al coro di voci che denunciano Israele?
Ritiene Lei, inoltre, che gli ebrei della Diaspora siano un tutt’uno, che agisce e pensa riguardo a
Israele in maniera coordinata e collettiva?
O ci riconosce l’umanità che ci appartiene, che consiste nell’aver opinioni diverse, e ci estende i
diritti della democrazia che ci tutela, che consiste nel proteggere tutte le opinioni, anche
(soprattutto) quelle che non godono di largo consenso?
Sarei lieto di entrare nel merito delle questioni che Lei solleva, ovviamente. Ma per farlo avrei
bisogno che Lei volesse cortesemente palesare la Sua posizione sui quesiti che io a mia volta mi
permetto di sottoporle.
La ringrazio molto e, in attesa di un Suo cortese riscontro, sono a porgerLe i miei più cordiali saluti,
il Presidente
Daniele De Paz
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